Palestina: Abbas licenzia i propri consiglieri

Pubblicato il 20 agosto 2019 alle 6:15 in Israele Palestina

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Il presidente palestinese, Mahmoud Abbas, il 19 agosto, ha emesso un decreto che pone fine al servizio di tutti i propri consiglieri e annulla i contratti e le decisioni ad essi collegati, oltre ai loro diritti e privilegi, indipendentemente dal nome o dalla carica ricoperta.

La notizia è stata resa nota attraverso un comunicato sull’agenzia di stampa Wafa, senza, però fornire dettagli particolari. Tuttavia, secondo alcuni analisti, la crisi finanziaria che ha colpito l’Autorità palestinese potrebbe essere tra i motivi di tale mossa. Il presidente è circondato da numerosi consiglieri ma, al contempo, il proprio Paese sta vivendo una situazione economica difficile, legata alla crisi finanziaria.

Quest’ultima è da collegarsi ad una decisione di Israele del mese di febbraio scorso. Nello specifico, questo ha deciso di detrarre circa 10 milioni di dollari al mese dalle entrate fiscali raccolte per conto dei palestinesi. Si tratta di circa 127 milioni di dollari al mese, raccolti da Israele, derivanti dai dazi doganali imposti su merci destinate ai mercati palestinesi che attraversano i porti israeliani.

La cifra che la Knesset ha deciso di detrarre corrisponde all’importo che l’Autorità palestinese paga alle famiglie dei prigionieri o direttamente ai detenuti nelle carceri israeliane. Israele, oltre a voler rispondere alle azioni commesse dai prigionieri contro i propri cittadini, considera tali pagamenti attacchi incoraggianti, mentre per i palestinesi si tratta di una forma di supporto alle famiglie che hanno perso il proprio capofamiglia. In risposta ad Israele, i palestinesi hanno rifiutato di incassare i 180 milioni di dollari rimanenti mensili, fino a quando l’importo non sarà trasferito interamente, lasciando, però, l’Autorità palestinese in crisi finanziaria. A tal proposito, Abbas ha invitato il mondo ad assumersi le proprie responsabilità nei confronti di Israele, che, a sua volta, si sottrae dagli impegni presi.

Una fonte, in condizioni di anonimato, ha rivelato che la decisione di licenziare i propri consiglieri è stata presa dal presidente palestinese dopo che una commissione speciale, istituita nel mese di giugno scorso, ha presentato una relazione dettagliata sugli importi pagati agli alti funzionari dell’Autorità palestinese, in particolare ai consiglieri. Precedentemente, Abbas aveva notato che i membri del precedente governo palestinese ricevevano un aumento di stipendio senza una decisione presidenziale. La misura di austerity attuale prevede, inoltre, l’obbligo per il precedente governo, ovvero presidente e membri, di restituire gli importi addebitati prima dell’ultima decisione di Abbas riguardante salari e bonus.

La mossa di Israele ha spinto Abbas, il 25 luglio scorso, a dichiarare di voler sospendere gli accordi tra le due parti, alimentando ulteriormente le tensioni, in cui anche gli USA svolgono un ruolo.

I palestinesi reclamano la liberazione della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e della Striscia di Gaza, territori occupati da Israele nella guerra del 1967, per la costituzione di uno Stato indipendente. L’amministrazione statunitense attuale si è rifiutata di approvare una soluzione che preveda due Stati per risolvere il conflitto tra Israele e palestinesi. Questi ultimi hanno chiuso i loro legami con la Casa Bianca dopo che il presidente statunitense, Donald Trump, ha dichiarato di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele, nel dicembre 2017, e di trasferire la propria ambasciata in questa città. Gli Stati Uniti hanno altresì tagliato aiuti ai palestinesi equivalenti a centinaia di milioni di dollari e hanno ordinato la chiusura dell’ufficio diplomatico palestinese insediato a Washington.

Il 25 e 26 giugno scorso è stato annunciato il cosiddetto accordo del secolo, con cui si mira a raccogliere fondi pari a più di 50 miliardi di dollari da destinare all’Autorità palestinese, oltre a creare un milione di posti di lavoro per i cittadini entro un lasso di tempo di 10 anni. Il fine ultimo è trasformare la Palestina ed il Medio Oriente da vittima di conflitti in un modello per il commercio in tutto il mondo. La leadership palestinese aveva più volte sottolineato il proprio disprezzo per il piano USA, sottolineando come qualsiasi soluzione al conflitto in Palestina deve essere politica e basata sulla fine dell’occupazione e che la crisi finanziaria è il risultato di una guerra contro lo stesso popolo. “Non soccomberemo al ricatto e all’estorsione e non abbandoneremo i nostri diritti nazionali per denaro” erano state le parole del premier palestinese.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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