Crisi in Kashmir: 3 pakistani e 5 indiani morti al confine con il Pakistan

Pubblicato il 15 agosto 2019 alle 16:27 in India Pakistan

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Secondo quanto dichiarato da fonti dell’esercito pakistano, almeno 3 pakistani e 5 soldati indiani sono stati uccisi, giovedì 15 agosto, dopo uno scontro a fuoco transfrontaliero nella contesa regione del Kashmir. L’esercito indiano ha, invece, negato la morte di membri delle proprie truppe.

A dare la notizia, il principale portavoce delle forze armate pakistane, il maggiore generale Asif Ghafoor, il quale ha altresì dichiarato che le forze indiane hanno intensificato gli attacchi con armi da fuoco lungo la contesa Linea di Controllo (LoC), nella valle di Leepa. In un post su Twitter il generale ha poi affermato: “Gli scontri a fuoco intermittenti continuano”.

Successivamente, l’agenzia di stampa indiana ANI ha scritto su Twitter che l’esercito indiano aveva negato la dichiarazione dell’esercito pakistano, secondo cui 5 soldati indiani sono stati uccisi nel quadro delle “violazioni del cessate il fuoco”. La polizia locale dell’area del Kashmir amministrata dal Pakistan ha poi riferito che 2 civili sono stati uccisi a causa dello scontro a fuoco.

L’accaduto giunge dopo giorni caratterizzati da continue tensioni, dovute alla decisione dell’India di revocare lo status speciale per l’area del Kashmir amministrata da Nuova Delhi. In particolare, la fine dell’autonomia del Kashmir è stata imposta il 5 agosto dopo che, il 2 agosto, le forze di sicurezza indiane avevano rivelato di aver sventato un attentato contro un pellegrinaggio Hindu nella regione del Kashmir. L’attacco, secondo le autorità, era stato pianificato da alcuni militanti supportati dall’esercito del Pakistan. 

Secondo quanto rivelato dall’esercito, il governo di Nuova Delhi aveva ricevuto dall’intelligence del Paese diversi report in cui si evidenziava il rischio di una serie di attacchi presso i sentieri utilizzati da centinaia di pellegrini Hindu, che ogni anno si dirigono verso il luogo sacro di Amarnath. Le forze armate avevano, quindi, condotto diverse incursioni, a seguito delle quali hanno recuperato alcuni armamenti che riportavano il marchio di fabbricazione del Pakistan. Tra questi, mine, munizioni, esplosivi e armi.

Al momento, privato della propria autonomia, il Kashmir vive da 10 giorni in una condizione di isolamento dal resto del mondo, dopo l’imposizione di un coprifuoco e del blocco delle reti telefoniche e internet. 

Nella stessa giornata, il 15 agosto, il Pakistan ha deciso di osservare un “giorno nero”, in concomitanza con le celebrazioni della festa dell’indipendenza in India. La decisione dell’India di revocare lo status speciale per la propria parte del Kashmir, ed il conseguente blackout, ha causato l’ira del Pakistan, che ha tagliato i collegamenti commerciali e per il trasporto ed espulso l’inviato dell’India per rappresaglia.

Quasi un migliaio di sostenitori del gruppo ribelle di Hizbul Mujahideen, espulso dall’India, hanno marciato attraverso Muzaffarabad, capitale del Kashmir amministrato dal Pakistan, sventolando bandiere nere e gridando slogan contro l’India. Le edizioni dei giornali sono state caratterizzate da bordi neri e alcuni politici, tra cui il primo ministro Imran Khan, hanno sostituito le loro foto sui social media con quadrati neri. Bandiere su edifici governativi volavano a mezz’asta.

Amnesty International ha invitato il primo ministro indiano, Narendra Modi, a revocare il blackout delle reti di comunicazione e ad instaurare un dialogo con le popolazioni di Jammu e Kashmir. Dal canto suo, Modi, in occasione delle celebrazioni del 73esimo anniversario dell’indipendenza indiana, ha difeso la propria decisione, affermando che la propria mossa mira ad applicare e garantire il principio “una nazione, una costituzione”. Il premier ha poi sottolineato che due terzi di entrambe le camere del parlamento indiano hanno approvato il piano e che non lascerà che la situazione peggiori.

Circa i contrasti tra India e Pakistan in relazione al Kashmir, questi durano da decenni. Tale regione si trova al confine tra i due Paesi ed è suddivisa in 3 macro aree, tutte oggetto di dispute territoriali. La zona di Jammu e Kashmir, nel centro Sud, è amministrata dall’India; lo Azad Kashmir e il Gilgit-Baltistan, nel Nord, sono sotto la giurisdizione del Pakistan. Infine, la zona Nord-orientale di Aksai Chin è sotto il controllo della Cina. Tale divisione, tuttavia, non è riconosciuta formalmente, e, pertanto, sia l’India, sia il Pakistan, continuano a rivendicare il controllo sulle rispettive aree. In tale clima di rivalità, l’India ha negli anni accusato il Pakistan di appoggiare i militanti separatisti nel Kashmir. Il Pakistan, da parte sua, nega le accuse.

 

 

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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