Libia: raid aerei delle forze di Haftar contro aeroporto civile

Pubblicato il 18 agosto 2019 alle 10:57 in Africa Libia

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Le forze fedeli al governo libico orientale di Tobruk hanno causato gravi danni a un aeroporto civile nella Libia occidentale per via di raid aerei, hanno reso noto le Nazioni Unite, domenica 18 agosto.

Qualche giorno prima, le forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), fedeli al generale Khalifa Haftar, uomo forte del governo di Tobruk, avevano reso noto di aver bombardato con duplice attacco l’aeroporto di Zuwara, un villaggio situato a ovest della capitale Tripoli, affermando di aver bersagliato in particolare gli hangar utilizzati dai droni turchi. Domenica 18 agosto, la missione delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL), ha pubblicato una dichiarazione in cui rende noto di aver visitato l’aeroporto e non avervi trovato alcun tipo di risorse o infrastrutture militari. “La Missione rinnova la sua condanna agli attacchi condotti dalle forze dell’LNA contro l’aeroporto di Zuwara, che hanno causato seri danni”, si legge nel comunicato ONU. Il giorno prima, sabato 17 agosto, le unità dell’LNA avevano condotto numerosi raid aerei anche contro una base aerea situata nella cittadina libica occidentale di Misrata, da cui provengono alcune truppe impegnate a difendere Tripoli e il Governo di Accordo Nazionale, riconosciuto a livello internazionale. Secondo i residenti locali, a Misrata vi sono state tre forti esplosioni. L’Esercito Nazionale Libico non ha ancora commentato l’accaduto in tal senso.

Gli attacchi fanno parte di un’offensiva mirata a conquistare Tripoli e attualmente in corso da 5 mesi; la campagna militare in questione è portata avanti da Haftar e dalle forze a esso fedeli e dal governo parallelo di Tobruck, nella Libia orientale.

Le unità dell’LNA hanno deciso di intensificare i raid via cielo contro la capitale libica in quanto i progressi via terra sono più lenti del previsto, e le forze terrestri sono ferme alle periferie meridionali della città da settimane.

Ankara ha aiutato il governo tripolino rifornendolo con equipaggiamento e droni, mentre le unità dell’LNA sono state favorite militarmente tanto dall’Egitto quanto dagli Emirati Arabi Uniti, che vedono in Haftar una sicurezza nella lotta agli estremismi regionali.

La situazione di grave instabilità che caratterizza la Libia persiste sin dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Quest’ultima vede la contrapposizione di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar, a capo dell’LNA.

Haftar, il 4 aprile, dopo aver conquistato il Sud del Paese, ha sferrato un attacco contro Tripoli, avviando un’offensiva che è ancora in corso. Da parte sua, Tripoli ha risposto con l’operazione “Vulcano di rabbia”, che ha avuto inizio il 7 aprile e che mira ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”, oltre a difendere la capitale dall’avanzata dell’LNA.

Il 22 luglio scorso, l’esercito di Haftar ha dato inizio alla “fase decisiva e finale” della propria campagna di liberazione della capitale libica, dopo la perdita della città di Gharyan, del 27 giugno. In particolare, in un discorso del 24 luglio rivolto alle proprie truppe, Haftar ha dichiarato: “Presto alzeremo lo stendardo della vittoria nel cuore di Tripoli”. L’obiettivo del generale è liberare la capitale da Est verso Ovest.

Le milizie filo-governative si sono anch’esse lanciate in campo per difendere la capitale, creando, però, uno stallo militare che esiste tuttora. Tuttavia, i teatri di guerra intorno alla capitale continuano a causare vittime, con oltre 1.100 morti, tra cui oltre 100 civili. La maggior parte dei feriti, che ammontano a più di 5.800, di cui oltre 300 civili, fanno affidamento su una rete di ospedali da campo e ambulanze. Non da ultimo, circa mezzo milione di residenti vive ancora nella capitale, nei pressi o all’interno dei fronti di battaglia.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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