Hong Kong: forze militari cinesi al confine

Pubblicato il 15 agosto 2019 alle 13:42 in Cina Hong Kong

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Le forze paramilitari cinesi, giovedì 15 agosto, hanno condotto esercitazioni militari al confine con Hong Kong, sollevando il timore che Pechino possa prepararsi ad agire contro le manifestazioni dell’ultimo periodo.

In particolare, migliaia di uomini della polizia armata popolare cinese hanno sfilato in uno stadio a Shenzen, al confine con Hong Kong. Nello stadio, sono stati altresì avvistati circa 100 veicoli paramilitari, dipinti di nero, il che ha fatto temere agli Stati Uniti che potessero essere usati per irrompere contro le proteste al confine Hong Kong – Cina.

Tale episodio giunge dopo più di 10 settimane di proteste nell’ex colonia britannica, spesso sfociate in violenti scontri tra i manifestanti e la polizia. Inoltre, è del 14 agosto la notizia della riapertura dell’aeroporto di Hong Kong, dopo una serie di feroci scontri durante la notte precedente. Tuttavia, si attendono nuovi disordini e non è chiaro se i manifestanti torneranno a bloccare il terminal.  Al momento, la polizia è riuscita a sgomberare il terminal dell’aeroporto e i servizi sono lentamente tornati alla normalità, dopo la cancellazione di circa 979 voli.

Sempre il 14 agosto, la Cina ha ribadito che le proteste di Hong Kong sono da considerarsi simili ad atti di terrorismo. Nei due giorni precedenti, violenti scontri per le strade di Hong Kong si sono succedute a scene di caos e disordine in aeroporto, dove alcuni manifestanti hanno aggredito due uomini sospettati di essere simpatizzanti del governo.

Durante una conferenza stampa delle forze di polizia del 14 agosto, è stato reso noto che 17 persone sono state arrestate solo nella giornata di mercoledì, portando il numero totale dei detenuti, sin da giugno scorso, a 748. Inoltre, è stato evidenziato che le stazioni di polizia sono state circondate e attaccate 76 volte durante la crisi.

L’oggetto principale delle proteste è la revoca di un disegno di legge, presentato dal capo dell’esecutivo della città, Carrie Lam, che permetterebbe l’estradizione in Cina dei cittadini di Hong Kong. Inoltre, i manifestanti chiedono le dimissioni della Lam e maggiori garanzie democratiche contro l’ingerenza della Cina. 

Iniziate il 31 marzo, dopo tre mesi, le manifestazioni si sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. Le proteste si sono verificate quasi quotidianamente, e a volte sono state organizzate con poco preavviso, al fine di interrompere il regolare corso degli affari nella città. Quelle verificatisi in aeroporto sono state le più importanti del movimento anti-governativo, segnando un forte impatto sull’economia e sul turismo di Hong Kong. Nelle ultime 10 settimane, le tattiche impiegate della polizia si sono inasprite sempre di più.

Gli scontri violenti tra le forze dell’ordine e i manifestanti hanno fatto precipitare Hong Kong nella sua peggiore crisi, sin dal passaggio dal dominio britannico a quello cinese, nel 1997. Inoltre, tali proteste rappresentano una delle maggiori sfide populiste per il presidente cinese, Xi Jinping, da quando è salito al potere nel 2012. Al momento, non vi sono segnali di una de-escalation.

L’attuale Consiglio Legislativo dell’isola termina il proprio mandato nel mese di luglio 2020 e se l’emendamento in questione non verrà portato avanti e trasformato in legge prima di allora, decadrà spontaneamente. 

In tale quadro, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha raggiunto un accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina, volto altresì a risolvere i disordini “umanamente” e si è detto disposto a incontrare Xi Jinping per discutere della crisi. “Sono certo che se il presidente Xi (Jinping) vorrà risolvere rapidamente e con umanità il problema di Hong Kong, potrà farlo”, ha dichiarato Trump su Twitter.

Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha affermato di essere profondamente preoccupato per la notizia riguardante il raduno delle forze di polizia cinesi al confine con Hong Kong e ha esortato il governo della città a rispettare la libertà di espressione. Il dipartimento ha altresì invitato i cittadini statunitensi a prestare attenzione in caso di viaggi a Hong Kong. La Cina, da parte sua, ha spesso messo in guardia verso ciò che considera un’ingerenza esterna in una questione interna.

Altri governi stranieri hanno esortato alla calma. La Francia ha invitato i funzionari di Hong Kong a colloquiare con i manifestanti, mentre il Canada ha affermato che la Cina dovrebbe gestire le proteste con discrezione.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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