Sudan: nominati i 5 membri civili del Consiglio di Transizione

Pubblicato il 19 agosto 2019 alle 6:00 in Africa Sudan

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La coalizione di opposizione sudanese, domenica 18 agosto, ha nominato 5 membri civili del Consiglio sovrano del Paese, che verranno ufficializzati lunedì 19.

La notizia è stata divulgata da una fonte interna alla coalizione delle Forze di Libertà e Cambiamento (FFC). Le persone nominate sono: Aisha Mousa, Siddig Tower, Mohamed Elfaki Suleiman, Hassan Sheikh Idris e Taha Othman Ishaq. Il gruppo ha poi confermato l’economo Abdalla Hamdok come primo ministro del governo di transizione. Quest’ultimo verrà ufficializzato martedì 20 agosto, e presterà giuramento il giorno successivo. Secondo i piani, una volta formatosi ufficialmente il Consiglio sovrano, a quel punto il Consiglio Militare di Transizione dovrebbe essere disciolto con il nuovo primo ministro destinato a salire al potere.

Sabato 17 agosto, una portavoce del Consiglio Militare di Transizione aveva reso noto the il capo del gruppo, il colonnello generale Abdel Fattah al-Burhan, come anche il suo vice, il generale Mohamed Hamdan Dagalo, e il colonnello generale Yasser Al-Atta avrebbero svolto la funzione di membri civil, occupando 3 posti su 5; i 2 restanti non erano stati comunicati. Nella medesima giornata, decine di migliaia di sudanesi sono usciti nelle strade della capitale, Khartoum, per festeggiare la conclusione e la firma del trattato di ripartizione dei poteri nel Paese.

Secondo quanto concordato dalle parti nella prima intesa formale, firmata il 17 luglio, il nuovo Consiglio sovrano sudanese, ovvero l’organo esecutivo, composto da 10 membri, 5 nominati dai militari e 5 dai civili, più 1 nominato di comune accordo, designeranno il futuro primo ministro sulla base delle candidature presentate dall’Alleanza. Una volta che ciò sarà avvenuto, il Sudan inaugurerà un periodo di transizione della durata di 3 anni che, nella migliore delle ipotesi, condurrà la nazione alle prossime elezioni democratiche.

Le manifestazioni in Sudan sono iniziate il 19 dicembre 2018 e in pochi mesi hanno portato al rovesciamento del presidente al-Bashir.  Il leader sudanese è stato rimosso, dopo 30 anni al potere, grazie all’intervento delle forze armate. A seguito di tale evento, l’esercito del Paese ha dichiarato l’instaurazione di un governo militare di transizione, con a capo Al-Burhan. Da allora i manifestanti nelle strade della capitale hanno continuato a protestare, per chiedere che fosse lasciato il posto ad un esecutivo civile. Nonostante si sia più volte tentato di avviare un dialogo, i colloqui si sono sempre interrotti a causa di un mancato accordo sulla composizione del futuro governo. Durante le proteste, le forze armate continuano a mettere in pericolo la vita dei cittadini sudanesi. In tale contesto, gli analisti sostengono che la rivolta che ha rovesciato al-Bashir rischia di perdere gli obiettivi di libertà e democrazia che si prefiggeva di raggiungere.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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