Corea del Nord: nuovo lancio di due missili non identificati

Pubblicato il 16 agosto 2019 alle 9:08 in Asia Corea del Nord Corea del Sud

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La Corea del Nord ha effettuato il lancio di due missili non identificati al largo della propria costa orientale, la mattina di venerdì 16 agosto. 

La notizia è stata riferita dal Joint Chiefs of Staff (JCS) di Seul. Si tratta dell’ultimo di una serie di lanci che Pyongyang ha effettuato in protesta contro le esercitazioni militari congiunte tra Stati Uniti e Corea del Sud. Il leader nordcoreano, Kim Jong-Un, ha definito tali mosse un “avvertimento solenne” contro Seul e Washington. Quello del 16 agosto è il sesto round di lanci in 3 settimane. L’esercito sudcoreano ha affermato che i proiettili sono stati fatti partire da vicino alla città di Tongchon, nella provincia di Kangwon, nel Mare orientale, noto anche come Mar del Giappone. “I militari stanno monitorando la situazione in caso di lanci aggiuntivi mantenendo la prontezza d’azione”, ha affermato il JCS.

Da parte sua, il presidente sudcoreano, Moon Jae-in, giovedì 15 agosto che ha ribadito il suo desiderio di unificare le due Coree e ha affermato che non ha nient’altro da discutere con le autorità del Sud. Il discorso è stato pronunciato in occasione dell’anniversario della liberazione della Corea dal controllo giapponese, durato dal 1910-45, Moon ha sottolineato che l’obiettivo è quello di “raggiungere la pace e l’unificazione entro il 2045”. Tuttavia, il suo mandato presidenziale scadrà nel 2022.

I negoziati tra i due Paesi sulla de-nuclearizzazione rimangono, tuttavia, in stallo e Washington ha programmato una serie di esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud, per il mese di agosto. Per quanto riguarda i missili, i funzionari sudcoreani hanno sottolineato che la struttura delle armi utilizzate il 31 luglio sembrava essere di tipo diverso rispetto a quelli lanciati giovedì 25 luglio. Anche in tale data, Pyongyang aveva testato due armi balistiche e aveva dichiarato che il lancio rappresentava un “avvertimento” per i “guerrafondai” sudcoreani, affinché smettessero di importare armi e di condurre esercitazioni militari con gli altri Paesi, tra cui gli Stati Uniti. 

Secondo quanto dichiarato dal leader nordcoreano, Kim Jong Un, la Corea del Nord non può fare altro che “sviluppare armi super potenti per allontanare le minacce dirette e potenziali che provengono dal Sud”. Secondo quanto dichiarato da un rappresentante del Ministero della Difesa sudcoreano, “si è trattato di un nuovo modello di missili balistici a corto raggio”. I 2 missili, in particolare, avevano caratteristiche che li rendevano “simili ai missili russi SS-26 Iskander e a quelli lanciati nel mese di maggio da Pyongyang”. Tali dispositivi balistici sono “relativamente piccoli e veloci, il che li rende facili da nascondere, lanciare e dirigere”.

Il 12 giugno 2018 si è tenuto lo storico summit tra il leader nordcoreano e il presidente degli Stati Uniti, concluso con una promessa reciproca di collaborazione al fine di smantellare il programma nucleare della potenza asiatica, sospendere il regime sanzionatorio e cominciare un processo di pace nella regione. Tuttavia, i progressi da allora sono stati irregolari e la Corea del Nord è ancora colpita dalle sanzioni. Da parte sua, Pyongyang afferma di aver sospeso i test nucleari e il lancio di missili balistici a lungo raggio e ha conseguentemente cominciato ad esercitare pressioni per la cancellazione delle sanzioni USA che affliggono il Paese. Tuttavia, la controparte americana sostiene che la Corea del Nord non abbia fatto passi in avanti significativi, per quanto riguarda lo smantellamento del proprio programma di armamento nucleare.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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