Ciad: dichiarato lo stato di emergenza

Pubblicato il 20 agosto 2019 alle 7:24 in Africa Ciad

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Il Consiglio dei Ministri del Ciad ha dichiarato, lunedì 19 agosto, lo stato di emergenza in tre province del Paese a causa del peggioramento delle condizioni di sicurezza. È quanto reso noto da un portavoce del governo, il quale ha aggiunto che lo stato di emergenza sarà valido dal 20 agosto al 10 settembre. 

Le tre province coinvolte sono situate nell’Est e nell’Ovest del Ciad. La prima provincia, Tibesti, si trova nell’area occidentale del Paese, al confine con il Niger. La seconda provincia, Sila, e la terza, Ouaddai, sono invece situate nell’area orientale del Ciad, al confine con il Sudan.  

La decisione è giunta dopo che in Sila e in Ouaddai circa 50 persone sono morte a partire dal 9 agosto a causa di numerosi scontri etnici che hanno coinvolto agricoltori e allevatori di bovini. In virtù di tali scontri, ha dichiarato il presidente del Ciad, Idriss Deby, il governo “invierà diversi militari, al fine di assicurare la sicurezza delle regioni colpite dalle violenze e di disarmare coloro che sono in possesso di armi” le quali, secondo quanto reso noto, provengono dalla Libia, dalla Repubblica Centroafricana e dal Sudan.  

La violenza che si sta verificando nelle tre regioni, ha dichiarato Deby, è diventato un “problema di interesse nazionale”, nonché un “fenomeno terribile” che sta colpendo il Paese, dato che “coloro che sono in possesso di armi”, ha spiegato Deby, “non hanno problemi a sparare contro le autorità locali e per tale ragione il Ciad deve ora impegnarsi in una guerra contro coloro che stanno uccidendo civili e militari”.  

Il Ciad è uno Stato dell’Africa centrale semidesertico e senza alcuno sbocco al mare, circondato da Paesi caratterizzati da forti instabilità, quali Libia, Sudan, Repubblica Centrafricana, Camerun, Nigeria e Niger. Da quando ha ottenuto l’indipendenza dalla Francia, nel 1960, la storia del Ciad è stata caratterizzata dalla violenza, causata soprattutto dalle tensioni tra i cittadini arabi-musulmani, concentrati nel nord del Paese, e la maggioranza di cristiani e animisti che, invece, vivono nel sud. Nonostante nel 2003 sia iniziata la produzione petrolifera, grazie al completamento di un condotto che collega il Ciad alla costa atlantica, le autorità di N’Djamena, guidate dal presidente Idriss Déby e dal premier Alber Pahimi Padacké, continuano a faticare per cercare di ridurre il tasso di povertà, e per migliorare le condizioni sociali dei cittadini. 

La situazione umanitaria è ulteriormente aggravata dalle offensive del gruppo terroristico nigeriano, Boko Haram, che è particolarmente attivo nella zona del Lago Ciad, dove i militanti continuano a uccidere civili e a distruggere le abitazioni locali. La violenza dei terroristi ha contribuito ad aumentare il numero di sfollati interni, peggiorando nettamente le condizioni di vita degli abitanti della regione. Il Global Terrorism Index 2018 ha inserito il Ciad al 38esimo posto nella lista dei 163 Paesi di cui è stato misurato l’impatto della minaccia terroristica, con un indice pari a 4,7. Il 22 marzo 2019, Boko Haram ha compiuto l’attacco più mortale commesso finora contro le forze di sicurezza del Ciad, uccidendo 8 soldati e ferendone altri 23, presso Dangdala, in prossimità del Lago Ciad. 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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