USA: rilasciare Grace 1 significa sostenere il terrorismo

Pubblicato il 20 agosto 2019 alle 16:13 in Iran USA e Canada

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Il segretario di Stato statunitense, Mike Pompeo, ha dichiarato, martedì 20 agosto, che il rilascio della petroliera iraniana Grace 1 rappresenta un atto deplorevole.

La petroliera iraniana, battente bandiera panamense, era stata bloccata, il 4 luglio scorso, dalla polizia locale e dall’agenzia doganale di Gibilterra, sostenute da un distaccamento della Marina britannica. In una dichiarazione, il governo locale aveva dichiarato di avere motivazioni ragionevoli per credere che la nave stesse trasportando un carico di petrolio greggio verso la raffineria di Banyas, in Siria. L’accusa è quella di aver violato, con il trasferimento di petrolio in Siria, le sanzioni imposte dall’Unione Europea. Dopo il fermo da parte statunitense, Grace 1, è riuscita nuovamente a salpare nelle prime ore del 19 agosto.

Il 20 agosto, un giorno dopo il rilascio, da parte statunitense è giunta una dichiarazione riguardante la propria posizione a riguardo. Oltre a dirsi rammaricato per la decisione presa dal governo britannico dopo settimane di detenzione della nave, Mike Pompeo ha evidenziato che l’imbarcazione trasporta petrolio iraniano, consentendo così la sua vendita. Ciò significa che, attraverso quanto stabilito, si contribuirà a finanziare le forze armate iraniane, che “hanno seminato terrore e distruzione e ucciso americani in tutto il mondo”. Le parole del segretario di Stato sono state rivolte, in particolare, alla Grecia e agli altri porti che sosterranno la petroliera iraniana.

Risale al 16 agosto scorso il mandato di confisca della petroliera iraniana da parte statunitense, in cui veniva denunciata sia l’effettiva violazione delle sanzioni europee sia il legame con il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, designato di recente dagli USA un’organizzazione terroristica. Da parte sua, Gibilterra ha respinto la richiesta di Washington, consentendo a Grace 1 di salpare, probabilmente verso l’isola greca Kalamata. “Secondo la legge europea, Gibilterra non può fornire l’assistenza richiesta dagli Stati Uniti se Washington vuole sequestrare la petroliera sulla base delle sanzioni statunitensi contro l’Iran” sono state le parole delle autorità di Gibilterra.

Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti aveva dichiarato che la petroliera veniva utilizzata nel commercio “illegale” verso la Siria. In particolare, secondo il ministero della Giustizia, Grace 1 sarebbe coinvolta in un programma per “accedere illegalmente al sistema finanziario statunitense, con lo scopo di supportare le spedizioni illegali dall’Iran alla Siria, inviate dalle guardie rivoluzionarie iraniane”, e ciò contro le sanzioni statunitensi contro l’Iran.

Di fronte a tale scenario, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Abbas Mousavi, ha risposto alle accuse e alle mosse statunitensi, affermando di aver dato tutti gli avvertimenti necessari per vie ufficiali, circa un eventuale “errore” da parte degli Stati Uniti contro l’Iran, che potrebbe portare a gravi conseguenze. In particolare, per Mousavi, le dichiarazioni statunitensi sulla petroliera iraniana “minacciano la navigazione internazionale”, e il rilascio di Gibilterra è giunto dopo “sforzi diplomatici e legali produttivi”.

La petroliera Grace 1 è divenuta motivo di pressione e tensione nelle ultime settimane, inasprendo maggiormente la crisi tra Iran e Occidente, a sua volta collegata a contrasti diplomatici con le principali potenze dell’Unione Europea e degli Stati Uniti. L’area al centro di tali tensioni è il Golfo Persico e lo Stretto di Hormuz. In tale quadro, l’Iran ha ripreso l’arricchimento dell’uranio oltre i limiti consentiti dall’accordo sul nucleare del 2015. Il presidente della Casa Bianca, Donald Trump, si era ritirato da tale intesa unilateralmente, l’8 maggio 2018, imponendo nuovamente sanzioni contro Teheran, e causando una frattura più profonda nei loro rapporti. Di fronte alla proposta statunitense di istituire una coalizione nelle acque del Golfo, il portavoce iraniano ha dichiarato che questa aumenterebbe ulteriormente le tensioni, senza raggiungere la sicurezza, in quanto l’Iran e i Paesi della regione sono coloro che possono garantire la propria sicurezza.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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