Libia: Haftar rifiuta i tentativi dell’Onu per estendere la tregua

Pubblicato il 14 agosto 2019 alle 13:12 in Africa Libia

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Fonti libiche hanno riferito che il generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, ha respinto i tentativi, da parte delle Nazioni Unite, di estendere la tregua e il cessate il fuoco nella capitale Tripoli.

In particolare, nella giornata del 13 agosto, violenti scontri si sono verificati a Tripoli, tra le forze dell’LNA e dell’esercito tripolino, poche ore dopo la fine delle tregua proclamata precedentemente. Inoltre, fonti dell’esercito di Haftar hanno dichiarato di aver attaccato raggruppamenti di milizie “terroristiche” nei pressi di Sirte e nella regione occidentale nel Sud di Tripoli. Tale attacco aereo ha causato perdite umane e di armamenti.

Inoltre, è stato rivelato che, recentemente, Haftar ha incontrato i comandanti posti sui diversi fronti di combattimento per rivedere ciò che è stato realizzato sul campo sin dal lancio dell’operazione militare volta alla liberazione di Tripoli, che ha avuto inizio il 4 aprile scorso, e per assicurarsi della prontezza delle forze del proprio esercito.

In tale quadro, l’inviato delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salame, aveva proposto, il 29 luglio scorso, un nuovo piano che comprendeva diverse operazioni per ripristinare la pace in Libia e portare le parti in causa in un processo politico. Tra le richieste avanzate, una tregua, di 2 giorni, a partire dal 10 agosto, giorno dell’Eid al-Adha, ovvero la “festa del sacrificio”, celebrata ogni anno nel mondo islamico ed in cui avviene anche il pellegrinaggio canonico. La tregua includeva la cessazione di attacchi in tutte le aree, il divieto di attività aeree e il fermo di qualsiasi movimento o mobilitazione di truppe, di entrambe le parti.

Sia Haftar sia il governo tripolino avevano accettato tale proposta, ma non è chiaro se vi è stata una tregua effettiva dei combattimenti. In particolare dopo che, il 10 agosto, un’autobomba è esplosa nella città libica orientale Bengasi, uccidendo 3 membri dello staff delle Nazioni Unite e altre 2 persone. L’attacco, non rivendicato, è stato duramente condannato dalle Nazioni Unite, definendolo mortale e non accettabile. Da un lato, l’LNA ha respinto le accuse di coinvolgimento in tale attentato e di violazione della tregua, mentre, dall’altro lato, Tripoli si è detta impegnata nel rispettare la tregua ma al contempo pronta a rispondere ad eventuali minacce in qualsiasi momento.

A tal proposito, gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Francia, l’Italia e gli Emirati Arabi Uniti hanno ribadito la necessità di una tregua in Libia e di indagini sull’attacco contro la missione Onu. Inoltre, in una dichiarazione congiunta, tali Paesi hanno invitato le parti coinvolte nel conflitto ad impegnarsi nuovamente, sotto l’egida delle Nazioni Unite, per giungere ad una soluzione politica stabile e duratura e a promuovere una tregua nel Paese.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar, a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA).

Secondo le stime delle Nazioni Unite, sin dallo scoppio dei combattimenti in Libia, circa 1.093 persone sono state uccise e 5.762 ferite, tra cui civili, mentre gli sfollati ammontano a circa 120.000.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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