Crisi in Kashmir: nuovi arresti, intanto Trump parla con India e Pakistan

Pubblicato il 20 agosto 2019 alle 13:41 in India Pakistan USA e Canada

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L’esercito indiano ha arrestato 30 persone nella città di Srinagar, nella regione indiana del Kashmir, nel tentativo di placare le proteste scoppiate a seguito della rimozione dell’autonomia del Kashmir da parte del governo dell’India. 

Gli arresti, avvenuti nella notte tra lunedì 19 e martedì 20 agosto, “sono stati effettuati in aree colpite, negli ultimi giorni, dal sempre più frequente fenomeno del lancio di pietre contro i militari”, ha dichiarato un ufficiale dell’esercito indiano. 

Tali proteste colpiscono sporadicamente la città di Srinagar a partire dal 5 agosto, quando il governo indiano ha abolito lo status speciale della contesa regione del Kashmir, abolendo il decreto in base al quale i cittadini indiani non potevano trasferirsi nella regione, acquistare terreni, lavorare presso il governo locale ricevere borse di studio e finanziamenti. Privato della propria autonomia, il Kashmir vive da 15 giorni in una condizione di isolamento, dopo l’imposizione di un coprifuoco e il blocco delle reti telefoniche e di internet. Ciò ha causato l’ira del Pakistan, che ha tagliato i collegamenti commerciali ed espulso un diplomatico indiano. 

In tale contesto di crisi tra India e Pakistan, la Casa Bianca ha reso noto che il presidente Trump ha avuto modo, lunedì 19 agosto, di effettuare colloqui telefonici con il premier pakistano, Imran Khan, e con il suo omologo indiano, Narendra Modi. Nel corso dei colloqui, secondo quanto reso noto da un portavoce della Casa Bianca, Judd Deere, Trump ha “ribadito la necessità di evitare una ulteriore escalation della situazione e ha richiesto moderazione ad entrambe le parti”.  

In occasione del colloquio con il premier di Islamabad, ha reso noto la Casa Bianca, Trump ha concordato il rafforzamento della collaborazione tra gli Stati Uniti e il Pakistan in ambito commerciale. Da parte sua, il premier Khan, secondo quanto rivelato dal ministro degli Esteri di Islamabad, Shah Mehmood Quareshi, ha espresso al presidente Trump “la propria preoccupazione in merito alla crisi umanitaria che sta colpendo il Kashmir, sperando di ricevere un aiuto da parte degli Stati Uniti”. Nel corso del colloquio, Khan ha inoltre chiesto al capo della Casa Bianca di discutere con il premier indiano al fine di trovare una soluzione alla crisi tra i due Paesi in relazione alla regione del Kashmir”. 

La richiesta di Khan ha trovato pronta risposta da parte di Trump, il quale, secondo quanto dichiarato da un portavoce della Casa Bianca, Hogan Gidley, ha poco dopo avuto modo di dialogare con il premier Modi in merito a come “ridurre le tensioni tra India e Pakistan al fine di garantire la pace e la stabilità della regione”. Nel corso del colloquio, Trump ha inoltre rafforzato i legami economici con la controparte indiana, con cui ha concordato “maggiori scambi commerciali”.  

I contrasti tra India e Pakistan in relazione al Kashmir vanno avanti da decenni. Tale regione si trova al confine tra i due Paesi ed è suddivisa in 3 aree, tutte oggetto di dispute territoriali. La zona di Jammu e Kashmir, nel centro-Sud, è indiana; lo Azad Kashmir e il Gilgit-Baltistan, nel Nord, sono pakistane. Infine, la zona Nord-orientale di Aksai Chin è cinese. Tale divisione, tuttavia, non è riconosciuta formalmente, così che l’India e il Pakistan rivendicano tutt’ora il controllo sulle rispettive aree. In tale clima di rivalità, l’India ha negli anni accusato il Pakistan di appoggiare i militanti separatisti nel Kashmir. Il Pakistan nega le accuse, ma tali rassicurazioni non hanno mai convinto l’India, nonostante il primo ministro di Islamabad, Imran Khan, abbia affermato che il suo Paese è ormai cambiato e “desideroso di stabilità”.   

Le relazioni tra India e Pakistan si sono ulteriormente inasprite il 14 febbraio, quando un attentato suicida nel Kashmir ha ucciso 44 indiani. L’attacco era stato rivendicato da un gruppo militante islamista pakistano, il Jaish-e-Mohammad (JeM). Dall’attentato del 14 febbraio, Il Pakistan ha chiuso il suo spazio aereo e i vettori stranieri che partono dal territorio indiano sono stati costretti a fare costose deviazioni. Successivamente, il 12 maggio, l’ISIS ha rivendicato la creazione di una sua provincia in Kashmir. 

Il 2 agosto, le forze di sicurezza indiane avevano rivelato di aver sventato un attentato in Kashmir che, secondo le autorità, era stato pianificato da militanti supportati dal Pakistan. Da qui, la decisione del 4 agosto di bloccare l’accesso ad alcune aree del Kashmir indiano e di arrestare alcuni politici locali. Successivamente, il 5 agosto, il governo indiano ha abolito lo status speciale della contesa regione del Kashmir, per ragioni di sicurezza. 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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