Libia: riapre aeroporto nel sud, 90 civili morti a Muruq

Pubblicato il 17 agosto 2019 alle 10:01 in Africa Libia

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In Libia, venerdì 16 agosto, è stato riaperto l’aeroporto di Sebha, rimasto chiuso per 5 anni; separatamente, un rapporto ONU ha reso noto che a Muruq, ad agosto, sono morti almeno 90 civili.

L’aeroporto di Sebha, una delle principali città della Libia meridionale, era stato chiuso a gennaio del 2014 per motivi di sicurezza, e non aveva mai ripreso le normali operazioni prima di venerdì. Un volo commerciale ha immediatamente inaugurato la riapertura, con provenienza dalla più importante città libica orientale, Bengasi.

Il sud del Paese nordafricano è caratterizzato da una maggiore instabilità e carenza di sicurezza rispetto alla regione settentrionale, nonostante la situazione a Sebha sia meno precaria che in altre zone limitrofe.

Ad esempio, secondo l’ultimo rapporto della missione ONU in Libia, reso noto venerdì 16 agosto, a ovest di Sebha, nel villaggio di Murzuq, sono stati uccisi almeno 90 civili, e sfollati circa 6.425 (1.285 famiglie), dall’inizio di combattimenti tra differenti gruppi tribali nel mese di agosto e per via di un raid aereo avvenuto il 4 dello stesso mese. Alcuni civili sfollati sono stati trasferiti in rifugi temporanei dalle autorità locali. Numerose case e altre infrastrutture cittadine sono state distrutte nell’attacco via cielo, che ha causato danni anche alla conduzione elettrica nella zona.

La situazione di grave instabilità che caratterizza la Libia persiste sin dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Quest’ultima vede la contrapposizione di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar, a capo dell’LNA.

Haftar, il 4 aprile, dopo aver conquistato il Sud del Paese, ha sferrato un attacco contro Tripoli, avviando un’offensiva che è ancora in corso. Da parte sua, Tripoli ha risposto con l’operazione “Vulcano di rabbia”, che ha avuto inizio il 7 aprile e che mira ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”, oltre a difendere la capitale dall’avanzata dell’LNA.

Il 22 luglio scorso, l’esercito di Haftar ha dato inizio alla “fase decisiva e finale” della propria campagna di liberazione della capitale libica, dopo la perdita della città di Gharyan, del 27 giugno. In particolare, in un discorso del 24 luglio rivolto alle proprie truppe, Haftar ha dichiarato: “Presto alzeremo lo stendardo della vittoria nel cuore di Tripoli”. L’obiettivo del generale è liberare la capitale da Est verso Ovest.

Le milizie filo-governative si sono anch’esse lanciate in campo per difendere la capitale, creando, però, uno stallo militare che esiste tuttora. Tuttavia, i teatri di guerra intorno alla capitale continuano a causare vittime, con oltre 1.100 morti, tra cui oltre 100 civili. La maggior parte dei feriti, che ammontano a più di 5.800, di cui oltre 300 civili, fanno affidamento su una rete di ospedali da campo e ambulanze. Non da ultimo, circa mezzo milione di residenti vive ancora nella capitale, nei pressi o all’interno dei fronti di battaglia.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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