Stati Uniti intendono confiscare petroliera iraniana Grace 1

Pubblicato il 17 agosto 2019 alle 13:14 in Iran USA e Canada

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Documenti pubblicati da un tribunale americano mostrano che gli Stati Uniti hanno rilasciato un mandato per la confisca della Grace 1, la petroliera iraniana requisita il 4 luglio dalla marina britannica a Gibilterra, per manifesta violazione delle sanzioni imposte da Washington, in quanto la nave sarebbe stata realmente diretta in Siria.

Venerdì 16 agosto, Jessie Liu, avvocato americano del Distretto di Columbia, ha reso noto che la petroliera Grace 1, insieme agli oltre 2 milioni di barili di petrolio e i 995.000 dollari che l’imbarcazione trasporta, è soggetta a confisca a seguito di una denuncia sporta dal governo di Washington. Gli Stati Uniti hanno inoltre cercato di detenere la Grace 1 sulle basi di legami con il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, designato di recente dal Paese come un’organizzazione terroristica a tutti gli effetti. Tale notizia è stata confermata dall’avvocato Liu. Le autorità di Gibilterra, giovedì 15 agosto, avevano preannunciato che il Dipartimento di Giustizia americano stava facendo appello per requisire la petroliera.

La Grace 1 era stata requisita dalla Marina Reale Britannica presso lo stretto meridionale del Mediterraneo il 4 luglio scorso, per sospetta violazione delle sanzioni dell’Unione Europea, in quanto in atto di trasportare petrolio verso la Siria, stretto alleato di Teheran.

In un documento legale trapelato venerdì vengono addotte prove, quali mappe, equipaggiamenti elettronici e messaggi WhatsApp rinvenuti sui cellulari dei membri dell’equipaggio, che confermano come la petroliera dovesse realmente arrivare in Siria, in particolare al porto Banias, per i primi di luglio. Ciò implicherebbe una effettiva violazione delle sanzioni europee e americane, nonostante l’Iran abbia più volte negato che la destinazione del vascello era la Siria. In tal proposito, il portavoce del Ministero degli Esteri di Teheran, Abbas Mousavi, venerdì ha annunciato: “Come abbiamo già detto, la Siria non era la sua destinazione, e lo abbiamo già sostenuto… e ripetuto che non riguardava nessun altro, anche qualora fosse stata davvero la Siria”.

Gibilterra aveva deciso, il 15 agosto, di rilasciare la petroliera iraniana, battente bandiera panamense, rendendo noto che la Grace 1 era pronta a salpare. Tuttavia, in seguito al mandato di confisca americano, la sorte del vascello sembra nuovamente incerta. Nella giornata di venerdì la petroliera ha cambiato posizione in acqua, ma per il momento mantiene l’ancora abbassata.

Il tentativo di Washington di detenere ancora la nave è stato descritto da Teheran come un atto di pirateria. L’Iran aveva risposto alla detenzione della Grace 1 con la stessa moneta, sequestrando la petroliera britannica Stena Impero e tutto il suo equipaggio, avvenuto nello stretto di Hormuz il 19 luglio scorso. Tale imbarcazione si stava dirigendo verso un porto dell’Arabia Saudita, quando ha improvvisamente cambiato rotta, subito dopo aver superato lo Stretto di Hormuz. Il motivo della confisca è da collegarsi alla mancata aderenza alle leggi marittime internazionali.

Le due petroliere sono divenute motivo di pressione e tensione nelle ultime settimane, inasprendo maggiormente la crisi tra Iran e Occidente, e il loro destino è collegato ai contrasti diplomatici con le principali potenze dell’Unione Europea e degli Stati Uniti. L’area al centro di tali tensioni è il Golfo Persico e lo Stretto di Hormuz.

Tra le ultime mosse, Washington ha promosso la creazione di una “missione navale” nel Golfo, con l’obiettivo di garantire la sicurezza dell’area e soprattutto dello Stretto di Hormuz. Per gli USA, tale coalizione rappresenterà altresì un modo per affrontare la minaccia iraniana in un’area strategica. Sia il Regno Unito sia Israele hanno reso noto la loro partecipazione. A tal proposito, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif ha, invece, sottolineato che qualsiasi presenza navale e ingerenza estera nel Golfo, di Paesi al di fuori della regione, rappresenta una “fonte di insicurezza” per l’Iran e che, pertanto, Teheran agirà di conseguenza per preservare la propria stabilità.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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