Libia: divergenze tra Egitto e Francia sul sostegno ad Haftar

Pubblicato il 20 agosto 2019 alle 10:51 in Egitto Francia Libia

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Fonti diplomatiche egiziane ed europee al Cairo hanno rivelato l’esistenza di divergenze di opinioni tra Francia ed Egitto circa la situazione civile e politica in Libia.

La disputa fa seguito al rifiuto di Parigi di molte delle azioni commesse dalle milizie dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidate dal generale Khalifa Haftar, sostenuto da Egitto ed Emirati Arabi Uniti. Il riferimento specifico è il continuo bombardamento da parte dell’LNA contro strutture civili, come aeroporti e stazioni per il rifornimento di carburante o risorse idriche, con il pretesto che tali luoghi siano utilizzati dal governo tripolino per nascondere membri delle proprie truppe o attrezzatura militare importata dalla Turchia e da altri Paesi.

Secondo quanto riferito, Parigi incolpa Il Cairo per il continuo bombardamento di queste strutture per mano di Haftar. In particolare, a detta della Francia, le forze dell’LNA ottengono le informazioni ed i dati necessari per compiere queste operazioni dall’intelligence militare egiziana e si pensa che l’Egitto fornisca a tali milizie armi e munizioni.

Ciò accade in un momento in cui la Francia sta cercando di raggiungere un accordo con l’Italia e altri Paesi per provare a ridurre la fornitura di munizioni e armi alle due parti rivali in Libia, con l’obiettivo di costruire le fondamenta per negoziati di pace pacifici. Il governo parigino, dal canto suo, è anch’esso considerato un sostenitore di Haftar e tra i fornitori di armi, sebbene non in modo esplicito. Secondo quanto dichiarato dalle fonti, però, la Francia ha perso il proprio entusiasmo nel sostenere l’LNA, a causa delle continue violazioni del diritto internazionale e dei crimini di guerra, perpetrati con lo scopo di dimostrare che il generale libico rappresenta l’uomo più forte in Libia.

Come evidenziato, la battaglia di Tripoli continua ma Haftar ha subito diverse sconfitte, senza raggiungere i progressi che i Paesi sostenitori, o oppositori del governo tripolino, si aspettavano. Secondo quanto dichiarato, la Francia continua ad opporsi al coinvolgimento dei gruppi politici islamisti nell’esercito del governo tripolino, oltra ad un loro eventuale ruolo nel futuro della Libia. Allo stesso tempo, il governo parigino ha evidenziato che nemmeno l’Egitto è riuscito ad ottenere grandi successi contro tali gruppi e cerca di guadagnare punti ospitando le forze politiche a favore di Haftar, e cercando altresì di prosciugare le fonti di approvvigionamento di armi all’interno del Paese.

Le fonti diplomatiche hanno poi sottolineato che Francia ed Egitto si sono più volte coordinati su diverse questioni, principalmente accordi sulle armi, manovre militari e lotta alla migrazione irregolare. Tuttavia, anche a causa della pressione europea e interna, il presidente francese, Emmanuel Macron, si sta astenendo dal fornire maggiore sostegno a Haftar. Ciò ha spinto Il Cairo ed Abu Dhabi, alcuni mesi fa, a intensificare i rapporti con Mosca e Washington, per compensare un minore supporto francese.

Macron, tuttavia, continua a contrastare anche le forze del governo tripolino, definite terroristiche, e ciò, come affermato dalle fonti, era il punto fondamentale alla base del comune accordo e degli interessi franco-egiziani.

Dal canto suo, il presidente egiziano, Abdel Fattah Al-Sisi, sta cercando di superare le divergenze con Parigi, in vista del vertice del G7 in Francia alla fine di agosto, in cui spera di ottenere un maggiore supporto a favore di Haftar. Già agli inizi di agosto, durante occasioni di contatto con la Francia, Al-Sisi ha ribadito la propria posizione a sostegno dell’LNA e degli sforzi profusi da questo nella lotta al terrorismo. Inoltre, il presidente egiziano, secondo le fonti, si è detto pronto ad intensificare aiuti umanitari e militari ma anche le proprie relazioni con alcuni Paesi occidentali, Gran Bretagna in primis, con l’obiettivo di porre fine al divieto delle esportazioni di armi verso la Libia.

Egitto, Francia ed Emirati sono stati più volte considerati i principali sostenitori di Haftar nell’ambito dell’operazione contro la capitale Tripoli, attraverso la fornitura di veicoli da guerra aerei e armi di alta qualità.  A tal proposito, è del 29 giugno scorso la notizia del ritrovamento di alcuni missili americani ma di provenienza francese in una base utilizzata dalle forze del generale, nella città occidentale di Gharyan. L’8 luglio scorso, è stato inoltre dichiarato che l’Egitto e gli Emirati Arabi Uniti hanno reclutato militanti dal Sudan e da altri Paesi africani per supportare le forze armate di Haftar.

Il presidente egiziano è un sostenitore dell’uomo forte di Tobruk e ha spesso elogiato gli sforzi del generale volti a respingere le “milizie estremiste”. Haftar è considerato dall’Egitto come un baluardo contro la minaccia islamista, soprattutto a seguito della sua missione nel Sud della Libia.

Gli Emirati, l’Egitto e la Francia sono poi tra i 6 Paesi firmatari di una dichiarazione congiunta, rilasciata lo scorso 16 luglio, in cui è stata richiesta la fine immediata del conflitto in Libia e la cessazione delle ostilità a Tripoli, condannando ogni tentativo dei gruppi terroristici di approfittare del vuoto di potere nel Paese per prolungare i combattimenti. 

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Al suo interno, gli schieramenti sono due. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Al Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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