Libia: Haftar colpisce la base per la Turchia

Pubblicato il 19 agosto 2019 alle 16:00 in Libia Turchia

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L’ufficio stampa del comando generale dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) ha scattato foto, pubblicate dal quotidiano Al-Marsad, che mostrano il generale libico a capo di tali forze, Khalifa Haftar, mentre supervisiona l’operazione contro la base aerea di Misurata.

Quest’ultima, situata nell’Ovest della Libia e ospitante altresì l’Accademia dell’aeronautica, è stata colpita nella notte tra il 17 ed il 18 agosto con 13 raid aerei. Misurata riveste un’importanza strategica e militare ed è di supporto alle forze dell’esercito del governo tripolino. Da tale base aerea, le forze di Tripoli lanciano aerei da guerra e droni, ed è qui che ricevono armi e munizioni dall’estero.

Già prima dell’attacco, si prevedeva che tale luogo potesse divenire una probabile base permanente per la Turchia, sostenitrice della fazione opposta di Haftar, il governo tripolino. Nella stessa giornata, l’LNA ha altresì colpito alcuni gruppi di soldati delle forze nemiche.

Le foto pubblicate rivelano il progetto previsto per l’area. Questo comprende diversi hangar per aerei, una pista situata a Ovest della base di Misurata, oltre a depositi e magazzini per droni turchi. Per l’esercito di Haftar, ciò rappresenta una minaccia sia per le proprie forze sia per i civili. A tal proposito, commentando l’operazione militare “di successo” contro Misurata, Haftar ha dichiarato che ostacolerà qualsiasi tentativo di stabilire basi straniere in Libia, volte a sostenere e finanziare il terrorismo all’interno del Paese. Pertanto, fino a quando la città continuerà a ricevere sostegno militare turco, attacchi dell’LNA sono da ritenersi legittimi.

Anche altre fonti hanno confermato che Misurata sarebbe stata messa a servizio della Turchia, e avrebbe avuto un modello simile alle altre basi turche nel Nord della Siria. Secondo quanto dichiarato, le forze di Haftar stavano monitorando il luogo, in attesa di qualsiasi tentativo da parte della Turchia di espandere la propria sfera di influenza regionale in tutta la Libia.

Tra gli ultimi attacchi, nella notte tra il 5 ed il 6 agosto, un drone ha colpito la medesima Accademia dell’Aeronautica. Si trattava della seconda volta in una settimana. Il 1° luglio, Haftar aveva riferito che la sua aviazione aveva distrutto un drone turco presso l’Aeroporto Internazionale di Mitiga. Di fronte al medesimo attacco, il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, aveva dichiarato ai media statali: “Il prezzo da pagare sarà molto alto in caso di atteggiamenti ostili. Ci vendicheremo nel modo più efficace e forte”.

Le tensioni tra Libia e Turchia erano già aumentate il 23 giugno, quando il ministero degli Esteri di Ankara aveva accusato le milizie di Haftar di aver sequestrato 6 cittadini turchi. In tale occasione, Ankara aveva avvertito che l’LNA sarebbe diventato un “obiettivo legittimo” se queste persone non fossero state rilasciate immediatamente. Da parte sua, l’esercito di Tobruk ha riferito di aver arrestato solamente 2 turchi nella città petrolifera Nord-orientale di Ajdabiya.

In Libia, Ankara sostiene il governo internazionalmente riconosciuto di Tripoli e ha fornito droni e veicoli alle forze alleate al primo ministro tripolino, Fayez al-Serraj.  Tali armamenti sono stati utilizzati per respingere la campagna di Haftar, lanciata dal generale contro Tripoli, il 4 aprile scorso, e ancora in corso.

La situazione di grave instabilità in Libia ha avuto inizio il 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Gli schieramenti che si oppongono sono due. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar, a capo dell’Esercito Nazionale Libico. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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