Israele: caccia bombardano Gaza dopo razzo palestinese

Pubblicato il 17 agosto 2019 alle 13:57 in Israele Palestina

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Aerei da guerra israeliani hanno colpito almeno 3 bersagli nella Striscia di Gaza, nel mattino di sabato 17 agosto, in seguito al lancio di un razzo palestinese. Sembrano non esserci vittime.

I raid israeliani, condotti in seguito al lancio di un razzo palestinese nel sud di Israele, nella sera di venerdì 16 agosto, hanno colpito un avamposto di Hamas a Beit Hanoun, nella parte settentrionale della Striscia di Gaza, un target presso la città di Gaza e un campo aperto in prossimità di Deir El Balah, nella zona centrale della Striscia. A renderlo noto è stato un funzionario palestinese.

Anche un comunicato dell’esercito israeliano ha confermato gli attacchi, ma menzionando solo 2 raid, contro “obiettivi sotterranei appartenenti all’organizzazione terroristica Hamas nella Striscia di Gaza settentrionale e centrale”. Lo stesso annuncio militare ha reso noto che il lancio del razzo nella notte di venerdì dai territori palestinesi è stato il primo dal 12 luglio, e che il vettore è stato intercettato dal sistema di difesa israeliano Iron Dome dopo l’allarme antiaereo lanciato dalle sirene del villaggio di Sderot.

Precedentemente, nella giornata di venerdì 16 agosto, il Ministero della Salute palestinese aveva divulgato che 32 palestinesi sono rimasti feriti da proiettili veri, utilizzati dai soldati israeliani per reprimere le proteste settimanali lungo il confine a Gaza. Un portavoce militare israeliano ha stimato che fossero circa 5.600  i manifestanti, alcuni dei quali lanciavano bombe a mano e altri ordigni esplosivi in direzione delle truppe di Israele tentando di avvicinarsi alla recinzione di confine. Il medesimo ufficiale ha spiegato che le loro unità hanno risposto con i “mezzi di dispersione di massa” previsti dalle leggi internazionali, e si è detto non al corrente di presunti proiettili veri.

Dall’inizio delle proteste, scoppiate con l’inaugurazione della Marcia del Ritorno, ad oggi, sono almeno 302 i palestinesi rimasti vittime del fuoco israeliano a Gaza. Nello stesso periodo, tra i ranghi opposti, hanno perso la vita 7 soldati israeliani. Negli ultimi mesi le proteste sono andate scemando in violenza e intensità, grazie anche alla mediazione di funzionari egiziani e membri delle Nazioni Unite, i quali hanno reso possibile una tregua informale tra Israele e Hamas, gruppo islamista che controlla l’enclave palestinese di Gaza.

La Marcia del Ritorno si riferisce ad una serie di proteste iniziate a Gaza il 30 marzo 2018. Il progetto degli organizzatori della marcia prevedeva l’avvicinamento graduale alla barriera di sicurezza israeliana in una serie di manifestazioni che dovevano protrarsi fino al 15 maggio 2018, giorno in cui si celebra lo Yawm Al-Nakba, il Giorno della Catastrofe, in cui il popolo palestinese commemora l’esodo di centinaia di migliaia di palestinesi dal territorio di Israele, avvenuto nel 1948. Tali proteste sono culminate il 14 maggio 2018, giorno del contestato trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme, con la morte di più di 60 persone e il ferimento di 2.700 palestinesi che stavano manifestando al confine tra Gaza e Israele. In totale, secondo i dati forniti dal Ministero della Salute palestinese, ammontano a circa 200 i palestinesi uccisi a Gaza per mano delle unità israeliane dall’inizio delle proteste, a fronte di un soldato israeliano ucciso da un cecchino palestinese.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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