Yemen: Aden in una situazione di stallo

Pubblicato il 19 agosto 2019 alle 20:15 in Medio Oriente Yemen

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Tre fonti yemenite hanno reso noto, lunedì 19 agosto, che le forze secessioniste dello Yemen meridionale si sono rifiutate di cedere al controllo del porto yemenita di Aden. Ciò ha causato il rinvio di un vertice pianificato precedentemente, che avrebbe dovuto porre fine alla situazione di tensione e stallo.

Tale incontro, da tenersi in Arabia Saudita, avrebbe considerato l’opportunità di riorganizzare l’attuale governo yemenita, includendo altresì le forze separatiste. Aden, situata nel Sud dello Yemen, sta assistendo, da mercoledì 7 agosto, a scontri tra le guardie presidenziali ed i separatisti del Sud. Da un lato, vi sono le brigate per la sicurezza presidenziale mentre, dall’altro, i gruppi armati a sostegno dei secessionisti locali, oltre alle forze della cintura di sicurezza, sostenute dagli Emirati Arabi Uniti.

L’Arabia Saudita aveva richiesto il vertice dopo che le forze separatiste avevano conquistato campi e altre istituzioni statali di Aden, capitale provvisoria del governo dello Yemen riconosciuto a livello internazionale. L’obiettivo sarebbe stato porre fine ad una crisi che ha portato tensioni aggiuntive al Paese e creato fratture all’interno della coalizione a guida saudita, a sostegno del presidente legittimo Rabbo Mansour Hadi. In particolare, gli Emirati Arabi Uniti, membri di tale alleanza, sono stati accusati di sostenere le forze secessioniste nel colpo di Stato, volto a rovesciare il governo.

Un ufficiale yemenita, in condizioni di anonimato, ha riferito che la proposta di formare un nuovo governo è stata avanzata e la stessa coalizione araba la sosterrebbe. Tuttavia, l’inclusione del Consiglio di Transizione Meridionale è subordinata ad un loro completo ritiro dai luoghi finora occupati.

Da un lato, le forze secessioniste, sostenute dagli Emirati Arabi Uniti, si sono rifiutate di ritirarsi dai campi militari, sebbene si siano allontanate da istituzioni statali, temendo un indebolimento della propria posizione. Dall’altro lato, il governo di Hadi ha dichiarato che non prenderà parte ai colloqui fino alla fine del “colpo di Stato”.

I separatisti e le forze del governo riconosciuto a livello internazionale si sono sempre detti uniti di fronte ai gruppi di ribelli sciiti Houthi, protagonisti del perdurante conflitto in Yemen, scoppiato il 19 marzo 2015. Tuttavia, le due parti non concordano su alcune politiche riguardanti il futuro del Paese. Il motivo scatenante dei recenti scontri è stata l’accusa, da parte delle forze secessioniste, secondo cui il partito Al-Islah, un ramo dei Fratelli Musulmani e presunto alleato del presidente Rabbu Mansour Hadi, sarebbe complice dell’attacco missilistico del 1 agosto contro una parata militare, in cui un comandante delle forze della cintura di sicurezza, Munir al-Yafei, ha perso la vita.

Il Consiglio di Transizione del Sud ha affermato che le proprie forze manterranno il controllo su Aden fino a quando il Partito Al-Islah, considerato un elemento chiave del governo di Hadi, sarà espulso dalle posizioni di potere nel Sud.

A detta dell’ufficiale, Hadi non è più in grado di gestire lo Yemen, a causa della sua età e delle condizioni di salute, e ciò che aggrava la situazione è che non si fida di nessuno. Il funzionario e un’altra fonte yemenita hanno poi affermato che una delle opzioni in esame è quella di trasferire i poteri presidenziali a un nuovo vice presidente, rendendo Hadi una figura simbolica. Anche i ribelli sciiti Houthi, tra i protagonisti del conflitto in Yemen, puntano su Aden per dimostrare la presenza di un presidente incapace, a capo di un sistema corrotto.

Da parte sua, il presidente Hadi, nel corso di un incontro straordinario tenutosi il 19 agosto, ha invitato i rappresentanti ed i leader del governo a contrastare tutto ciò che devia l’attenzione dalla principale minaccia, ovvero le milizie di ribelli Houthi, supportate dall’Iran. Inoltre, a detta del presidente, il popolo yemenita sta aspettando la fine del “colpo di Stato iraniano”, per marciare verso la costruzione di un nuovo Yemen federale.

Durante tale incontro, è stato evidenziato positivamente il ruolo di mediazione dell’Arabia Saudita, oltre a ribadire l’impegno del governo a riportare la città ed il Paese alla normalità, monitorandone altresì gli sviluppi futuri. “La civiltà, la storia, le origini arabe e la profondità strategica dello Yemen rimarranno pilastri insormontabili contro tutti i progetti e le cospirazioni” sono state le parole di Hadi.

La coalizione araba a guida saudita è intervenuta militarmente ad Aden l’11 agosto, a sostegno del governo yemenita, dopo che i separatisti meridionali avevano occupato diverse aree della città portuale. Inoltre, un comitato saudita era giunto, il 15 agosto, ad Aden, per monitorare il ritiro delle forze del Consiglio di transizione meridionale dalle posizioni precedentemente occupate. Il fine ultimo era far sì che le forze secessioniste liberassero soprattutto le zone del governo centrale yemenita.

Tra gli ultimi sviluppi, oltre ad una situazione di stallo generale che ha visto l’interruzione delle attività in alcuni uffici governativi, aerei da guerra della coalizione hanno aperto il fuoco sulla città portuale yemenita di Aden, all’alba di sabato 17 agosto, in prossimità dei luoghi occupati dai militanti separatisti meridionali.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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