Golfo: Grecia nega assistenza alla Grace 1, intanto l’Australia si unisce alla missione USA 

Pubblicato il 21 agosto 2019 alle 20:06 in Australia Grecia Medio Oriente

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La Grecia si è rifiutata di fornire assistenza alla Grace 1, la petroliera iraniana che di recente è stata sequestrata dalle autorità di Gibilterra per via del sospetto invio di petrolio in Siria.   

Dopo aver lasciato il porto di Gibilterra, domenica 18 agosto, la Grace 1 è ora in navigazione alla volta del porto di Kalamata, in Grecia, momentaneamente indicato come destinazione, senza però specificare se da Kalamata la petroliera vorrà poi raggiungere la Siria. Tuttavia, il ministro degli Esteri di Atene, Militiadis Varvitsiotis, ha dichiarato che il suo Paese non ha “intenzione di agevolare la traversata della petroliera verso la Siria”.

Tale scelta arriva in seguito all’annuncio, rilasciato dal segretario di Stato americano, Mike Pompeo, in merito alle sanzioni che gli Stati Uniti avrebbero imposto a qualsiasi Stato avesse deciso di fornire assistenza alla petroliera iraniana. 

L’intenzione degli Stati Uniti è stata confermata dal ministro degli Esteri greco, il quale ha ammesso di aver subito “pressioni” da parte degli americani affinchè negasse qualsivoglia forma di assistenza all’imbarcazione. Ma in ogni caso, ha reso noto Varvitsiotis, “la petroliera, che sta trasportando 2 milioni di barili di petrolio greggio, è troppo grande per attraccare in qualsiasi porto della Grecia”. Inoltre, ha aggiunto il ministro degli Esteri, qualora la nave dovesse decidere di stazionarsi in acque territoriali greche, allora in tal caso “sarà da vedere cosa potrà accadere”. 

Il 4 luglio, una petroliera iraniana battente bandiera panamense, la Grace 1, è stata bloccata dalle autorità di Gibilterra, sostenute dalla Marina del Regno Unito, in quanto credevano che la nave traportasse petrolio greggio verso la raffineria di Banyas, in Siria, in violazione delle sanzioni imposte alla Siria dall’Unione Europea. Il 19 luglio, in risposta, l’Iran ha sequestrato una petroliera inglese, la Stena Impero, e tutto il suo equipaggio a causa, secondo quanto affermato da Teheran, della mancata aderenza al diritto internazionale marittimo.  

Il 16 agosto, Gibilterra aveva deciso di rilasciare Grace 1, ma gli Stati Uniti hanno emesso un mandato di confisca, in cui veniva denunciata l’effettiva violazione delle sanzioni europee e il legame dell’imbarcazione con il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, designato dagli USA un’organizzazione terroristica. Le autorità di Gibilterra hanno, però, respinto la richiesta di Washington, e la Grace 1 risulta essere partita. 

Al fine di garantire la sicurezza nell’area e soprattutto delle navi che trasportano merci e petrolio nello Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti hanno promosso l’invio di una missione navale nel Golfo, a cui il Regno Unito e Israele hanno detto di volersi unire. Da parte sua, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif ha sottolineato che qualsiasi presenza navale e ingerenza estera nel Golfo rappresenta una “fonte di insicurezza” per l’Iran e che, pertanto, Teheran agirà di conseguenza per preservare la propria stabilità.    

Nel frattempo, mercoledì 21 agosto, il premier dell’Australia, Scott Morrison, ha rivelato che Sydney prenderà parte alla missione americana nel Golfo, dato che “un simile scenario instabile è una minaccia per gli interessi australiani nella regione”. Il premier Morrison ha altresì reso noto che il contributo dell’Australia sarà “limitato in termini di ambito e di tempo”. 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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