Hong Kong: ordine di sgombero all’aeroporto, riprendono i voli

Pubblicato il 14 agosto 2019 alle 9:02 in Asia Hong Kong

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L’aeroporto di Hong Kong è stato riaperto, mercoledì 14 agosto, dopo una serie di feroci scontri durante la notte. Tuttavia, si attendono nuovi disordini e non è chiaro se i manifestanti torneranno a bloccare il terminal. 

Le proteste si sono trasformate in violenze tra forze dell’ordine e manifestanti, la notte di martedì 13 agosto, e diverse persone sono rimaste ferite. La polizia è riuscita a sgomberare il terminal dell’aeroporto e i servizi sono lentamente tornati alla normalità. “Abbiamo visto alcuni dipendenti tornare alle proprie postazioni e alcuni passeggeri bloccati che cercavano di capire quando sarebbero stati in grado di prendere i loro voli”, ha riferito un reporter di Al-Jazeera English. “Non è chiaro se i manifestanti torneranno domani”, ha aggiunto. Pochi manifestanti erano rimasti all’aeroporto nella mattinata di mercoledì 14 agosto, 

Mentre questo accadeva, l’Autorità aeroportuale di Hong Kong ha confermato di aver ottenuto un’ingiunzione provvisoria per trattenere chiunque stia “illegalmente e intenzionalmente bloccabdo” i servizi dell’aeroporto. Non è chiaro quando e se l’ordine verrà eseguito dalla polizia. I due giorni di manifestazioni, dal 12 al 13 agosto, hanno causato la cancellazione di numerosi voli e scatenato nuovi violenti scontri tra manifestanti e polizia.

L’oggetto principale delle proteste è la revoca di un disegno di legge, presentato dal capo dell’esecutivo della città, Carrie Lam, che permetterebbe l’estradizione in Cina dei cittadini di Hong Kong. Inoltre, i manifestanti chiedono le dimissioni della Lam e maggiori garanzie democratiche contro l’ingerenza della Cina. Le proteste dell’aeroporto sono state le più importanti del movimento anti-governativo, segnando un forte impatto sull’economia e sul turismo di Hong Kong. 

In questo contesto, Pechino ha riferito, il 12 agosto, che le manifestazioni avevano raggiunto un punto critico e avevano iniziato a mostrare “germogli del terrorismo”. “I manifestanti hanno spesso utilizzato strumenti estremamente pericolosi per attaccare la polizia negli ultimi giorni, costituendo gravi crimini”, ha affermato da Pechino il portavoce dell’ufficio per gli affari di Hong Kong e Macao, Yang Guang. Le Nazioni Unite, da parte loro, hanno mostrato crescente preoccupazione per l’escalation delle violenze e hanno invitato le due parti al dialogo.

Iniziate il 31 marzo, dopo tre mesi, le manifestazioni si sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. Le proteste si sono verificate quasi quotidianamente, e a volte sono state organizzate con poco preavviso, al fine di interrompere il regolare corso degli affari nella città. Questi disordini hanno messo sotto pressione il governo, che ha risposto con un massiccio dispiegamento di forze di polizia, che sono state spesso accusate di utilizzare eccessivamente la forza.

L’attuale Consiglio Legislativo dell’isola termina il proprio mandato nel mese di luglio 2020 e se l’emendamento in questione non verrà portato avanti e trasformato in legge prima di allora, decadrà spontaneamente. Hong Kong è “tornata alla Cina” nel 1997 e ha perso il suo status di colonia britannica. Per questo, secondo Lu Kang del Ministero degli Esteri di Pechino, il Regno Unito e i Paesi occidentali non devono interessarsi a quanto sta accadendo sull’isola. La regione autonoma speciale della Cina gode di maggiori libertà democratiche e di un sistema giuridico e legislativo indipendente da quello di Pechino, secondo il principio “un Paese, due Sistemi”. L’isola è governata in base a una legge costituzionale nota come Base Law, mutuata dal diritto anglosassone.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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