Iran: dopo la confisca degli USA, la petroliera Grace 1 riparte

Pubblicato il 19 agosto 2019 alle 11:36 in Iran UK USA e Canada

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Dopo il fermo da parte statunitense, la petroliera Grace 1, precedentemente sequestrata dalle autorità di Gibilterra, è riuscita nuovamente a salpare nelle prime ore del 19 agosto.

La petroliera iraniana, battente bandiera panamense, era stata bloccata, il 4 luglio scorso, dalla polizia locale e dall’agenzia doganale dell’area, sostenute da un distaccamento della Marina britannica. In una dichiarazione, il governo locale aveva dichiarato di avere motivazioni ragionevoli per credere che la nave stesse trasportando un carico di petrolio greggio verso la raffineria di Banyas, in Siria. L’accusa è quella di aver violato, con il trasferimento di petrolio in Siria, le sanzioni imposte dall’Unione Europea.

Successivamente, il 16 agosto, Gibilterra aveva deciso di rilasciare Grace 1, e fonti iraniane avevano reso noto che la nave era pronta a salvare verso il Mediterraneo. Tuttavia, sempre il 16 agosto, è giunto un mandato di confisca da parte statunitense, in cui veniva denunciata sia l’effettiva violazione delle sanzioni europee sia il legame con il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, designato di recente dagli USA un’organizzazione terroristica.

Le autorità di Gibilterra hanno, però, respinto la richiesta di Washington, e, al momento, Grace 1 risulta essere partita. Secondo alcune fonti, tra cui il quotidiano arabo Al-Arabiya, la destinazione è l’isola greca di Kalamata. A detta del sito web Marine Traffic, la petroliera, dopo essere salpata dalla coste di Gibilterra, si è diretta verso Sud. L’imbarcazione, con a bordo un equipaggio di 25 membri, sventola una nuova bandiera, questa volta iraniana, ed ha un nuovo nome, Adrian Daria.

Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti aveva dichiarato che la petroliera veniva utilizzata nel commercio “illegale” verso la Siria. In particolare, secondo il ministro della Giustizia statunitense, Grace 1 sarebbe coinvolta in un programma per “accedere illegalmente al sistema finanziario statunitense, con lo scopo di supportare le spedizioni illegali dall’Iran alla Siria, inviate dalle guardie rivoluzionarie iraniane”, e ciò contro le sanzioni statunitensi contro l’Iran.

In tale quadro, Teheran aveva precedentemente risposto alla detenzione della propria petroliera sequestrando la petroliera britannica Stena Impero e tutto il suo equipaggio, avvenuto nello stretto di Hormuz il 19 luglio scorso. Il motivo della confisca è da collegarsi alla mancata aderenza alle leggi marittime internazionali.

Le due petroliere sono divenute motivo di pressione e tensione nelle ultime settimane, inasprendo maggiormente la crisi tra Iran e Occidente, e il loro destino è collegato ai contrasti diplomatici con le principali potenze dell’Unione Europea e degli Stati Uniti. L’area al centro di tali tensioni è il Golfo Persico e lo Stretto di Hormuz.

Tra le ultime mosse, Washington ha promosso la creazione di una “missione navale” nel Golfo, con l’obiettivo di garantire la sicurezza dell’area e soprattutto dello Stretto di Hormuz. Per gli USA, tale coalizione rappresenterà altresì un modo per affrontare la minaccia iraniana in un’area strategica. Sia il Regno Unito sia Israele hanno reso noto la loro partecipazione. A tal proposito, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif ha, invece, sottolineato che qualsiasi presenza navale e ingerenza estera nel Golfo, di Paesi al di fuori della regione, rappresenta una “fonte di insicurezza” per l’Iran e che, pertanto, Teheran agirà di conseguenza per preservare la propria stabilità.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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