Turchia: i curdi protestano, interviene la polizia

Pubblicato il 20 agosto 2019 alle 18:03 in Medio Oriente Turchia

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Una serie di proteste ha colpito, martedì 20 agosto, la città di Diyarbakir, nell’area meridionale della Turchia, dove alcuni cittadini hanno manifestato contro l’arresto, avvenuto il giorno precedente, del sindaco della città, Selcuck Mizrakli, e di altre 400 persone, tutte accusate di avere legami con il PKK. 

Al fine di reprimere le proteste del 20 agosto, la polizia di Ankara ha utilizzato idranti e gas lacrimogeni contro la folla per cercare, in un primo momento, di far disperdere i manifestanti. In risposta, gli attivisti si sono accalcati nelle strade principali della città, nel tentativo di proteggersi dal getto degli idranti, ma a quel punto la polizia ha iniziato a sferrare colpi di manganelli contro i manifestanti.  

Le proteste si sono poi spostate verso il municipio della città, il quale era stato circondato da molteplici transenne dopo che il funzionario statale inviato da Erdogan era arrivato in sostituzione dell’ormai ex sindaco di Diyarbakir, Mizrakli. 

L’intervento della polizia ha attirato numerose critiche da parte del Partito democratico del popolo pro-curdo (HDP), di cui l’ex sindaco Mizrakli faceva parte. In particolare, il leader del partito, Sezai Temelli, ha commentato come le azioni intraprese dalle forze di polizia contro gli attivisti siano una chiara manifestazione del “regime di pressione e persecuzione” che la Turchia rivolge contro la minoranza curda. Tuttavia, ha dichiarato Temelli, gli attivisti “continueranno a porre resistenza ovunque si troveranno, dato che la resistenza è un nostro legittimo diritto”.  

Lunedì 19 agosto le forze di polizia turche hanno arrestato 418 persone in 29 diverse province, nel corso di un’operazione indirizzata contro coloro che erano sospettati di avere legami con l’organizzazione terroristica del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK). Nella stessa giornata, sono stati arrestati anche 3 sindaci, accusati di essere militanti del PKK e di diffondere la propaganda dell’organizzazione terroristica. I 3 primi cittadini, tutti membri del Partito democratico del popolo pro-curdo (HDP), ovvero il sindaco di Diyarbakir, Selcuk Mizrakli, insieme all’omologo della città di Mardin, Ahmet Turk, e al primo cittadino di Van, Bedia Ozgokce Ertan, erano a capo delle principali città dell’area sudorientale della Turchia, a maggioranza curda.  

Da parte sua, il Partito democratico del popolo pro-curdo (HDP), di cui facevano parte i 3 sindaci , ha dichiarato che gli arresti sono avvenuti sulla base di un mandato “fondato su menzogne e motivazioni illecite”. Quanto accaduto, secondo l’HDP, “è un nuovo ed evidente golpe, nonché una chiara presa di posizione da parte del governo contro la volontà politica della minoranza curda”. 

Secondo il Ministero dell’Interno turco, il PKK ha sfruttato le elezioni amministrative dello scorso marzo per far giungere al potere sindaci da controllare facilmente una volta eletti, in modo da incrementare il sostegno all’organizzazione. Per tale ragione, il presidente della Turchia, Tayyip Erdogan, aveva annunciato che alcuni sindaci dell’HDP avrebbero potuto essere arrestati qualora le indagini avviate in seguito alle elezioni amministrative avessero fatto emergere legami con il PKK. Tali indagini, ha reso noto il ministro dell’Interno del Paese, Suleyman Soylu, hanno coinvolto 178 candidati alle elezioni amministrative. 

Una simile operazione era stata condotta nel 2016, quando decine di sindaci sono stati arrestati sulla base delle stesse accuse. L’episodio aveva richiamato l’attenzione degli Stati Uniti e dell’Unione Europea, che avevano espresso la propria preoccupazione.   

Il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) ha avviato la sua insorgenza in Turchia nel 1984, e da allora sono state uccise, tra le guerriglie e gli scontri, oltre 40mila persone. Il PKK è considerato organizzazione terroristica dalla Turchia, dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti. Il PKK opera in Turchia, nel Nord dell’Iraq e fa parte dell’Unità di protezione popolare (YPG) in Siria, dove è stato molto attivo nella lotta all’ISIS. Il PKK ha anche una sezione iraniana, il Kurdistan Free Life Party (PJAK), che ha combattuto a fianco di Teheran in numerose occasioni, fin dal 2004. 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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