Più di 500 migranti bloccati nel Mediterraneo

Pubblicato il 14 agosto 2019 alle 12:18 in Immigrazione Italia

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Ammontano a 507 i migranti a bordo delle due navi di salvataggio, la Ocean Viking e la Open Arms, che sono bloccate in mare senza un porto in cui attraccare.  

La Ocean Viking è gestita da Medici Senza Frontiere e dalla ONG SOS Mediterranee. L’imbarcazione ha salvato 81 persone, domenica 11 agosto, e altri 105, lunedì 12 agosto, per un totale di 356 persone. La Open Arms, invece, è stata in mare negli ultimi 12 giorni e sta ancora attendendo un porto sicuro per far sbarcare i 151 migranti salvati in meno di due settimane. Lunedì 12 agosto, 8 persone con problemi di salute sono state portate a Malta a bordo di un gommone di salvataggio. L’Italia ha affermato che la Spagna dovrebbe accettare la Open Arms, che batte bandiera spagnola, ma Madrid continua a mantenere la propria politica dei porti chiusi, sostenendo che dovrebbe cercare un porto più vicino. 

L’Unione Europea ha invitato gli Stati membri a mostrare solidarietà e a trovare una soluzione per queste imbarcazioni. Il personale a bordo ha affermato, martedì 13 agosto, che “non riporterà mai le persone in Libia in nessuna circostanza”. Tale dichiarazione arriva dopo che il Ministero degli Interni italiano aveva affermato che la Libia aveva offerto il porto di Tripoli per far sbarcare i 356 migranti salvati dalle due organizzazioni. “Secondo il diritto internazionale, né Tripoli né nessun altro porto in Libia sono sicuri e riportare le persone lì sarebbe una grave violazione”, hanno aggiunto. “Stiamo aspettando l’assegnazione di un porto che risponda ai requisiti della legislazione internazionale”, hanno poi riferito. 

Il 21 luglio l’IOM ha pubblicato un report riguardante la Libia, in cui viene dichiarato che sono almeno 641.398 i migranti che sono stati censiti nel Paese nordafricano nel trimestre marzo-maggio 2019, di 39 nazionalità diverse. Tra questi, il 6% è composto da minori, per il 34% non accompagnati. L’area geografica di origine principale è l’Africa sub-Sahariana, da cui parte il 65% dei migranti, provenienti soprattutto dal Niger. Una volta arrivati in Libia, talvolta senza passare da nessun altro Paese, i migranti si stanziano prevalentemente nelle aree di Tripoli, Ejdabia e Murzuq.

In Libia, la situazione di grave instabilità, che ha avuto inizio nel 2011, ha contribuito a rendere il Paese un canale di passaggio per coloro che, provenienti dal continente africano, desiderano raggiungere l’Europa. Tuttavia, i trafficanti di essere umani e diversi gruppi armati hanno sfruttato la situazione di caos per alimentare fenomeni di abusi e torture di migranti.

Circa 6.000 migranti provenienti da Eritrea, Etiopia, Somalia, Sudan e altri Paesi africani sono rinchiusi in dozzine di strutture di detenzione in Libia. Tali strutture sono in mano ai gruppi armati libici, i quali non tutelano in alcun modo le persone detenute, e i migranti in Libia vivono in condizioni pessime, soggetti a torture e abusi.

Secondo diverse organizzazioni, Tripoli non rappresenta un luogo sicuro e adatto per ospitare i migranti. Pertanto, la UN Refugee Agency ha chiesto alla comunità internazionale di effettuare ulteriori evacuazioni dalla capitale. Secondo quanto riferito dall’agenzia stessa, nel solo mese di maggio 2019, la Guardia Costiera libica ha soccorso in mare 1.224 migranti, che ha poi riportato in tale situazione.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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