Trump preoccupato per la crisi tra Cina e Hong Kong

Pubblicato il 16 agosto 2019 alle 13:05 in Cina Hong Kong USA e Canada

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Il presidente statunitense, Donald Trump, ha dichiarato che il suo omologo cinese, Xi JinPing, dovrebbe dialogare con i manifestanti di Hong Kong e che tale crisi potrebbe minacciare l’accordo commerciale tra Pechino e Washington.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha espresso la propria preoccupazione per la situazione ad Hong Kong e ha suggerito che il presidente cinese si sieda ad un tavolo con i manifestanti, per aiutare a riportare la situazione alla normalità. Trump ha rilasciato tale dichiarazione giovedì 15 agosto. Lo stesso giorno, la Cina ha avvertito che Pechino non “starà a guardare” mentre i disordini nella città semi-autonoma cinese continuano. “Sono preoccupato”, ha riferito il presidente USA ai giornalisti, nel New Jersey.

Trump ha esortato Xi Jinping a negoziare direttamente con i manifestanti pro-democrazia, affermando: “Sarei disposto a scommettere che se si fosse seduto con i manifestanti, scommetto che avrebbe risolto tutto in 15 minuti”. I suoi commenti, pubblicati poi su Twitter, hanno poi messo in connessione la situazione ad Hong Kong con l’accordo commerciale USA-Cina, che i due Paesi stanno negoziando per mettere fine alla guerra commerciale in atto. Trump ha quindi elogiato il presidente cinese Xi Jinping, che ha definito “un grande leader” e ha suggerito che un “incontro personale” potrebbe aiutare a risolvere la crisi di Hong Kong. Ha anche affermato che “la Cina non è un nostro problema, ma la questione di Hong Kong non ci aiuta”.

Sebbene le proteste siano in corso da più di 2 mesi, con gruppi di manifestanti pro-democrazia che hanno riempito le strade e bloccato i terminal dell’aeroporto e con violente repressioni da parte della polizia, Trump non si era ancora espresso su tale situazione, eccetto brevi e distaccate dichiarazioni. In precedenza, aveva definito le proteste “rivolte”, ripetendo il linguaggio usato dal governo cinese, che è fortemente contestato dai manifestanti. 

La moderazione della Casa Bianca sulla questione è stata notata a Washington, dove le proteste sono state causa di un raro evento: un ampio accordo bipartisan. Mitch McConnell, leader della maggioranza al Senato, Kevin McCarthy, leader della minoranza della Camera e Marco Rubio sono tra i repubblicani che hanno rilasciato dichiarazioni a sostegno dei manifestanti di Hong Kong. Nel partito opposto, Nancy Pelosi, leader della maggioranza della Camera, Chuck Schumer, leader delle minoranze del Senato e la maggior parte dei candidati democratici alla presidenza hanno fatto lo stesso.

L’oggetto principale delle proteste è la revoca di un disegno di legge, presentato dal capo dell’esecutivo della città, Carrie Lam, che permetterebbe l’estradizione in Cina dei cittadini di Hong Kong. Inoltre, i manifestanti chiedono le dimissioni della Lam e maggiori garanzie democratiche contro l’ingerenza della Cina. Le proteste dell’aeroporto sono state le più importanti del movimento anti-governativo, segnando un forte impatto sull’economia e sul turismo di Hong Kong. 

Iniziate il 31 marzo, dopo tre mesi, le manifestazioni si sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. Le proteste si sono verificate quasi quotidianamente, e a volte sono state organizzate con poco preavviso, al fine di interrompere il regolare corso degli affari nella città. Questi disordini hanno messo sotto pressione il governo, che ha risposto con un massiccio dispiegamento di forze di polizia, che sono state spesso accusate di utilizzare eccessivamente la forza.

L’attuale Consiglio Legislativo dell’isola termina il proprio mandato nel mese di luglio 2020 e se l’emendamento in questione non verrà portato avanti e trasformato in legge prima di allora, decadrà spontaneamente. Hong Kong è “tornata alla Cina” nel 1997 e ha perso il suo status di colonia britannica. Per questo, secondo Lu Kang del Ministero degli Esteri di Pechino, il Regno Unito e i Paesi occidentali non devono interessarsi a quanto sta accadendo sull’isola. La regione autonoma speciale della Cina gode di maggiori libertà democratiche e di un sistema giuridico e legislativo indipendente da quello di Pechino, secondo il principio “un Paese, due Sistemi”. L’isola è governata in base a una legge costituzionale nota come Base Law, mutuata dal diritto anglosassone.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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