Iraq: operazione statunitense contro l’ISIS

Pubblicato il 17 agosto 2019 alle 6:15 in Iraq USA e Canada

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Il comando centrale degli Stati Uniti ha reso noto che soldati statunitensi hanno intrapreso una missione militare nella provincia di Ninive, situata nel nord dell’Iraq. L’obiettivo è eliminare le ultime cellule dello Stato Islamico.

In una dichiarazione rilasciata dai media iracheni locali, il 15 agosto, è stato affermato che i soldati statunitensi si stanno coordinando con il governo iracheno in una missione contro le postazioni terroristiche dell’ISIS, situate, in particolare, nei pressi dell’aeroporto di Qayyarah, nel Sud di Ninive. Tale campagna militare mira ad eliminare le cellule dormienti dell’organizzazione terroristica e ad assicurarne la sconfitta in modo permanente.

Tale notizia giunge il giorno successivo alla decisione del primo ministro iracheno, Adil Abdul-Mahdi, di revocare permessi di volo, sia ad aerei da combattimento che da ricognizione, iracheni e stranieri. La decisione è stata presa in seguito ad esplosioni che hanno interessato il campo militare di una fazione armata, collegata all’Iran, nel Sud di Baghdad. Al momento, non è chiaro, però, se gli aerei statunitensi partecipanti alla missione anti- ISIS rappresentino un’eccezione o meno.

Già il 5 agosto scorso, il primo ministro iracheno aveva annunciato l’avvio di una vasta operazione militare contro lo Stato Islamico nelle zone di Diyala e Ninive, con l’obiettivo di mettere in sicurezza le province nell’Iraq occidentale, al confine con la Siria.

L’ISIS, da parte sua, negli ultimi tempi, ha condotto una serie di operazioni soprattutto nei governatorati di Diyala, Kirkuk e Saladdin, sia contro le forze dell’ordine, sia contro civili. In particolare, alla fine del mese di luglio scorso, per la prima volta dal 2017, membri dello Stato Islamico hanno provato ad attaccare il giacimento petrolifero di Salahdin, situato nel Nord dell’Iraq. Il 30 maggio scorso, una serie di esplosioni ha colpito il Governatorato iracheno di Kirkuk, situato a Nord del Paese, a circa 250 km dalla capitale Baghdad, provocando almeno 5 morti e 18 feriti.

L’inizio della presenza dell’ISIS in Iraq risale al 2014, con l’inizio di un’ampia offensiva in Siria e in Iraq. Dopo aver occupato gran parte del territorio iracheno, il 10 giugno di quell’anno l’organizzazione prese anche il controllo di Mosul, seconda città del Paese e principale nucleo urbano caduto in mano ai jihadisti, liberata poi il 10 luglio 2017.

Il 9 dicembre 2017, il governo iracheno ha annunciato la vittoria sull’ISIS. In tale data, dopo tre anni di battaglie, il primo ministro dell’Iraq in carica, Haider al Abadi, aveva comunicato che l’esercito aveva ripreso il totale controllo del Paese, dopo la riconquista di Rawa, una città ai confini occidentali di Anbar con la Siria, ultimo baluardo del gruppo in Iraq. Tuttavia, da allora, attacchi “mordi e fuggi”, insurrezioni e guerriglie nel territorio dell’Iraq settentrionale continuano. L’obiettivo è minare il governo di Baghdad. Diversi dati dimostrano che il califfato autoproclamato rimane ancora una minaccia per il Paese.

In tale quadro, gli Stati Uniti sono alla guida di una coalizione internazionale, istituita nel settembre 2014 con lo scopo di sconfiggere l’ISIS, soprattutto in Siria e in Iraq. La coalizione anti-ISIS conta circa 80 membri. Sin dal 2014, questa si è impegnata nella lotta allo Stato Islamico, con l’obiettivo di sconfiggerlo su tutti i fronti, distruggendo altresì le proprie reti ed ostacolando le proprie mire espansionistiche. Oltre alle campagne militari condotte in Iraq e in Siria, la coalizione ha altresì l’obiettivo di minare l’infrastruttura finanziaria ed economica dell’ISIS, frenare il flusso di foreign fighter attraverso i confini e ristabilire la stabilità ed i servizi pubblici essenziali nelle aree liberate dalla morsa del gruppo terroristico.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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