Turchia, terrorismo: oltre 400 arresti, in manette anche 3 sindaci 

Pubblicato il 19 agosto 2019 alle 11:25 in Medio Oriente Turchia

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Le forze di polizia turche hanno arrestato 418 persone in 29 diverse province, nel corso di un’operazione indirizzata contro coloro che erano sospettati di avere legami con l’organizzazione terroristica del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK).  

L’annuncio, rilasciato lunedì 19 agosto dal Ministero dell’Interno del Paese, ha altresì reso noto che nella stessa giornata sono stati arrestati anche 3 sindaci, accusati di essere militanti del PKK e di diffondere la propaganda dell’organizzazione terroristica. Per tale ragione, il sindaco di Diyarbakir, Selcuk Mizrakli, insieme all’omologo della città di Mardin, Ahmet Turk, e al primo cittadino di Van, Bedia Ozgokce Ertan, sono stati “rimossi dalla loro posizione a titolo precauzionale per garantire l’integrità delle indagini”, stando a quanto rivelato dal Ministero dell’Interno di Ankara. I 3 sindaci erano a capo delle principali città dell’area sudorientale della Turchia, a maggioranza curda. 

Stando a quanto reso noto dal Ministero dell’Interno, il PKK ha avuto un ruolo importante nelle elezioni amministrative dello scorso marzo. In particolare, il Ministero ritiene che il PKK abbia sfruttato le elezioni per far eleggere sindaci da controllare facilmente una volta eletti, in modo da incrementare il sostegno all’organizzazione. Per tale ragione, il presidente della Turchia, Tayyip Erdogan, aveva annunciato che alcuni sindaci del partito dell’HDP avrebbero potuto essere arrestati qualora le indagini avviate in seguito alle elezioni amministrative avessero fatto emergere legami con il PKK. Tali indagini, ha reso noto il ministro dell’Interno del Paese, Suleyman Soylu, hanno coinvolto 178 candidati alle elezioni amministrative. 

Da parte sua, il Partito democratico del popolo pro-curdo (HDP), di cui facevano parte i 3 sindaci , ha dichiarato che gli arresti sono avvenuti sulla base di un mandato “fondato su menzogne e motivazioni illecite”. Quanto accaduto, secondo l’HDP, “è un nuovo ed evidente golpe, nonché una chiara presa di posizione del governo contro la volontà politica della minoranza curda”. I 3 sindaci, ha reso noto l’HDP, sono stati eletti con una media tra il 53% e il 63% delle preferenze degli elettori. Per tale ragione, l’arresto dei sindaci “non è solo un problema dell’HDP e della minoranza curda, ma è un problema condiviso con tutto il popolo turco e con tutte le forze democratiche”, ha dichiarato il partito. 

La posizione dell’HDP è stata condivisa dal vicepresidente del partito di opposizione nazionale, il Partito del Popolo Repubblicano (CHP), Veli Agbaba, il quale ha dichiarato che l’operazione riecheggiasse il fascismo e che rappresentasse una mossa antidemocratica.  

Anche il sindaco di Istanbul, Ekrem Imamoglu, anch’egli membro del CHP, ha criticato l’operazione del governo, dichiarando che “è inaccettabile contrastare la volontà popolare”. 

Una simile operazione era stata condotta nel 2016, quando decine di sindaci sono stati arrestati sulla base delle stesse accuse. L’episodio aveva richiamato l’attenzione degli Stati Uniti e dell’Unione Europea, che avevano espresso la propria preoccupazione.  

Il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) ha avviato la sua insorgenza in Turchia nel 1984, e da allora sono state uccise, tra le guerriglie e gli scontri, oltre 40mila persone. Il PKK è considerato organizzazione terroristica dalla Turchia, dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti. Il PKK opera in Turchia, nel Nord dell’Iraq e fa parte dell’Unità di protezione popolare (YPG) in Siria, dove è stato molto attivo nella lotta all’ISIS. Il PKK ha anche una sezione iraniana, il Kurdistan Free Life Party (PJAK), che ha combattuto a fianco di Teheran in numerose occasioni, fin dal 2004.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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