Siria e Turchia: nonostante l’accordo, Assad attacca ancora

Pubblicato il 19 agosto 2019 alle 18:30 in Siria Turchia

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La Siria Nord- occidentale ha assistito, nella giornata di lunedì 19 agosto, a diversi attacchi aerei, contro le postazioni di veicoli militari turchi.

Secondo quanto riferito anche dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, un convoglio composto da circa 40 veicoli militari e soldati, sostenuto dalle forze turche, è entrato, il 19 agosto, nelle aree di Idlib, con l’obiettivo di prestare supporto ai combattenti dell’opposizione, impegnati a far fronte alle forze del regime del presidente siriano, Bashar Al-Assad. In particolare, l’obiettivo è contrastare Damasco, appena entrato a Khan Shaykhun, a Sud di Idlib.

Dal canto loro, le forze di Assad, sostenute dalla Russia, hanno cercato di impedire l’avanzata del convoglio, sferrando un attacco aereo. È stato specificato che questo apparteneva alla Legione Sham, un’alleanza dei gruppi ribelli islamici sunniti, sostenuta dalla Turchia. La città dell’attacco è stata Maarat Al-Numan.

Di fronte a tale attacco, la Turchia ha inviato rinforzi nella periferia meridionale di Idlib ed ha denunciato quanto commesso, evidenziando la morte di 3 civili ed il ferimento di altri 12. Inoltre, in una dichiarazione, il ministero della Difesa turco ha chiesto tutte le misure necessarie per garantire che l’attacco non si ripeta, aggiungendo: “Ci riserviamo il diritto di rispondere”.

È del giorno precedente, il 18 agosto, la notizia di un accordo tra Ankara e Damasco, concernente la “zona sicura”, la cui creazione è stata promossa dagli Stati Uniti. L’accordo per l’istituzione della cosiddetta safe zone, da porsi al confine tra Siria e Turchia, è stato siglato lo scorso 7 agosto. Con il comunicato del 14 agosto, la Turchia ha dichiarato di stare continuando a profondere sforzi nell’ambito della creazione di un centro operativo, con sede a Şanlıurfa, nel Sud-Est della Turchia. Tra le prime mosse vi è quello dell’invio di droni nel Nord della Siria, da parte turca. Una delegazione americana è, invece, arrivata, sempre a Saliurfa, il 12 agosto, per dare avvio ai lavori preliminari di preparazione.

Secondo quanto riferito da fonti turche, Siria e Turchia hanno raggiunto un accordo a riguardo, grazie anche alla mediazione di Russia e Iran. L’obiettivo comune è cacciare via dall’area le Unità di Protezione Popolare (YPG). Al momento, l’accordo sulla safe zone sembra essere soddisfacente per tutte le parti, nonostante le continue controversie sulla profondità e l’estensione dell’area. In particolare, Ankara si è detta soddisfatta per gli accordi raggiunti circa il controllo dello spazio aereo. Da parte sua, Washington ritiene di aver vinto quando è riuscita a impedire alla Turchia di entrare nell’Est dell’Eufrate e attaccare le unità curde.

In tale quadro, il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar ha annunciato, alcuni giorni fa, che il Centro operativo congiunto USA-Turchia in Siria entrerà in funzione dalla prossima settimana, sebbene inizialmente l’avvio dei lavori era previsto per settembre.

Washington e Ankara, prima dell’accordo, hanno discusso a lungo sul piano da attuare nel Nord-Est della Siria, dove le forze americane hanno combattuto una dura guerra contro l’ISIS a fianco delle YPG curde, parte delle Syrian Democratic Forces, considerate da Ankara un’organizzazione terroristica. Anche gli altri alleati della NATO sono concordi nella creazione di una zona sicura nel Paese, dopo che i soldati americani si sono ritirati da quelle regioni della Siria, nel dicembre 2018. I membri dell’Alleanza Atlantica ritengono che l’area dovrebbe essere liberata dai curdi ma anche controllata dalle forze NATO.

I curdi siriani, che hanno svolto un ruolo chiave nella lotta contro l’ISIS, hanno creato una regione autonoma nella Siria Nord-orientale. Tuttavia, la prospettiva di un ritiro militare USA, in seguito alla fine della lotta contro lo Stato Islamico, ha suscitato le paure curde di un possibile attacco turco.

Finora la Turchia ha effettuato due operazioni militari transfrontaliere in Siria, nel 2016 e nel 2018. La seconda ha visto l’ingresso di truppe turche e combattenti anti-regime siriani ad Afrin, nel Nord-Ovest. Inoltre, il 4 agosto, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha annunciato che Ankara avvierà un’operazione militare in un’area controllata dai curdi a Est del fiume Eufrate, nella Siria settentrionale. Dal canto loro, gli Stati Uniti hanno condannato la campagna militare turca in Siria, definendola inaccettabile e promettendo di intensificare gli sforzi diplomatici con Ankara.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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