Pompeo all’ONU: “Frenare l’Iran prima che l’embargo sulle armi scada”

Pubblicato il 21 agosto 2019 alle 10:51 in Iran USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il segretario di Stato americano Mike Pompeo, parlando a una riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, martedì 20 agosto, ha esortato la comunità internazionale a trovare una strategia che impedisca all’Iran di “creare nuovi disordini”, una volta che l’embargo sulle armi verrà revocato, come previsto, nell’ottobre 2020. Nello stesso anno, è altresì prevista la scadenza del divieto di viaggio imposto al comandante delle Quds Force, braccio d’oltremare delle Guardie rivoluzionarie iraniane, Qasem Soleimani.

Durante l’incontro di martedì, che verteva sulle sfide per la pace e la sicurezza del Medio Oriente, Pompeo ha chiesto una maggiore cooperazione nella regione al fine di produrre “nuove idee per risolvere vecchi problemi”, citando ad esempio i conflitti libici e siriani e la frattura tra i diversi Stati del Golfo e il Qatar. Il focus della discussione, tuttavia, è stato l’Iran. Le tensioni tra Teheran e Washington, secondo le parole del segretario di Stato, sono aumentate da quando l’amministrazione del presidente Donald Trump ha deciso di ritirarsi dall’accordo internazionale sul nucleare, per frenare le ambizioni dell’Iran, e ha iniziato ad aumentare le sanzioni sul Paese mediorientale. “Da quando gli Stati Uniti hanno dichiarato l’intenzione di portare a zero tutti gli acquisti di petrolio iraniano ad aprile, l’Ayatollah è andato all-in in una campagna di diplomazia di estorsione”, ha dichiarato Pompeo, accusando Teheran della violazione dei limiti nucleari fissati dall’accordo del 2015, del sequestro di petroliere nello Stretto di Hormuz e del test sul lancio di un missile balistico.

Secondo quanto previsto dall’accordo sul nucleare iraniano, il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), firmato il 14 luglio 2015, l’embargo sulle armi imposto dalle Nazioni Unite e il divieto di viaggio sul comandante Soleimani dovrebbero scadere il prossimo anno. Il JCPOA è un accordo siglato da Iran, Germania e dai 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, ovvero Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, che prevede la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale.

“La comunità internazionale ha ancora molto tempo per vedere quanto ci vorrà prima che l’Iran sia sganciato dal creare nuove turbolenze e può ancora capire cosa deve fare per evitare che ciò accada”, ha chiarito Pompeo in sede ONU martedì 20 agosto. Dal canto suo, l’ambasciatore iraniano delle Nazioni Unite, Majid Takht Ravanchi, ha accusato gli Stati Uniti di provocare insicurezza e instabilità nella regione  con la sua presenza militare e il “flusso sfrenato di armi americane, che lo ha trasformato in una polveriera”. “Anche se non cerchiamo il confronto, non possiamo e non resteremo indifferenti alla violazione della nostra sovranità. Pertanto, al fine di proteggere i nostri confini e i nostri interessi, eserciteremo vigorosamente il nostro diritto intrinseco all’autodifesa”, ha detto al Consiglio di sicurezza.

In una riunione precedente, avvenuta a dicembre, Pompeo aveva già esortato l’organo a impedire che l’Iran lavorasse su missili balistici in grado di trasportare armi nucleari ed effettuasse lanci di prova. In più, il segretario di Stato americano aveva anche avanzato al Consiglio la proposta di stabilire “misure di ispezione e interdizione, nei porti e in alto mare, per contrastare i continui sforzi dell’Iran per aggirare le restrizioni alle armi”.

Tuttavia, secondo gli analisti, il Consiglio non ha intrapreso, ed è improbabile che intraprenda, alcuna azione sull’Iran. Le potenze europee si sono affrettate a salvare l’accordo sul nucleare, mentre i diplomatici affermano che Russia e Cina, che possiedono in seno all’organo poteri di veto insieme a Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, proteggeranno con tutta probabilità l’Iran da qualsiasi azione o intervento.

L’8 maggio 2018, il presidente della Casa Bianca, Donald Trump, aveva deciso di ritirarsi dall’accordo sul nucleare e aveva imposto nuovamente sanzioni contro Teheran. L’Iran ha invitato diverse volte i Paesi europei a controbilanciare le sanzioni poste da Washington. Il 28 luglio, diplomatici e rappresentanti provenienti da Iran, Francia, Regno Unito, Cina, Russia e Unione Europea si sono incontrati a Vienna, nel quadro di un meeting straordinario per discutere dell’accordo sul nucleare iraniano, alla luce delle tensioni delle ultime settimane, riguardanti in particolare il Golfo. Secondo il vice-ministro degli Esteri iraniano, Seyed Abbas Araghchi, si è trattato di un incontro costruttivo, e, sebbene alcune questioni non siano state ancora risolte, ci si è detti disposti a salvare tale patto. 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.