Libia: Haftar avanza nel Sud di Tripoli

Pubblicato il 15 agosto 2019 alle 9:42 in Africa Libia

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Alcune fonti hanno rivelato che, nelle prime ore del 15 agosto, le forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidate dal generale Khalifa Haftar, sono riuscite a prendere il controllo dell’area di Al-Hira, situata nel Sud della capitale Tripoli.

Ciò ha comportato il ritiro delle forze della fazione opposta, il governo tripolino. Prima di occupare Al-Hira, l’esercito di Haftar ha dapprima colpito il quartier generale della quarta brigata nell’area di Aziziyah, anch’essa situata nel Sud di Tripoli, e un raggruppamento delle forze tripoline, dirette verso il Sud della capitale libica.

Nella stessa giornata del 15 agosto, l’amministrazione dell’aeroporto internazionale di Mitiga, situato ad Est della capitale, ha dichiarato di aver sospeso momentaneamente i propri voli e chiuso lo spazio aereo, perché “esposto a diversi missili”. A tal proposito, un aereo dell’African Airways è stato costretto ad atterrare all’aeroporto internazionale di Misurata.

Il generale libico Haftar ha rifiutato la proposta delle Nazioni Unite di estendere la tregua su Tripoli. Questa era stata decretata il 29 luglio scorso dall’inviato delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salame, nel quadro di un nuovo piano che comprendeva diverse operazioni per ripristinare la pace in Libia e portare le parti in causa in un processo politico. Tra le richieste avanzate, una tregua, di 2 giorni, a partire dal 10 agosto, giorno dell’Eid al-Adha, ovvero la “festa del sacrificio”, celebrata ogni anno nel mondo islamico ed in cui avviene anche il pellegrinaggio canonico. La tregua includeva la cessazione di attacchi in tutte le aree, il divieto di attività aeree e il fermo di qualsiasi movimento o mobilitazione di truppe, di entrambe le parti.

Sia Haftar sia il governo tripolino avevano accettato tale proposta, ma non è chiaro se vi sia stata una tregua effettiva dei combattimenti. In particolare dopo che, il 10 agosto, un’autobomba è esplosa nella città libica orientale di Bengasi, uccidendo 3 membri dello staff delle Nazioni Unite e altre 2 persone. L’attacco, non rivendicato, è stato duramente condannato dalle Nazioni Unite, definendolo mortale e non accettabile. Da un lato, l’LNA ha respinto le accuse di coinvolgimento in tale attentato e di violazione della tregua, mentre, dall’altro lato, Tripoli si è detta impegnata nel rispettare la tregua ma al contempo pronta a rispondere ad eventuali minacce in qualsiasi momento.

Inoltre, l’11 agosto scorso, diversi missili hanno colpito l’aeroporto di Mitiga, violando, anche in tal caso, la tregua umanitaria proposta dalle Nazioni Unite. L’attacco non è stato rivendicato, ma il governo tripolino ha accusato l’LNA di essere tra i responsabili dell’accaduto.

L’aeroporto di Mitiga è un’ex base militare, utilizzata successivamente per scopi civili. È situato nell’area controllata del governo tripolino, riconosciuto dalle Nazioni Unite e, negli ultimi mesi, è stato preso di mira più volte. Uno degli ultimi attacchi risale al 23 luglio scorso.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar, a capo dell’LNA.

Il 22 luglio, l’esercito di Haftar ha dato inizio alla “fase decisiva e finale” della propria campagna di liberazione della capitale libica, dopo la perdita della città di Gharyan del 27 giugno scorso. In tale data, le forze dell’LNA hanno lanciato una serie di attacchi aerei proprio contro l’aeroporto internazionale di Mitiga.

Secondo le stime delle Nazioni Unite, sin dallo scoppio dei combattimenti in Libia, circa 1.093 persone sono state uccise e 5.762 ferite, tra cui civili, mentre gli sfollati ammontano a circa 120.000.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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