Hong Kong: Carrie Lam apre al dialogo con i manifestanti

Pubblicato il 20 agosto 2019 alle 9:03 in Cina Hong Kong

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Il capo dell’esecutivo di Hong Kong, Carrie Lam, ha dichiarato che è pronta a avviare colloqui con i manifestanti, ma ha rifiutato di rispondere alla richiesta di ritirare il controverso disegno di legge di estradizione in Cina, che ha scatenato le proteste.

In una conferenza stampa, tenutasi la mattina di martedì 20 agosto, Carrie Lam ha annunciato che il suo ufficio “avvierà immediatamente una piattaforma per il dialogo con persone di ogni estrazione sociale” e condurrà un’indagine su presunti abusi della polizia. “Questo è qualcosa che vogliamo fare, in modo molto sincero e umile”, ha dichiarato, aggiungendo che la sua amministrazione è “impegnata ad ascoltare ciò che la gente ha da dire”. La Lam anche affermato che le proteste pacifiche di domenica 18 agosto mostrano che la città sta andando verso la pace.

Tuttavia,  mentre sembra offrire un ramo d’ulivo ai manifestanti, la governatrice rifiuta ancora di confermare che il disegno di legge per l’estradizione in Cina dei cittadini di Hong Kong è stato ritirato. “Posso darvi questo chiaro impegno a livello politico, il disegno di legge è morto. Non esiste un piano per rilanciarlo, soprattutto alla luce delle preoccupazioni delle persone”, ha affermato. I manifestanti hanno però risposto che tale dichiarazione non ha peso legale e che vogliono la conferma che il disegno è stato ritirato. 

L’oggetto principale delle proteste è sempre stato la revoca di un disegno di legge che contiene un emendamento che prevede l’estradizione in Cina per alcuni reati. Inoltre, i manifestanti chiedono le dimissioni della Lam e maggiori garanzie democratiche contro l’ingerenza della Cina nel territorio semi-indipendente di Hong Kong. Le proteste dell’aeroporto sono state le più importanti del movimento anti-governativo, poichè+ hanno avuto un forte impatto sull’economia e sul turismo della città. 

Iniziate il 31 marzo, le manifestazioni si sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. Le proteste si sono verificate quasi quotidianamente, e a volte sono state organizzate con poco preavviso, al fine di interrompere il regolare corso degli affari nella città. Questi disordini hanno messo sotto pressione il governo, che ha risposto con un massiccio dispiegamento di forze di polizia, che sono state spesso accusate di utilizzare eccessivamente la forza.

Hong Kong è “tornata alla Cina” nel 1997 e ha perso il suo status di colonia britannica. Per questo, secondo Lu Kang del Ministero degli Esteri di Pechino, il Regno Unito e i Paesi occidentali non devono interessarsi a quanto sta accadendo sull’isolaLa regione autonoma speciale della Cina gode di maggiori libertà democratiche e di un sistema giuridico e legislativo indipendente da quello di Pechino, secondo il principio “un Paese, due Sistemi”. L’isola è governata in base a una legge costituzionale nota come Base Law, mutuata dal diritto anglosassone.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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