Libia: Haftar bombarda ospedali e ambulanze a Tripoli

Pubblicato il 16 agosto 2019 alle 16:46 in Africa Libia

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L’inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salamé, il 15 agosto, ha condannato duramente i violenti ed incessanti attacchi in Libia contro strutture e operatori sanitari.

Tali azioni, che potrebbero equivalere a crimini di guerra, si inseriscono nel quadro di una brutale battaglia, il cui obiettivo principale è prendere il controllo di Tripoli. Si tratta, tuttavia, di attacchi definiti “crudeli” e “spietati”.

Le dichiarazioni dell’inviato speciale dell’Onu giungono il giorno successivo a due attacchi aerei di precisione, che hanno interessato un ospedale da campo nell’enclave di Azoliya di Tripoli, e che, secondo quanto riferito dall’Onu, hanno causato il ferimento di almeno 4 membri del personale medico.

Tale offensiva fa seguito ad una tregua temporanea, proposta dallo stesso Ghassan Salamé, il 29 luglio scorso. Questa ha avuto inizio il 10 agosto, primo giorno dell’Eid al-Adha, ovvero la “festa del sacrificio”, celebrata ogni anno nel mondo islamico ed in cui avviene anche il pellegrinaggio canonico. La tregua includeva la cessazione di attacchi in tutte le aree, il divieto di attività aeree e il fermo di qualsiasi movimento o mobilitazione di truppe, di entrambe le parti. Tuttavia, già a partire dal 13 agosto, scontri e attacchi aerei sono ripresi nella capitale libica.

A detta dell’Onu, sin dal 4 aprile scorso, data di inizio della violenta offensiva verso Tripoli, guidata dal generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, oltre 37 attacchi hanno preso di mira operatori sanitari e strutture mediche, violando il diritto internazionale umanitario. Inoltre, almeno 19 ambulanze e 19 ospedali sono stati colpiti da bombardamenti o attacchi aerei, causando almeno 11 morti e più di 33 feriti. Tale bilancio, a detta delle Nazioni Unite, potrebbe raggiungere cifre ben più elevate.

Secondo Salamé, mirare intenzionalmente a operatori sanitari, strutture sanitarie e ambulanze rappresenta un crimine di guerra. Inoltre, se ciò avviene nel quadro di attacchi sistematici su ampia scala, diretti contro la popolazione civile, si è di fronte ad un crimine contro l’umanità.

Tuttavia, non è la prima volta che Salamé mette in luce gli attacchi subiti dagli operatori sanitari. Il 29 luglio scorso, rivolgendosi al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, l’inviato aveva dichiarato che entrambe le parti coinvolte nel conflitto in Libia “ignorano le richieste di de-escalation”. In tale occasione, Ghassan Salamé aveva poi messo in guardia da possibili sanzioni contro chiunque colpisca civili e operatori umanitari. “L’impunità non dovrebbe prevalere, soprattutto per coloro che attaccano ospedali e ambulanze” erano state le sue parole.

Il giorno precedente a tali dichiarazioni, il 28 luglio, un attacco aereo aveva colpito un ospedale da campo nel distretto di Zawya di Tripoli, uccidendo 5 operatori sanitari. Una settimana prima, un attacco aveva interessato un altro ospedale da campo, nell’enclave di Al Swani, ferendo 3 persone. Si trattava del terzo attacco contro la medesima struttura dal mese di aprile.

Il coordinatore di emergenza per la Libia dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Hussein Hassan, ha affermato che gli operatori sanitari in Libia rischiano la vita 24 ore su 24, 7 giorni su 7, per recuperare corpi morti e salvare feriti, senza fare differenze tra civili e militari. Ciò che, però, viene a mancare, a detta di Hassan, è “il rispetto per il diritto internazionale umanitario o per i principi umanitari”.

Inoltre, secondo il coordinatore OMS, le milizie che si oppongono sono disparate, ciascuna con interessi e ideologie in competizione. Pertanto, spesso gli inviti da parte degli operatori sanitari non vengono ascoltati ed i diversi gruppi armati fanno prevalere i propri interessi personali sulla vita dei civili, con l’unico obiettivo di mostrare la propria forza.

Il governo di Tripoli accusa le forze di Haftar per gli attacchi alle infrastrutture mediche. Anche Salamé, nonostante la tradizionale inclinazione delle Nazioni Unite verso la neutralità, ha incolpato l’LNA per i diversi bombardamenti, affermando che l’Onu non starà fermo a guardare medici e paramedici colpiti ogni giorno mentre rischiano la vita per salvare gli altri, e che ci si impegnerà per garantire che i responsabili di tali offensive vengano portati davanti alla giustizia.

I crescenti attacchi contro il “sistema sanitario” si inseriscono nel quadro di una guerra in espansione, che va oltre la capitale Tripoli, e che vede contrapposi le forze dell’LNA e quelle del governo tripolino. Tra gli ultimi eventi, il 27 luglio scorso, l’esercito filo-governativo ha attaccato una delle principali basi aeree di Haftar, Al-Jafra, situata al centro del Paese. Ciò ha spinto l’Esercito Nazionale a sferrare attacchi aerei contro la città di Misurata, situata a 130 miglia a Est di Tripoli. Inoltre, il 4 agosto scorso, gli aerei dell’LNA hanno colpito Murzuq, città situata nella regione di Fezzan, nel Sud-Ovest del Paese, causando almeno 43 morti, in prevalenza civili.

La situazione di grave instabilità che caratterizza la Libia persiste sin dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Quest’ultima vede la contrapposizione di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar, a capo dell’LNA.

Haftar, il 4 aprile, dopo aver conquistato il Sud del Paese, ha sferrato un attacco contro Tripoli, avviando un’offensiva che è ancora in corso. Da parte sua, Tripoli ha risposto con l’operazione “Vulcano di rabbia”, che ha avuto inizio il 7 aprile e che mira ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”, oltre a difendere la capitale dall’avanzata dell’LNA.

Il 22 luglio scorso, l’esercito di Haftar ha dato inizio alla “fase decisiva e finale” della propria campagna di liberazione della capitale libica, dopo la perdita della città di Gharyan, del 27 giugno. In particolare, in un discorso del 24 luglio rivolto alle proprie truppe, Haftar ha dichiarato: “Presto alzeremo lo stendardo della vittoria nel cuore di Tripoli”. L’obiettivo del generale è liberare la capitale da Est verso Ovest.

Le milizie filo-governative si sono anch’esse lanciate in campo per difendere la capitale, creando, però, uno stallo militare che esiste tuttora. Tuttavia, i teatri di guerra intorno alla capitale continuano a causare vittime, con oltre 1.100 morti, tra cui oltre 100 civili. La maggior parte dei feriti, che ammontano a più di 5.800, di cui oltre 300 civili, fanno affidamento su una rete di ospedali da campo e ambulanze. Non da ultimo, circa mezzo milione di residenti vive ancora nella capitale, nei pressi o all’interno dei fronti di battaglia.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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