Brasile valuta ritiro dal Mercosur se Fernandez diventa nuovo presidente dell’Argentina

Pubblicato il 16 agosto 2019 alle 13:38 in Argentina Brasile

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Il ministro brasiliano dell’Economia, Paulo Guedes, ha annunciato il ritiro del suo Paese dal trattato commerciale del Mercosur se, in Argentina, il partito d’opposizione, guidato da Alberto Fernandez dovesse vincere le elezioni presidenziali del prossimo 27 ottobre e avviare politiche di stampo protezionistico.

Fernandez, che nella sua campagna elettorale si è fatto accompagnare dall’ex presidente Cristina Fernandez de Kirchner, in qualità di aspirante vicepresidente, è un peronista moderato e ha ottenuto, alle primarie presidenziali dell’11 agosto, 10,6 milioni di voti (48,86%), battendo di gran lunga la coalizione di Macri, “Insieme per il cambiamento” che, dal canto suo, ha totalizzato 7,2 milioni di voti (il 33,27%). Lo scarto del 15% tra i due candidati, ben al di sopra di quanto avessero ipotizzato tutti i sondaggi, rende altamente improbabile una rimonta di Macri alla presidenziali e fa sembrare sempre più verosimile, dopo anni di approccio pro-mercato e pro-imprese, un ritorno a politiche economiche di tipo interventistico.

Giovedì 15 agosto, dunque, il ministro dell’Economia del Brasile ha cominciato a manifestare significativi dubbi sulla permanenza del suo Paese in un blocco commerciale in cui ci sia anche l’Argentina di Fernandez. Brasilia, inoltre, non può essere legata a un partner che, dalla dura sconfitta del presidente Mauricio Macri alle primarie scorse, continua a vivere gravi oscillazioni del mercato finanziario, con bruschi cali della moneta e della Borsa, ha sostenuto il ministro Guedes. “Se Cristina Kirchner entrerà e chiuderà l’economia, lasceremo il Mercosur”, ha affermato in una conferenza a San Paolo dove era stato ospitato dalla banca Santander. “Il commercio estero è un segnale di avvertimento, ma la nostra principale preoccupazione è interna. Il Brasile è un’economia continentale e dobbiamo recuperare il nostro slancio di crescita. Non dobbiamo essere così dipendenti dagli altri”, ha specificato Guedes.

Il Brasile e l’Argentina, insieme all’Uruguay e al Paraguay, sono i quattro paesi del blocco commerciale del Mercosur, che ha recentemente firmato un importante accordo con l’Unione europea, dopo 20 anni di negoziati. Il patto tra UE e Mercosur è stato raggiunto il 28 giugno e “implica l’integrazione di un mercato di 800 milioni di abitanti, quasi un quarto del PIL mondiale e con più di 100 miliardi di dollari di commercio bilaterale di beni e servizi”, aveva detto il presidente argentino Macri, principale sostenitore della firma. L’Unione europea, secondo importatore mondiale, con il 17% di tutte le importazioni mondiali, eliminerà le tariffe per il 92% delle esportazioni del Mercosur e garantisce un accesso preferenziale per l’altro 7,5%. Meno dell’1% rimane escluso. D’altro canto, il blocco integrato da Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay abolirà le tariffe per il 91% delle importazioni dalla UE e lascerà escluso il 9% di prodotti considerati “sensibili”.

Durante la conferenza di giovedì 15 agosto, discutendo sulle prospettive di crescita del Brasile, il ministro Guedes ha mostrato il suo solito tono austero, insistendo sul fatto che il governo deve proseguire con il suo programma di riforme economiche, che include un processo di privatizzazione su larga scala e un ambizioso programma di riforma fiscale. Guedes ha altresì assicurato che anche il presidente brasiliano Jair Bolsonaro, che molti considerano istintivamente scettico sulla vendita di beni statali, sta diventando più favorevole alla spinta alla privatizzazione e si è impegnato ad accelerarla. Una delle principali priorità del governo, nella seconda metà dell’anno, è la riforma del complesso sistema fiscale del Paese, che, secondo Guedes, deve essere semplificato. Ciò includerà anche la semplificazione dell’imposta sul reddito, ha sottolineato. L’onere fiscale del Brasile, attualmente intorno al 33% del prodotto interno lordo, non sarà immediatamente modificato dalle riforme del governo. Tuttavia, Guedes ha affermato che idealmente vorrebbe vederlo ridotto al 20% nei prossimi 15 anni.

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Chiara Gentili

di Redazione

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