Immigrazione, Open Arms: no allo sbarco in Spagna, pronta a valutare sbarco forzato 

Pubblicato il 20 agosto 2019 alle 15:17 in Immigrazione Italia Spagna

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Il comandante dell’imbarcazione Open Arms, in mare da 19 giorni con a bordo 98 migranti in attesa di sbarcare, si è rifiutato di abbandonare le acque territoriali italiane per dirigersi verso la Spagna, rigettando la proposta del governo spagnolo di effettuare lo sbarco a Minorca. 

La decisione scaturisce dal fatto che l’imbarcazione ha esaurito le scorte a bordo, il che non rende possibile affrontare un viaggio dalla durata di circa 3 giorni. Per tale ragione, la ONG spagnola ha chiesto al governo italiano di mettere a disposizione le navi della Guardia Costiera per trasportare i migranti nel porto spagnolo più vicino, Mahon, distante circa 1.000 km da Lampedusa.  

A quel punto, la Guardia Costiera italiana ha offerto ad Open Arms, nella giornata del 19 agosto, la possibilità di trasportare alcuni migranti fino al porto spagnolo, scortando con il mezzo impiegato l’imbarcazione della ONG. L’offerta, però, è stata rifiutata, viste le pessime condizioni della nave con a bordo i migranti. Stando a quanto reso noto dal direttore della ONG, Oscar Camps, “i migranti dormono ammassati sul ponte della nave, con due bagni a disposizione per circa 100 persone. Molti di loro sono prossimi al suicidio e al tracollo psicologico”. Per questo, ha reso noto Camps, la Guardia Costiera Italiana non dovrebbe trasportare solo parte dei migranti, ma tutti loro, al fine di garantirgli un viaggio sicuro e dignitoso”.  

A tale riguardo, il ministro dei Trasporti italiano, Danilo Toninelli, ha dichiarato, nella serata di lunedì 19 agosto, che Roma era disposta a trasportare tutti i migranti fino al porto di Mahon, aggiungendo, però, che la Spagna avrebbe a quepunto dovuto “rimuovere immediatamente la propria bandiera dall’imbarcazione” della ONG. Privata di una bandiera, l’imbarcazione non potrà più condurre operazioni di salvataggio in mare, a garanzia della sua inattività. Tale condizione, ha dichiarato il direttore Camps, “ha un prezzo molto elevato” per la ONG spagnola che, qualora una soluzione non dovesse essere trovata nel minor tempo possibile, ha annunciato di essere disposta a valutare l’opzione di forzare lo sbarco, infrangendo il divieto imposto dall’Italia e entrando nel porto di Lampedusa senza il permesso delle autorità costiere italiane, come fatto in precedenza dalla capitana della Sea-Watch, Carola Rackete 

Nel frattempo, altri 8 migranti in gravi condizioni di salute sono stati trasportati d’urgenza verso il porto di Lampedusa per ricevere le cure mediche necessarie. Insieme a loro, ha reso noto una portavoce della ONG Open Arms, un ulteriore migrante che potesse assisterli.  

Nella mattinata del 20 agosto, inoltre, oltre 10 migranti a bordo della Open Arms si sono gettati in mare nel disperato tentativo di raggiungere a nuoto la costa di Lampedusa, distante circa 800 metri. Alcuni di questi sono stati fermati da un’imbarcazione della Guardia Costiera italiana, mentre non è chiaro il destino degli altri migranti. 

L’imbarcazione di Open Arms era giunta a Lampedusa nelle prime ore del 15 agosto, dove avrebbe dovuto effettuare lo sbarco dopo essere stata bloccata in mare da 14 giorni senza un porto sicuro in cui approdare. L’autorizzazione a procedere con lo sbarco a Lampedusa era stata annunciata dal Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, dopo che il personale della Capitaneria di porto, della Guardia di Finanza e i medici del Cisom si erano occupati delle operazioni di ispezione che hanno confermato la gravità delle condizioni dei migranti a bordo. Il giorno stesso, però, il Ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini, aveva presentato ricorso contro il TAR del Lazio, bloccando lo sbarco. A quel punto, la Open Arms è approdata nella zona di Cala Francese, a poche centinaia di metri dal porto di Lampedusa, e ha mantenuto la propria posizione.  

Tre giorni dopo, il premier spagnolo, Pedro Sanchez, ha proposto ad Open Arms lo sbarco al porto di Algeciras, ad oltre 900 miglia di distanza dalla posizione dell’imbarcazione. La ONG, però, ha rifiutato l’offerta visto il tempo di percorrenza e le condizioni dei migranti, fattori che rendevano necessario lo sbarco a Lampedusa, il porto più vicino.  

Ad oggi, l’imbarcazione di Open Arms è bloccata in mare da 19 giorni senza un porto sicuro in cui approdare. Le condizioni di salute dei migranti a bordo sono in costante peggioramento, così come la loro stabilità psichica, dati i frequenti attacchi di panico, risse e tentativi di suicidio. Del totale dei migranti a bordo, 27 minori sono sbarcati in Italia ed altri 16 sono approdati a Lampedusa per le loro gravi condizioni di salute.   

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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