Siria: l’esercito del regime a Khan Shaykhun

Pubblicato il 19 agosto 2019 alle 14:23 in Medio Oriente Siria

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Le forze del regime siriano sono entrate nella città di Khan Shaykhun, situata nel Sud di Idlib, nella sera di domenica 18 agosto.

Come specificato anche dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, l’esercito è avanzato nella città, scontrandosi violentemente con le fazioni opposte. Secondo quanto riferito dal direttore di tale osservatorio, Rami Abdel Rahman, è la prima volta che le forze del regime sono entrate a Khan Shaykhun, sin dal 2014, anno in cui ne avevano perso il controllo.

A detta del direttore, violenti scontri continuano a verificarsi sia all’interno della città sia su altri fronti ai confini e vedono le forze del regime, da un lato, e le fazioni di opposizione dall’altro. Inoltre, è stato evidenziato che il regime sta affrontando una feroce resistenza da parte delle fazioni opposte e hanno fatto ricorso all’Hayat Tahrir Al-Sham (HTS), l’ex Fronte Al-Nusra, per lanciare diversi attacchi suicidi nelle vicinanze della città.

Secondo il bilancio dell’Osservatorio, dalla notte del 17 agosto, 59 membri delle fazioni sono morti a seguito dei violenti scontri, oltre a 28 membri delle forze del regime e dei propri alleati. Precedentemente, nella notte tra il 15 ed il 16 agosto, 33 attacchi aerei erano stati sferrati dal regime contro la medesima città, prendendo di mira altresì gli assi di combattimento situati a Est e Ovest.

Per diversi giorni le forze del regime hanno cercato di avanzare verso Khan Shaykhoun, la maggiore città rurale meridionale di Idlib, attraversata da un’autostrada strategica, parzialmente controllata dalle fazioni di opposizione. Tale strada è un’arteria vitale che collega le città più importanti sotto il controllo delle forze del regime. Questa parte da Aleppo a Nord, attraversa Hama e Homs nel mezzo e poi Damasco, fino a giungere al valico di frontiera con la Giordania. A detta di alcuni analisti, l’obiettivo del regime è completarne il controllo.

Sin dalla fine del mese di aprile, la provincia di Idlib e le aree adiacenti, nel Nord-Ovest del Paese, hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia, cui si aggiungono i violenti combattimenti concentrati nell’area settentrionale di Hama. L’HTS, affiliato di Al Qaeda in Siria, controlla gran parte di tali territori, ed è affiancato da altri gruppi di minore rilevanza.

Sebbene nei primi tre mesi i combattimenti fossero concentrati soprattutto nell’area rurale di Hama, le forze del regime hanno iniziato, l’8 agosto, ad ampliare il proprio campo di azione nella periferia meridionale di Idlib.

L’intensificazione dei raid aerei aveva avuto inizio il 12 luglio, quando i velivoli russi hanno colpito alcune città in mano ai ribelli nella regione di Idlib e Hama, nel quadro di un ampliamento dell’offensiva del regime di Damasco, supportato militarmente da Mosca, contro i dissidenti siriani.

Secondo le Nazioni Unite, sin dalla fine di aprile, oltre 440.000 persone sono state sfollate da tali aree mentre, a detta dell’Osservatorio siriano, gli assalti alle aree civili, da parte siriana e russa, hanno provocato circa 790 morti civili. L’osservatorio ha anche documentato la morte di 3404 persone dall’inizio dell’escalation del 30 aprile scorso, considerata la più violenta di sempre, mentre 3933 persone sono morte nelle aree di tregua russo-turca da febbraio 2019.

La guerra civile è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano Bashar Al-Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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