Algeria: un altro venerdì di protesta

Pubblicato il 16 agosto 2019 alle 17:49 in Africa Algeria

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Per la 26esima settimana consecutiva, venerdì 16 agosto, il popolo algerino è sceso nuovamente per le strade della capitale Algeri, per protestare e chiedere le dimissioni dei “simboli” del governo dell’ex presidente, Abdelaziz Bouteflika.

Solo tre giorni prima, il 13 agosto, centinaia di studenti algerini avevano manifestato, nonostante le vacanze universitarie e un maggiore dispiegamento delle forze di polizia, per chiedere, instancabilmente, democrazia e un cambio di regime.

Il 16 agosto, i movimenti di protesta sono partiti dal centro della capitale, per poi dirigersi, districandosi tra le diverse forze di polizia ed i loro veicoli, verso un’altra piazza centrale, Al-Barid Al-Markazi, punto di raccolta settimanale sin dall’inizio delle proteste del 22 febbraio scorso.

Negli ultimi mesi, l’Algeria è stata caratterizzata da un clima di protesta, ancora presente, che vede i manifestanti chiedere un rinnovo dell’élite politica al potere nel Paese. Dopo le prime 6 settimane di proteste, il 2 aprile, il presidente in carica, Abdelaziz Bouteflika, si è dimesso, in seguito a mandati che l’hanno visto per 20 anni al potere. Dal momento delle dimissioni dell’ex capo di Stato, tuttavia, le proteste nel Paese sono aumentate, a causa della presa di potere da parte delle forze armate, capeggiate da Ahmed Gaid Salah, generale dell’esercito ritenuto vicino a Bouteflika.

Inoltre, il presidente algerino ad interim, Abdelkader Bensalah, il 25 luglio scorso, ha formato una commissione di 6 persone, volta ad instaurare e supervisionare un dialogo inclusivo a livello nazionale e a indire elezioni presidenziali. Tale gruppo per il dialogo e la mediazione è guidato da un ex presidente del Parlamento, Karim Younes, ed include altresì due esperti in legge, un esperto di economia e due politici. Il dialogo riguarda tutti gli aspetti relativi all’organizzazione delle elezioni, le condizioni di base necessarie e le possibili date.

Anche il 16 agosto, i manifestanti hanno, ancora una volta, respinto Younes e l’intera commissione, cantando slogan contro il comitato per la mediazione ed il dialogo e chiedendo un dialogo “indipendente”, guidato da “figure del popolo”.

Nella giornata del 15 agosto, tale commissione ha incontrato una delegazione di un’organizzazione studentesca, la Free General Students Union, nel quadro di diverse riunioni che riguarderanno attori politici e membri della società civile. In tale occasione, l’organizzazione studentesca ha ribadito la propria disponibilità nell’instaurare un dialogo ed ha evidenziato la necessità di accelerare le sessioni di dialogo con i vari attori del movimento popolare ed i partner politici, oltre all’inclusione dei giovani nella vita politica.

Lo scorso 7 agosto, si era tenuto il primo incontro della commissione per il dialogo e la mediazione con alcuni rappresentanti del movimento popolare. Durante tale evento è stata sottolineata la necessità di organizzare elezioni presidenziali nel breve tempo, senza la necessità di una fase di transizione, che si è rivelata inefficace durante gli anni ’90. Inoltre, tali elezioni dovrebbero altresì vedere la presenza di un’entità indipendente con mansioni organizzative e di monitoraggio.

In tale quadro, Ahmed Gaid Salah, si è espresso a sostegno di una soluzione costituzionale, volta a risolvere l’attuale crisi politica. Tale tipo di soluzione, a detta del generale, rappresenta “la garanzia di base” per preservare l’entità statale e le sue istituzioni. Inoltre, per Salah, un dialogo serio potrà fornire soluzioni adeguate e creerà le giuste condizioni per organizzare al più presto elezioni presidenziali.

Dopo l’uscita di scena di Bouteflika, l’esercito rappresenta l’istituzione più potente, avendo influenzato la politica per decenni. Gli attivisti attendono l’abbandono del potere da parte di Bensalah e del suo primo ministro Noureddine Bedoui, entrambi considerati alleati dell’ex Capo di Stato. Il 2 luglio scorso è stato il presidente del parlamento algerino, Mouad Bouchareb, ad essersi dimesso, a seguito di pressanti richieste da parte dei manifestanti.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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