Siria: scontri nel Nord-Ovest, almeno 60 morti

Pubblicato il 14 agosto 2019 alle 10:19 in Medio Oriente Siria

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Almeno 60 persone sono state uccise, martedì 13 agosto, in scontri tra le forze del regime ed i gruppi armati dell’opposizione nel Nord-Ovest della Siria.

In particolare, gli scontri hanno interessato le aree rurali nel Sud di Idlib e hanno portato alla morte di circa 20 membri delle fazioni di opposizione, prevalentemente dell’ex Fronte Al-Nusra, e di altri 23 soldati dell’esercito siriano.

Inoltre, come rilevato anche dall’Osservatorio Siriano sui diritti umani, nella stessa giornata, altri scontri verificatisi nell’area rurale settentrionale di Latakia, adiacente a Idlib, hanno visto fronteggiarsi i combattimenti di entrambe le parti in un’area montuosa curda, causando la morte di 10 militanti delle fazioni di opposizione e 6 membri delle forze del regime e dei propri alleati.

A detta dell’Osservatorio, raid e bombardamenti hanno colpito il Sud di Idlib, il Nord di Lattakia e Hama. Nello specifico, raid russi hanno ucciso, sempre il 13 agosto, un totale di 6 civili, tra cui 3 a Khan Shaykhun e 3 nel villaggio di Al Salhiyeh, nel Sud di Idlib.

Sin dalla fine del mese di aprile, la provincia di Idlib e le aree adiacenti, dove vivono circa 3 milioni di persone, hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia, cui si aggiungono i violenti combattimenti concentrati nell’area settentrionale di Hama. Tali violente battaglie, soprattutto negli ultimi giorni, hanno interessato diversi fronti. Hayat Tahrir al-Sham (HTS), il precedente Fronte Al-Nusra, affiliato di Al Qaeda in Siria, controlla gran parte di tali territori, ed è affiancato da altri gruppi di minore rilevanza.

Lo scorso 11 agosto, l’esercito siriano ha riconquistato al-Hobeit, cittadina di importanza strategica nella provincia settentrionale di Idlib, nell’ultimo enclave rimasto in mano ai ribelli, nonché ingresso alle campagne meridionali di Idlib. Tale cittadina conduce sia verso la principale autostrada Damasco-Aleppo sia verso la città di Khan Shaykhun. L’obiettivo dell’esercito è avanzare sempre più verso quest’ultima città, la maggiore della periferia meridionale di Idlib.

 Inoltre, il 7 agosto, le forze del regime hanno altresì preso il controllo di due villaggi, Al-Arbaeen e Zakat, della periferia di Hama, che rappresenta il primo fronte di difesa del governatorato di Idlib.  A tal proposito, il presidente siriano, Bashar Al-Assad, si è detto determinato a riprendersi ogni centimetro della Siria.

Il 1 agosto, Damasco aveva accettato di porre una tregua a Idlib, dopo più di tre mesi dall’inizio della sua escalation militare e dei conseguenti bombardamenti nella regione, condotti altresì dal proprio alleato, la Russia, e che hanno causato la fuga di più di 400mila persone. Una delle condizioni per il cessate il fuoco era l’applicazione dell’accordo russo-turco stabilito il 17 settembre 2018, a Sochi. Questo prevede la creazione di un’area smilitarizzata di 15 – 20 km, in cui ribelli sconfitti ed i civili in fuga, insieme alle proprie famiglie e ad altri civili scappati da diverse zone di conflitto, possano considerarsi al sicuro rispetto agli attacchi del regime. 

Secondo quanto rivelato anche dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, gli aerei siriani hanno cominciato a lanciare raid e barili esplosivi in diverse aree di Idlib e nei propri dintorni sin dal primo pomeriggio del 5 agosto. La prima città ad essere colpita è stata Khan Shaykhun, nel Sud del governatorato di Idlib.

Le offensive sono riprese dopo che comandanti dell’esercito siriano hanno accusato i “gruppi terroristici armati sostenuti dalla Turchia” di non aver rispettato il cessate il fuoco, perpetrando diversi attacchi contro i civili delle aree di sicurezza.

L’intensificazione dei raid aerei aveva avuto inizio il 12 luglio, quando i velivoli russi hanno colpito alcune città in mano ai ribelli nella regione di Idlib e Hama, nel quadro di un ampliamento dell’offensiva del regime di Damasco, supportato militarmente da Mosca, contro i dissidenti siriani.

Secondo le Nazioni Unite, sin dalla fine di aprile, oltre 440.000 persone sono state sfollate da tali aree mentre, a detta dell’Osservatorio siriano, gli assalti alle aree civili, da parte siriana e russa, hanno provocato circa 790 morti civili. Inoltre, più di 1000 combattenti delle fazioni dei ribelli sono morti, mentre tra le forze del regime e dei propri alleati il bilancio è di 900 morti.

La guerra civile è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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