La fine del governo Conte vista dagli USA

Pubblicato il 20 agosto 2019 alle 20:15 in Italia USA e Canada

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Le dimissioni del premier italiano, Giuseppe Conte, rilasciate martedì 20 agosto, prima ancora del voto di sfiducia richiesto dalla Lega, hanno attirato l’attenzione della stampa estera, che ha attentamente seguito la vicenda. 

Oltreoceano, il New York Times commenta le dimissioni di Conte quali conseguenza del “gioco di potere sovversivo adottato dall’inflessibile e sempre più popolare ministro dell’Interno, Matteo Salvini”, il quale, riprendendo le parole del premier dimissionario, “ha seguito i suoi interessi personali e quelli del suo partito”. Nel suo discorso, riporta la testata americana, Conte ha rivolto accuse dirette di “opportunismo politico” al vicepremier della Lega, colpevole di “aver mancato di rispetto alle istituzioni italiane e di aver trascinato il Paese in un vortice di incertezza politica e instabilità finanziaria”. L’Italia, tuona il New York Times, “da una situazione di caos, sprofonda nell’incertezza”, ormai trasformata “in un reality show da social network” che vede come protagonisti Salvini e la sua controparte pentastellata, Luigi di Maio, i quali “sproloquiano e battibeccano incessantemente su Facebook o su Twitter sulle loro opinioni, solitamente contrastanti, in materia di infrastrutture, tasse, autonomie regionali e persino vacanze al mare”.  

La fine del governo Conte ha attirato l’attenzione anche del Washington Post, che ha riportato come il premier dimissionario abbia “attribuito la sua decisione di sciogliere il suo governo populista in carica da 14 mesi al suo ribelle e politicamente ambizioso vice premier, Matteo Salvini”. Conte, definito dalla testata “un avvocato senza esperienza politica”, ha da parte sua sottolineato come il governo da lui diretto fosse “rappresentazione dei desideri dei cittadini italiani che con il loro voto hanno espresso la volontà di ottenere un cambiamento”. E il Governo, che a detta di Conte era un esecutivo “produttivo”, è caduto per via di Salvini “che ha creato una crisi non necessaria e che ha fatto sciogliere un governo che funzionava”. 

Da parte sua, Salvini, che secondo il Washington Post “aveva a volte un ghigno sul volto mentre il premier teneva il suo discorso al Senato”, ha commentato il proprio operato affermando, “con tono provocatorio”: “Farei tutto da capo, non temo il giudizio degli italiani”. 

La storia dei governi italiani, commenta la testata americana, è “alquanto insolita per essere quella di una economia avanzata”. Poco prima delle dimissioni di Conte, Adam Taylor, analista del quotidiano americano, aveva scritto di come i “governi italiani avessero l’abitudine di cadere”, sottolineando che “se la Germania ha avuto 3 cancellieri, la Francia 5 presidenti e il Regno Unito 7 premier, nello stesso periodo l’Italia ha avuto ben 13 capi di governo, di cui solo uno, Berlusconi, il miliardario associato agli scandali, ha portato a termine il proprio mandato”. È per questo che, scrive Taylor, “l’annuncio delle dimissioni di Conte, a capo del primo vero governo populista dell’Europa occidentale, è insolito, quanto tipico per alcuni versi”. 

Sul destino dell’Italia, il Washington Post evidenzia 3 scenari. La prima opzione vede il Presidente Mattarella chiedere al premier Conte di rimanere in carica e ricercare una maggioranza alternativa, ma questo, commenta la testata, “è improbabile, dato il risentimento lungamente inasprito tra i membri della coalizione di governo e i democratici all’opposizione, i quali ora potrebbero diventare i potenziali partner”.  

Un secondo scenario potrebbe verificarsi dopo le consultazioni tra Mattarella e i leader dei principali partiti del Paese, qualora il presidente dovesse “giungere alla conclusione che un altro esponente politico o apartitico sia in grado di formare un valido governo”. A quel punto, il principale obiettivo del nuovo Consiglio dei Ministri sarebbe quello di “durare almeno per i prossimi mesi, periodo in cui l’Italia dovrà approvare i dolenti tagli di spesa necessari per rispettare i vincoli fiscali imposti dall’Unione Europea”. 

Terza ed ultima possibilità, quella che può verificarsi nel caso in cui Mattarella dovesse decidere di “sciogliere il Parlamento immediatamente, 3 anni e mezzo prima del previsto, come richiesto a gran voce da Salvini”. Così facendo, l’Italia non potrà andare ad elezioni “prima di fine ottobre, esattamente nel pieno delle delicate manovre fiscali attentamente controllate da Bruxelles”. Tale opzione, più volte richiesta da Salvini, ha fatto sì che il premier, sottolinea il Washinton Post, “commentasse in modo pungente” la voglia del vicepremier della Lega di andare ad “elezioni anticipate, così da poter ottenere pieni poteri accaparrandosi la presidenza del Consiglio”. 

Intanto, commenta il New York Times, in questi soli 445 giorni di governo, “la coalizione nazionalista-populista ha impaurito il cuore delle istituzioni europee, con il suo antagonismo verso l’Unione Europea, con la sua beffa delle leggi di spesa, la sua demonizzazione dei migranti e il suo sostegno alla Russia di Putin e alla sua politica dell’uomo forte”. Ciò ha fatto sì che l’Italia diventasse “un Paese che si è isolato in Europa e che è ora caratterizzato da un’economia dal futuro ancora più oscuro”. 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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