Yemen: coalizione a guida saudita colpisce ad Aden

Pubblicato il 17 agosto 2019 alle 10:43 in Medio Oriente Yemen

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Aerei da guerra della coalizione araba a guida saudita hanno aperto il fuoco sulla città portuale yemenita di Aden, all’alba di sabato 17 agosto, in prossimità dei luoghi occupati dai militanti separatisti meridionali che, la settimana prima, avevano assunto il controllo della città.

Nella notte di sabato, la coalizione ha altresì rinnovato il suo appello alle forze separatiste a ritirarsi da ogni luogo recentemente occupato ad Aden. Nell’appello, inoltre, il gruppo ha esortato tutte le unità meridionali al dialogo e alla collaborazione nella lotta contro i ribelli Houthi. “Non ci ritireremo, non cederemo, e gli aerei non ci spaventeranno”, ha reso noto la fazione meridionale, in risposta all’attacco.

La televisione nazionale saudita, sempre di sabato, ha reso noto che i separatisti del sud si ritireranno dal Ministero dell’Interno e dalla raffineria di Aden. Alcuni ufficiali locali avevano precedentemente informato l’agenzia di stampa Reuters che, mentre le forze separatiste avevano sgomberato il palazzo presidenziale e la banca centrale, non accennavano a voler lasciare i campi militari attraverso i quali hanno assunto a tutti gli effetti il controllo della città portuale.

Giovedì 15 agosto, una delegazione saudita era giunta ad Aden per monitorare il ritiro delle forze del Consiglio di transizione meridionale dalle posizioni precedentemente occupate. Il fine ultimo era far sì che le forze secessioniste liberassero le aree predisposte per il governo centrale yemenita.

Domenica 11 agosto, la coalizione araba a guida saudita era intervenuta militarmente ad Aden a sostegno del governo yemenita, dopo che i separatisti meridionali avevano occupato diverse aree della città, spezzando l’alleanza che si era formata per fronteggiare i ribelli Houthi. In tale occasione, le forze secessioniste erano riuscite a prendere possesso anche del palazzo presidenziale nell’area di Al-Mahaiq.

Aden, situata nel Sud del Paese, assiste a scontri tra le guardie presidenziali ed i separatisti del Sud da mercoledì 7 agosto; da un lato, vi sono le brigate per la sicurezza presidenziale mentre, dall’altro, i gruppi armati a sostegno delle forze separatiste locali, oltre a quelle della cintura di sicurezza, sostenute dagli Emirati Arabi Uniti.

I separatisti e le forze del governo riconosciuto a livello internazionale si sono sempre detti uniti di fronte ai gruppi di ribelli sciiti Houthi, protagonisti del perdurante conflitto in Yemen, scoppiato il 19 marzo 2015. Tuttavia, le due parti non concordano su alcune politiche riguardanti il futuro del Paese. Il motivo scatenante dei recenti scontri è stata l’accusa, da parte delle forze secessioniste, secondo cui il partito Al-Islah, un ramo dei Fratelli Musulmani e presunto alleato del presidente Rabbu Mansour Hadi, sarebbe complice dell’attacco missilistico del 1 agosto contro una parata militare, in cui un comandante delle forze della cintura di sicurezza, Munir al-Yafei, ha perso la vita.

In tale quadro, il Ministero degli Esteri yemenita ha annunciato la sospensione delle attività del proprio ufficio ad Aden, a causa della cosiddetta “ribellione armata”, guidata dalle forze secessioniste, contro le istituzioni governative. A tal proposito, il ministero ha incolpato sia il Consiglio di transizione meridionale sia gli Emirati Arabi Uniti per il colpo di Stato verificatosi, e ha chiesto ad Abu Dhabi di porre fine al proprio sostegno verso i ribelli separatisti. Per il ministero, si tratta di un colpo di Stato contro la legittimità, che contraddice lo scopo della presenza della coalizione emiratino-saudita in Yemen, ovvero sostenere il governo contro i ribelli sciiti Houthi e riportare stabilità nel Paese.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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