Yemen: un clima di crescente tensione ad Aden

Pubblicato il 14 agosto 2019 alle 16:59 in Medio Oriente Yemen

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Fonti locali yemenite, di Aden, hanno reso noto il crescente clima di attacchi e arresti contro gli attivisti che si oppongono al colpo di Stato dello Yemen del Sud, favorito dal Consiglio di transizione meridionale. Allo stesso tempo, la commissione preparatoria del Congresso Generale del Popolo del Sud si è opposta al colpo e ha condannato gli arresti.

Le fonti hanno sottolineato che gruppi armati del Consiglio di transizione e della cintura di sicurezza, nella giornata di mercoledì 14 agosto, hanno condotto diversi attacchi e arresti, con l’ausilio di veicoli militari corazzati, nei distretti di Sheikh Othman e Dar Saad. Numerosi attivisti sono stati arrestati, sono stati imposti checkpoint e posti di blocco, e più volte è stato aperto il fuoco contro la folla, per intimidirla.

Dal canto suo, la commissione preparatoria del Congresso Generale del Popolo del Sud, oltre a respingere il colpo di Stato, ha invitato l’Arabia Saudita ad intervenire in modo deciso su quanto sta accadendo, adempiendo altresì al proprio compito, ovvero salvaguardare la legittimità. Tale commissione ha poi chiamato le parti politiche attive nel Sud dello Yemen a prendere una ferma posizione, condannando il colpo. È stato poi espresso rammarico per la situazione e per il fatto che siano state prese d’assalto le abitazioni della fazione opposta. Ciò, a detta della commissione, rappresenta un’immagine di razzismo e regionalismo.

Anche le Nazioni Unite si sono dette preoccupate per i recenti sviluppi di Aden, e per le conseguenze a cui tale ondata di violenza potrebbe portare per i civili. Il portavoce del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Stephane Dujarric, ha ben accolto la proposta dell’Arabia Saudita di organizzare un incontro a Jeddah, volto a creare un dialogo tra le parti coinvolte in tale crisi.

Aden, capitale provvisoria dello Yemen, situata nel Sud del Paese, sta assistendo, da mercoledì 7 agosto, a scontri tra le guardie presidenziali ed i separatisti del Sud. Da un lato, vi sono le brigate per la sicurezza presidenziale mentre, dall’altro, i gruppi armati a sostegno delle forze separatiste locali, oltre a quelle della cintura di sicurezza, sostenute dagli Emirati Arabi Uniti.

Domenica 11 agosto, la coalizione araba a guida saudita è intervenuta militarmente ad Aden a sostegno del governo yemenita, dopo che i separatisti meridionali hanno occupato diverse aree della città portuale, spezzando l’alleanza che si era formata per fronteggiare i ribelli Houthi. In tale occasione, le forze secessioniste sono riuscite a prendere possesso anche del palazzo presidenziale nell’area di Al-Mahaiq.

I separatisti e le forze del governo riconosciuto a livello internazionale si sono sempre detti uniti di fronte ai gruppi di ribelli sciiti Houthi, protagonisti del perdurante conflitto in Yemen, scoppiato il 19 marzo 2015. Tuttavia, le due parti non concordano su alcune politiche riguardanti il futuro del Paese. Il motivo scatenante dei recenti scontri è stata l’accusa, da parte delle forze secessioniste, secondo cui il partito Al-Islah, un ramo dei Fratelli Musulmani e presunto alleato del presidente, sia complice dell’attacco missilistico del 1 agosto contro una parata militare, in cui un comandante delle forze della cintura di sicurezza, Munir al-Yafei, ha perso la vita.

Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, il bilancio delle vittime dall’8 all’11 agosto era di 40 morti e 260 feriti. Alcuni dati più recenti fanno salire il numero dei morti a 60.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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