Yemen: la coalizione colpisce gli Houthi a Sana’a

Pubblicato il 20 agosto 2019 alle 9:45 in Medio Oriente Yemen

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La coalizione a guida saudita, nella sera di lunedì 19 agosto, ha colpito le postazioni militari dei ribelli sciiti Houthi situate nella capitale yemenita Sana’a.

In tale occasione, i civili sono stati invitati ad allontanarsi dai siti militari della capitale in mano ai ribelli sciiti. La coalizione ha dichiarato di aver colpito “obiettivi legittimi”, in particolare depositi di missili balistici, droni e armi, situati, nello specifico, a Faj-Atan e nell’accampamento di Al-Amad. A detta della coalizione, la propria operazione militare è conforme al diritto internazionale umanitario e alle norme consuetudinarie. “Abbiamo preso tutte le precauzioni per proteggere i civili” è stato altresì dichiarato.

Prima del 19 agosto, le forze della coalizione hanno colpito, con attacchi aerei, i raggruppamenti delle forze Houthi presenti nel governatorato di Sa’adah, nel Nord-Ovest dello Yemen. Secondo quanto riferito dal ministero della Difesa yemenita, le milizie della coalizione hanno sferrato 5 attacchi aerei nella provincia di Kataf, nell’Est di Sa’adah, prendendo di mira i ribelli e distruggendo la propria sala operativa, oltre a causare numerosi morti e feriti tra le file dei combattenti Houthi.  

Anche il 13 agosto scorso, le forze dell’esercito yemenita hanno condotto diversi attacchi consecutivi, sul fronte di Nihm, situato nell’Est della capitale Sana’a. In seguito a tale offensiva, 36 membri delle milizie Houthi sono morti, tra cui 10 comandanti di campo.

Sempre il 19 agosto, le forze dell’esercito yemenita, sostenute dalla coalizione, hanno liberato nuove postazioni, precedentemente nelle mani dei ribelli Houthi, nel governatorato di Hajjah, e, nello specifico, nel distretto di Harad, situato nel Nord-Ovest del Paese. 13 membri Houthi sono morti e altri feriti. Secondo fonti yemenite, i combattimenti nell’area sono ancora in corso ma l’esercito yemenita è stato definito “l’eroe”.

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

Di fronte ad una crescente tensione iniziata da mesi, il 20 luglio scorso, la coalizione ha avviato un’operazione militare volta a colpire postazioni dei ribelli sciiti Houthi nella capitale yemenita. A darne l’annuncio è stata l’emittente televisiva nazionale, la quale ha spiegato che i bersagli comprendono siti di difesa aerea e depositi di missili balistici.

Secondo un report dell’Armed Conflict Location and Events Dataset, di giugno 2019, dal 2015 ad oggi sono state 91.600 le vittime del conflitto, tra cui circa 11.700 civili, causate da più di 39.700 scontri armati. Finora, il 2018 è l’anno che ha registrato il maggior numero di vittime. La coalizione a guida saudita risulta essere la maggiore responsabile, con il 67% del totale delle vittime civili.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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