Iran: l’avvicinamento verso l’Europa e la condanna della missione statunitense

Pubblicato il 14 agosto 2019 alle 15:51 in Iran Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’Iran, mercoledì 14 agosto, ha rivelato uno sviluppo positivo correlato ai negoziati con l’Europa. Tuttavia, ha nuovamente sottolineato il proprio rifiuto circa la partecipazione di Israele alla missione promossa dagli Stati Uniti, e sostenuta da Regno Unito ed altre parti del mondo occidentale.

È stato l’ufficio del presidente iraniano, Hassan Rouhani, ad aver reso noto che i negoziati con l’Europa sono diventati “seri”, senza, però, rivelare ulteriori dettagli sul loro stato di avanzamento. Le osservazioni provenienti dall’ufficio del presidente Rouhani sono sembrate ottimiste, sia per il futuro delle relazioni tra le parti sia per i risultati stessi che potrebbero scaturire.

Tali negoziazioni si basano per lo più sull’accordo sul nucleare iraniano, verso cui l’Iran si è detto disponibile a raggiungere un’intesa. Il 31 luglio, però, da parte iraniana sono giunte dichiarazioni parzialmente diverse. Il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha dichiarato, che il proprio Paese è pronto a ridurre nuovamente gli obblighi relativi all’accordo sul nucleare, a meno che l’Europa non lo protegga, attraverso mosse concrete, dalle sanzioni statunitensi, e salvaguardi l’economia iraniana.

In particolare, Teheran ha affermato che ridurrà il proprio impegno verso gli adempimenti dell’accordo in più fasi e potrebbe ritirarsi da esso. In tale cornice, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Abbas Mousavi, aveva affermato che gli sforzi diplomatici continuano a salvaguardare l’accordo sul nucleare, ma la pazienza dell’Iran è limitata.

Il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) è un accordo firmato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania ed i 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, ovvero Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, con cui si prevede la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale.

Sempre il 14 agosto, la televisione di Stato iraniana ha citato Hassan Rouhani, il quale ha affermato che l’Iran e gli altri stati del Golfo sono in grado di salvaguardare la sicurezza della regione senza la presenza di forze straniere. A tal proposito, è stato ribadito il proprio rifiuto verso una missione di sicurezza navale nella regione.

Quest’ultima è stata recentemente proposta da Washington, con l’obiettivo di garantire la sicurezza dell’area e soprattutto dello Stretto di Hormuz. Per gli USA, tale coalizione rappresenterà altresì un modo per affrontare la minaccia iraniana in un’area strategica. Sia il Regno Unito che Israele hanno reso noto la loro partecipazione.

Zarif aveva già precedentemente sottolineato che qualsiasi presenza navale e ingerenza estera nel Golfo rappresenta una “fonte di insicurezza” per l’Iran e che, pertanto, l’Iran agirà di conseguenza per preservare la propria stabilità.

Rouhani, il 14 agosto, ha confermato tali idee, affermando che Israele rappresenta la principale causa di insicurezza, che potrebbe altresì scatenare un conflitto nella regione. Pertanto, la sua volontà di partecipare alla missione per garantire la sicurezza delle acque del Golfo risulta essere “assurda”.

Il presidente ha poi sottolineato che Israele non è in grado di garantire la sicurezza del Golfo, sebbene possa parteciparvi rimanendo nel posto in cui si trova. Inoltre, a detta di Rouhani, gli Stati Uniti stanno cercando di aumentare la propria presenza militare nella regione e, al contempo, creare divisioni e “saccheggiare le ricchezze dei Paesi”.

Circa le relazioni con i Paesi del Golfo, Rouhani ha affermato che l’Iran è sempre pronto a rafforzare le relazioni con i suoi amici, in particolare con i Paesi vicini, e che questi sono in grado di preservare sicurezza e stabilità attraverso il dialogo ed un clima armonioso.

Le tensioni, soprattutto introno allo strategico Stretto di Hormuz, sono aumentate negli ultimi mesi con accuse reciproche di attacchi navali.  Il ripristino della libertà di traffico attraverso tale stretto risulta essere di importanza fondamentale per gli approvvigionamenti energetici mondiali, poiché un quinto di tutte le esportazioni di greggio globale passa per tale canale strategico, situato tra l’Oman e l’Iran.

 

 

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.