Yemen: 36 Houthi morti a Sana’a

Pubblicato il 14 agosto 2019 alle 10:58 in Medio Oriente Yemen

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Le forze dell’esercito yemenita hanno reso noto di aver ucciso, martedì 13 agosto, 36 membri delle milizie di ribelli sciiti Houthi, tra cui 10 comandanti di campo.

A questi, si aggiungono altri 69 feriti, causati durante due giorni di battaglie sul fronte di Nihm, situato nell’Est della capitale Sana’a. Secondo quanto riferito anche da fonti mediatiche di Sana’a, le forze dell’esercito yemenita hanno condotto diversi attacchi consecutivi, provocando dozzine di morti e feriti tra le file di combattenti Houthi. Sono state alcune fonti militari sul campo ad aver confermato la morte di alcuni comandanti di campo del distretto di Arhab, dove si trova altresì il centro di una delle tribù del cordone di Sana’a.

Il 13 agosto, il gruppo di ribelli sciiti Houthi, dal canto suo, ha dichiarato di aver lanciato diversi droni contro l’aeroporto di Abha, situato nel Sud dell’Arabia Saudita. A questi se ne aggiungono altri provenienti dalla capitale yemenita e diretti verso il governatorato di ‘Amran, in Yemen, colpendo oggetti e soggetti civili. In seguito a tale accaduto, il portavoce della coalizione a guida saudita, il colonnello Turki Al-Maliki, ha evidenziato che i ribelli Houthi continuano a condurre operazioni terroristiche che violano il diritto internazionale umanitario. Pertanto, a detta del portavoce, la coalizione continuerà ad adottare misure volte sia a salvaguardare i civili sia la sicurezza regionale ed internazionale.

Una delle ultime operazioni condotte dall’esercito yemenita contro i ribelli sciiti risale al 30 luglio scorso, dove sono stati uccisi 20 combattenti Houthi. In particolare, sono state colpite le cellule dei ribelli poste nel villaggio di Al-Qahra, nell’Est del distretto di Maris, a sua volta situato nel Nord della provincia meridionale di Dhale. Il centro di informazione delle forze armate yemenite, citando una fonte militare, aveva dichiarato che le forze dell’esercito del governo, supportate dalle forze di resistenza, avevano fatto progressi nel distretto di Maris, dove avevano liberato numerose postazioni dalla morsa dei ribelli sciiti.

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

Secondo un report dell’Armed Conflict Location and Events Dataset, di giugno 2019, dal 2015 ad oggi sono state 91.600 le vittime del conflitto, tra cui circa 11.700 civili, causate da più di 39.700 scontri armati. Finora, il 2018 è l’anno che ha registrato il maggior numero di vittime. La coalizione a guida saudita risulta essere la maggiore responsabile, con il 67% del totale delle vittime civili.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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