USA testano missile da crociera, per la Russia “atto deplorevole”

Pubblicato il 20 agosto 2019 alle 9:55 in Russia USA e Canada

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Lunedì 19 agosto, il Pentagono ha dichiarato di aver testato un missile da crociera convenzionalmente configurato, lanciato da terra, con una gittata di più di 500 chilometri. Si tratta del primo test missilistico effettuato dagli Stati Uniti dopo il ritiro ufficiale dal Trattato sull’eliminazione dei missili a medio e corto raggio (INF), firmato nel 1987 da Ronald Reagan e Michail Gorbacev.

Con una dichiarazione, l’amministrazione Trump ha affermato che il test è avvenuto domenica 18 agosto nell’isola di San Nicolas, in California, e il missile è riuscito nell’obiettivo di colpire il suo bersaglio, posizionato a più di 500 chilometri di distanza (310 miglia). “I dati raccolti e le lezioni apprese da tale test aiuteranno lo sviluppo del Dipartimento della Difesa sulle future capacità a medio raggio”, ha dichiarato il Pentagono. Se gli Stati Uniti non avessero deciso di ritirarsi dal trattato INF e se questo non fosse stato sospeso, il test missilistico effettuato domenica scorsa sarebbe stato vietato.

Funzionari statunitensi avevano dichiarato già diversi mesi fa che avevano in programma di eseguire il test in agosto. Il Pentagono prevede di testare anche un missile balistico a medio raggio nel mese di novembre.

Martedì 20 agosto, la Russia ha affermato, commentando la vicenda, che il test missilistico americano è stato un atto deplorevole e mostra che Washington si stava preparando già da tempo ad abbandonare  il Trattato sull’eliminazione dei missili a medio e corto raggio. Il viceministro degli Esteri russo, Sergei Ryabkov, ha specificato però che la Russia non ingaggerà una corsa agli armamenti e che non ha ancora intenzione di schierare missili, a meno che gli Stati Uniti non la costringano a farlo.

Nella giornata di mercoledì 14 agosto, media locali avevano riferito che due bombardieri russi con capacità nucleari stavano eseguendo un’esercitazione in una regione nell’estremo oriente del Paese, a due passi dall’Alaska, per mostrare le capacità di Mosca di piazzare armi nucleari proprio alle porte degli Stati Uniti. Tale notizia si aggiunge a quella del test missilistico americano ed evidenzia il momento di crescente tensione tra Washington e Mosca in merito al controllo degli armamenti. 

Il Trattato INF, sospeso a inizio mese, prevedeva la distruzione, da parte di entrambi i firmatari, degli arsenali di missili balistici e missili da crociera basati a terra a medio (1000-5500 km) e corto (dai 500 ai 1000 km) raggio, e di non produrne, testarne e svilupparne altri in futuro. In seguito alle accuse di continue violazioni russe del trattato, Washington, che aveva annunciato l’uscita unilaterale dall’accordo a inizio anno, ne ha di fatto provocato la sospensione ufficiale il 2 agosto. Anche il presidente russo Vladimir Putin, da parte sua, ha sempre espresso dubbi sul pieno rispetto del trattato da parte degli Stati Uniti e il 7 agosto ha affermato: “La Russia è costretta a prendere atto con dispiacere che l’uscita unilaterale degli USA dal Trattato sull’eliminazione dei missili a medio e corto raggio con pretesti inverosimili e la distruzione di uno dei documenti fondamentali nel controllo degli armamenti ha complicato seriamente la situazione a livello internazionale […]. La responsabilità di ciò che è accaduto grava esclusivamente sulla parte americana. Invece di una discussione ponderata sulle questioni di sicurezza internazionale, Washington ha semplicemente cancellato molti anni di sforzi per ridurre la probabilità di un conflitto militare su larga scala, compreso l’uso di armi nucleari”.

“A nostro avviso le azioni degli USA, che hanno portato alla liquidazione del Trattato sull’eliminazione dei missili a medio e corto raggio, comprometteranno e svaluteranno l’intera struttura di supporto della sicurezza globale, compreso il Trattato sulle armi strategiche e il Trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari”, aveva altresì dichiarato Putin 5 giorni dopo la sospensione ufficiale del trattato. Il leader russo ha poi incaricato il Ministero della Difesa, il Ministero degli Esteri e i servizi segreti di monitorare attentamente gli ulteriori passi degli Stati Uniti nello sviluppo, nella produzione e nel dispiegamento di missili a corto e medio raggio. Nel caso trovasse conferma l’informazione secondo cui gli Stati Uniti hanno sviluppato armamenti simili, “la Russia sarà costretta ad avviare lo sviluppo su vasta scala di armamenti analoghi”. 

Martedì 13 agosto, il Cremlino ha sottolineato che, nella gara per sviluppare nuove armi nucleari all’avanguardia, Mosca, al momento, sta molto avanti e si trova nettamente in testa rispetto al suo rivale americano.

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Chiara Gentili

di Redazione

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