Russia: Putin incontra Macron, “Non vediamo altre soluzioni alla crisi ucraina” 

Pubblicato il 20 agosto 2019 alle 16:07 in Francia Russia Ucraina

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Il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha incontrato il suo omologo francese, Emmanuel Macron, per discutere di diverse tematiche che coinvolgono entrambi i Paesi, prima tra tutte la crisi ucraina.  

Nel corso del vertice, tenuto lunedì 19 agosto nella fortezza di Bregançon, nel Sud della Francia, residenza estiva di Macron, Putin ha avuto modo di informare il presidente francese che a seguito dei contatti telefonici avviati da Mosca con il neoeletto presidente ucraino, Volodomyr Zelenskiy, il capo del Cremlino aveva avvertito buone possibilità di risoluzione della crisi in Ucraina. Secondo quanto riportato da un funzionario francese, Zelenskiy ha, nel corso dei suoi colloqui con Putin, “avanzato alcune proposte alle quali la Russia dovrebbe dare una risposta incoraggiante”. A tale proposito, ha reso noto il capo del Cremlino, tra le possibilità paventate da Zelenskiy “vi sono elementi di cui vale la pena discutere con Macron e che gettano le fondamenta per uno spirito ottimista, ma prudente”. 

Tale sensazione è stata confermata dal capo di Stato francese, il quale ha dichiarato che “vi è ora una opportunità concreta per porre fine ad un conflitto che va avanti da 5 anni”. La situazione nell’ex Paese dell’Unione Sovietica, ha spiegato Macron, “è un problema da risolvere”, in quanto rappresenta un “fattore di disaccordo e di tensioni tra la Russia e l’Unione Europea”. Per tale ragione, ha chiarito il presidente francese, sia Mosca, sia Bruxelles devono “mantenere alta l’attenzione sulla questione, al fine di risolvere questo problema”. 

Tuttavia, il presidente della Russia ha sottolineato come qualsiasi incontro in materia debba ora necessariamente portare risultati tangibili. Per tale ragione, ha dichiarato Putin, la Russia non “vede alternative al formato Normandia” per la risoluzione della crisi. A tal proposito, il presidente francese ha dichiarato di attendere con trepidazione “nelle prossime settimane” un incontro delle 4 nazioni facenti parte del formato Normandia, ovvero Francia, Ucraina, Russia e Germania, per avviare i lavori. 

Nel corso del vertice presso la residenza di Bregançon, i due presidenti hanno altresì avuto modo di discutere delle tensioni in Iran e in Siria. In particolare, Macron ha avuto modo di esprimere la propria preoccupazione in merito ai bombardamenti della città siriana di Idlib, chiedendo all’omologo russo di “attuare il cessate-il-fuoco che è stato concordato a Sochi”. 

Ultimo tema affrontato dai due leader, quello della libertà di espressione e di voto. A tale riguardo, Putin ha informato Macron di non avere intenzione di vedere il proprio Paese colpito da un’ondata di proteste come quanto accaduto in Francia con i “gilet gialli”, manifestanti intenti a minare l’autorità di Macron. A tale riguardo, però, Macron ha ricordato all’omologo russo che “in Francia coloro che protestano sono liberi di partecipare alle elezioni, dato che la Francia è un Paesi in cui le persone possono esprimersi liberamente, manifestare liberamente e dar voce alle proprie opinioni liberamente”, facendo riferimento alle proteste avvenute a Mosca nelle ultime settimane, volte a richiedere l’inclusione dei candidati dell’opposizione alle elezioni del Consiglio comunale di Mosca. 

L’ultima volta che Putin e Macron avevano avuto modo di dialogare risale al 16 febbraio, quando il leader russo aveva chiamato l’omologo francese per  discutere della situazione in Siria e in Ucraina. Per quanto concerne la Siria, entrambe le parti avevano rilevato la necessità di promuovere il dialogo politico interno siriano, in primo luogo attraverso l’avvio anticipato dei lavori del comitato costituzionale. Sull’Ucraina, invece, Putin e Macron avevano discusso della collaborazione nell’ambito del “formato Normandia”, per promuovere la regolarizzazione del conflitto. Il formato Normandia o quartetto Normandia è composto da Russia, Ucraina, Francia e Germania e si occupa della crisi in Ucraina orientale, dove le forze del governo centrale di Kiev affrontano le repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk. 

La situazione dell’Ucraina orientale è una delle questioni chiave per le relazioni tra la Russia e i Paesi della NATO, nonché una delle principali cause delle sanzioni imposte a Mosca. Fin dall’annessione della Crimea, i Paesi NATO si sono impegnati per la difesa dell’integrità territoriale dell’Ucraina, da una parte non riconoscendo l’annessione stessa, e dall’altra cercando di contrastare le forze separatiste delle regioni russofone del Donbass, le cui truppe sembrerebbero essere sostenute proprio dal Cremlino, come riportato nella legge di reintegrazione del Donbass, che definisce i territori di Donetsk e Lugansk “territori occupati” e che classifica la Russia come “occupante”. Per ristabilire la pace nella regione, nel 2014 è stato firmato il Protocollo di Minsk integrato, nel 2015, dal Pacchetto di Misure per l’Implementazione degli Accordi di Minsk, oggi noto come Minsk II. Entrambi gli accordi prevedono una serie di misure che le due parti dovrebbero adottare per arrivare ad una pacificazione, tra cui un cessate il fuoco bilaterale immediato. 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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