Il fenomeno migratorio tra Sudan ed Egitto e il contrabbando di migranti

Pubblicato il 14 agosto 2019 alle 6:30 in Egitto Immigrazione Sudan

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Nonostante gli sforzi profusi dalle forze di sicurezza egiziane per controllare il vasto confine meridionale, ci sono bande di trafficanti che percorrono strade montuose e desertiche per contrabbandare i migranti irregolari che circolano tra il Sudan e l’Egitto.

Sono numerosi i migranti che si dirigono in Egitto, in fuga da Sudan e Siria, Paesi caratterizzati da situazioni difficili. Secondo quando dichiarato in un’inchiesta del quotidiano arabo Asharq Al-Awsat, i migranti, che attraversano il deserto, passano per diverse sofferenze prima di raggiungere il confine egiziano, dove vengono abbandonati dai contrabbandieri. Qui, c’è chi decide di aspettare e chi, invece, muore a causa del sole ardente.

Il Sudan, situato a Sud dell’Egitto, rappresenta la destinazione preferita per i rifugiati siriani e altri migranti provenienti da Paesi africani più poveri. In Sudan non è richiesto un visto per accedervi, a differenza di altri Paesi che, invece, hanno imposto delle restrizioni contro l’ingresso dei siriani, tra cui l’Egitto. In tale Paese è possibile vivere senza particolari pressioni da parte delle forze di sicurezza ma l’instabilità politica ed economica spinge i migranti a fuggire anche da qui. Tuttavia, essi devono sostare a lungo in Sudan prima di proseguire verso Nord e, data la mancata concessione di permessi da parte delle autorità locali, spesso si affidano a contrabbandieri illegali di esseri umani per avanzare nel loro cammino.

Un uomo di origine siriana, Mohammed Abdul Rahman Mohammed, ha provato più volte ad entrare in Egitto. Al momento, si trova in Sudan, in attesa di ottenere la cittadinanza sudanese. Chi la possiede può oltrepassare il confine verso Il Cairo. Sono circa 2 milioni i sudanesi che ogni anno si dirigono verso il loro vicino settentrionale.

In tale contesto, Mohammed ha rivelato che i trafficanti in Sudan guadagnano tra i 300 e i 500 dollari per ciascun migrante. Questi malcapitati vengono spesso costretti a camminare a piedi per lunghi chilometri, con temperature elevate. Nel caso dei viaggi in auto, quando si cade fuori dal veicolo, si viene lasciati nel bel mezzo del deserto. Inoltre, una volta arrivati in Egitto, se scoperti e catturati, si potrebbero avere problemi con la giustizia, sebbene talvolta le autorità egiziane soprassiedano su alcuni casi.

Un’altra migrante, Ghada, rifugiata siriana, nel tentativo di raggiungere l’Egitto, ha dichiarato di aver pagato 250 dollari a contrabbandieri, che l’hanno messa su un’auto con altri 14 migranti. Ghada ha evidenziato che nel suo viaggio dal Sudan, di circa 30 ore, sono stati sottoposti a condizioni fisiche e psicologiche terribili. Una volta arrivati al confine, i migranti sono passati nelle mani di trafficanti egiziani, fino a raggiungere la città di Awsat. Qui, però, alcuni sono stati presi dalle guardie di frontiera.

Secondo l’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR), nel 2019 l’Egitto ha avuto a che fare con circa 280.000 migranti. Si è trattato, per la maggior parte, di rifugiati e richiedenti asilo provenienti da Eritrea, Sud Sudan, Sudan e Yemen. Altri migranti provengono anche da Etiopia, Chad, Somalia, Palestina e Siria, facendo dell’Egitto un punto di passaggio verso l’Europa. Tuttavia, a detta dell’agenzia Onu, l’Egitto fornisce loro la giusta assistenza, anche sanitaria, sia primaria sia secondaria, ponendoli sullo stesso livello dei cittadini egiziani.

Come riferito dall’ultimo rapporto dell’organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), nel 2018 il numero di immigrati in Egitto è aumentato da 295.000, nel periodo 2010-2015, a 491.000. Il presidente egiziano, Abdel Fattah Al-Sisi, ha poi affermato che il proprio Paese ospita circa 5 milioni di rifugiati.

Il Sudan, dal canto suo, ha messo in atto misure che limitano la circolazione di migranti e richiedenti asilo africani. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, nel 2017, il Sudan ha ospitato circa 800.000 richiedenti asilo e rifugiati, raggruppati per la maggior parte nei campi di Khor Roul e Shjrab.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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