Venezuela: alleati di Maduro valutano elezioni 

Pubblicato il 20 agosto 2019 alle 17:28 in USA e Canada Venezuela

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Secondo quanto rivelato alla testata Reuters, gli alleati del presidente Maduro stanno valutando se andare ad elezioni presidenziali nei prossimi mesi, al fine di terminare la crisi politica che colpisce il Paese dallo scorso gennaio.  

I colloqui tra Maduro e alcuni vertici dell’opposizione, in rappresentanza del loro leader, Juan Guaido, erano iniziati a maggio, ad Oslo, con la mediazione della Norvegia. Successivamente, a luglio, era stato annunciato che sarebbero proseguiti alle Barbados, dove erano stati previsti incontri settimanali per trovare soluzioni pacifiche alla crisi politica ed economica del Paese.

Secondo quanto riportato da Reuters, nel corso degli incontri alle Barbados, la delegazione degli uomini di Guaido ha proposto di andare ad elezioni entro i prossimi 6 o 9 mesi, a patto però che vengano accettate alcune condizioni, prima tra tutte la modifica dell’organico del Consiglio Elettorale e della Corte Suprema dal momento che entrambe le istituzioni, riporta Reuters, sono intervenute nelle elezioni precedenti a favore di Maduro. 

La possibilità di andare ad elezioni è stata di fatto accolta positivamente dai membri del governo, i quali hanno tuttavia imposto a loro volta alcune condizioni, tra cui la riduzione delle sanzioni da parte degli Stati Uniti e l’approvazione della candidatura di Maduro. Le elezioni, inoltre, dovranno, secondo il Partito Socialista, tenersi tra 12 mesi. 

Gli Stati Uniti, vicini alle forze di opposizione venezuelane, hanno da parte loro espresso il proprio sostegno alla possibilità di andare ad elezioni, ma si sono detti contrari alla candidatura di Maduro. Tale elemento, tuttavia, potrebbe, a detta degli informatori, essere oggetto di discussione. Per tale ragione, alcuni membri dell’opposizione si recheranno a Washington nel corso della settimana corrente per discutere i prossimi passi da intraprendere. 

Nel frattempo, un comandante della marina americana, l’ammiraglio Craig Faller, ha rivelato, martedì 20 agosto, di essere pronto a “fare ciò che deve essere fatto” in Venezuela, facendo riferimento alla possibilità di inviare una missione nel Paese dell’America latina per esercitare pressione sul governo di Maduro. A tale riguardo, Faller ha dichiarato che “l’intenzione del governo americano continua ad essere quella di porre pressione sul governo illegittimo di Maduro affinché venga assicurata la transizione verso un governo legittimo e democratico”. In tale contesto, ha dettagliato l’ammiraglio americano, “l’accento è posto sulla possibilità di garantire l’appropriata assistenza umanitaria a coloro che ne hanno bisogno”.  

Le dichiarazioni del comandante Faller sono state rilasciate in occasione del lancio dell’esercitazione marittima annuale UNITAS, la quale coinvolge 9 Paesi dell’America Latina, il Regno Unito, il Portogallo e il Giappone. Una simile esercitazione, ha spiegato Faller, “invia un messaggio al modo intero in merito a ciò che le democrazie sono in grado di fare se lavorano congiuntamente ad un insieme di minacce complesse”.  

La notizia sugli sviluppi del processo di dialogo sulla crisi in Venezuela giunge in seguito alle dichiarazioni di un funzionario dell’amministrazione Trump, il quale ha parlato in condizioni di anonimità, secondo cui gli Stati Uniti hanno avviato scambi segreti con il leader del partito socialista del Venezuela, Diosdado Cabello, e con alcuni degli alleati di Maduro, i quali hanno chiesto di non subire condanne in caso dovessero decidere di spodestare l’attuale presidente del Venezuela.  Da parte sua, un assistente di Cabello ha negato che l’uomo avesse cercato di tradire Maduro, affermando che il leader dell’Assemblea Costituente avrebbe incontrato gli americani esclusivamente con l’autorizzazione del presidente, nella speranza di ottenere una riduzione delle sanzioni imposte al Venezuela.  

Nel 2015, in Venezuela, l’opposizione aveva vinto la maggioranza dei 2/3 del Congresso, prendendone il controllo per la prima volta in 16 anni. Il governo di Maduro, tuttavia, aveva rifiutato di riconoscerne la legittimità, ignorando tutte le sue decisioni e procedendo alla creazione di un’Assemblea Costituente tramite le elezioni del 2017. Tale Assemblea, presieduta attualmente da Diosdado Cabello, è un organo che di fatto detiene tutti i poteri legislativi, senza controlli sul suo operato, e che è incaricato di riscrivere la Costituzione. Lo scorso 12 agosto, l’Assemblea ha deliberato la creazione di una Commissione per valutare l’apertura anticipata delle elezioni parlamentari, al momento previste per dicembre 2020. Secondo l’opposizione, tale mossa rappresenta il tentativo di Maduro di riprendere il controllo sul Congresso del Paese, attualmente presieduto dal suo rivale, Juan Guaido.  

Lo scorso gennaio, Juan Guaido è stato eletto presidente dell’Assemblea Nazionale, controllata dal partito di opposizione. Il 23 gennaio, l’opposizione venezuelana ha tentato un colpo di stato contro Maduro e Guaido si è autoproclamato presidente ad interim del Paese. Altri tentativi di golpe si sono susseguiti, ma senza successo. Questa azione è stata appoggiata da un totale di 54 Paesi, in primis dagli Stati Uniti. Maduro, che rimane saldamente presidente del Paese, è sostenuto invece da diversi paesi tra cui spiccano Russia, Cuba, Messico, Cina, Turchia, Bielorussia, Indonesia, Bolivia, Iran, Siria e Nicaragua. 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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