Siria: Idlib ancora sotto attacco, 20 morti

Pubblicato il 16 agosto 2019 alle 14:30 in Medio Oriente Siria

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Gli assi di combattimento situati a Est e a Nord-Ovest della città di Khan Shaykhun, situata nella periferia meridionale di Idlib, nella notte tra il 15 ed il 16 agosto, sono stati attaccati da bombardamenti sia dalle forze del regime sia da quelle delle fazioni di opposizione. Secondo l’Osservatorio siriano dei Diritti Umani, il bilancio è di almeno 20 morti.

Entrambi i fronti ed entrambe le fazioni hanno assistito a perdite umane. Il regime ha sferrato 33 attacchi aerei, su Khan Shaykhun e altre aree circostanti, oltre che verso l’asse di collegamento nel Sud di Idlib. A ciò si aggiungono 38 barili esplosivi sull’asse di Kabana, nella periferia settentrionale di Latakia e in altre zone confinanti. Secondo quanto affermato dall’Osservatorio, le forze del regime sono riuscite altresì a prendere il controllo del villaggio di Madaya e di altre aree nel Sud di Idlib, in seguito a violenti scontri con le forze di opposizione.

Tali attacchi si aggiungono a quelli dell’ultima settimana. In particolare, almeno 60 persone sono state uccise, martedì 13 agosto, in scontri tra le forze del regime ed i gruppi armati dell’opposizione nel Sud di Idlib e hanno portato alla morte di circa 20 membri delle fazioni di opposizione, prevalentemente dell’ex Fronte Al-Nusra, e di altri 23 soldati dell’esercito siriano.

Sin dalla fine del mese di aprile, la provincia di Idlib e le aree adiacenti, nel Nord-Ovest del Paese, dove vivono circa 3 milioni di persone, hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia, cui si aggiungono i violenti combattimenti concentrati nell’area settentrionale di Hama. Hayat Tahrir al-Sham (HTS), il precedente Fronte Al-Nusra, affiliato di Al Qaeda in Siria, controlla gran parte di tali territori, ed è affiancato da altri gruppi di minore rilevanza.

Il 1 agosto, Damasco aveva accettato di porre una tregua a Idlib, dopo più di tre mesi dall’inizio della sua escalation militare e dei conseguenti bombardamenti nella regione, condotti altresì dal proprio alleato, la Russia. Una delle condizioni per il cessate il fuoco era l’applicazione dell’accordo russo-turco stabilito il 17 settembre 2018, a Sochi. Questo prevede la creazione di un’area smilitarizzata di 15 – 20 km, in cui ribelli sconfitti ed i civili in fuga, insieme alle proprie famiglie e ad altri civili scappati da diverse zone di conflitto, possano considerarsi al sicuro rispetto agli attacchi del regime. 

Tuttavia, secondo quanto rivelato anche dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, gli aerei siriani hanno cominciato a lanciare raid e barili esplosivi in diverse aree di Idlib e nei propri dintorni sin dal primo pomeriggio del 5 agosto. La prima città ad essere colpita è stata Khan Shaykhun, nel Sud del governatorato di Idlib.

L’intensificazione dei raid aerei aveva avuto inizio il 12 luglio, quando i velivoli russi hanno colpito alcune città in mano ai ribelli nella regione di Idlib e Hama, nel quadro di un ampliamento dell’offensiva del regime di Damasco, supportato militarmente da Mosca, contro i dissidenti siriani.

Secondo le Nazioni Unite, sin dalla fine di aprile, oltre 440.000 persone sono state sfollate da tali aree mentre, a detta dell’Osservatorio siriano, gli assalti alle aree civili, da parte siriana e russa, hanno provocato circa 790 morti civili. L’osservatorio ha anche documentato la morte di 3404 persone dall’inizio dell’escalation del 30 aprile scorso, considerata la più violenta di sempre, mentre 3933 persone sono morte nelle aree di tregua russo-turca da febbraio 2019.

La guerra civile è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano Bashar Al-Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

 

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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