Corea del Nord avverte: missili americani alla larga dalla Corea del Sud

Pubblicato il 14 agosto 2019 alle 13:09 in Corea del Nord Corea del Sud USA e Canada

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Qualsiasi tentativo degli Stati Uniti di collocare missili a medio raggio sul territorio della Corea del Sud potrebbe scatenare una corsa agli armamenti nella regione e una possibile “nuova Guerra Fredda”, hanno avvertito, mercoledì 14 agosto, alcuni media statali nordcoreani.

Il Segretario statunitense alla Difesa, Mark Esper, aveva affermato a inizio mese che sarebbe stato a favore di un eventuale collocamento, nel continente asiatico, di missili a raggio intermedio, lanciati da terra. La dichiarazione era giunta solo un giorno dopo il ritiro americano dal trattato sulla liquidazione dei missili a medio e corto raggio (INF), firmato con la Russia. Washington, che aveva annunciato l’uscita unilaterale dal trattato da inizio anno, giustificando la decisione con presunte continue violazioni da parte di Mosca, ne ha provocato la sospensione ufficiale il 2 agosto. L’accordo era stato firmato da Ronald Reagan e Michail Gorbacev nel 1987 e prevedeva la distruzione, da parte di entrambi i firmatari, degli arsenali di missili balistici e missili da crociera basati a terra a medio (1000-5500 km) e corto (dai 500 ai 1000 km) raggio, e di non produrne, testarne e svilupparne altri in futuro. Anche la Russia, da parte sua, ha sempre espresso dubbi sul pieno rispetto del trattato da parte degli Stati Uniti.

Secondo alcuni media nordcoreani, citati dall’agenzia di stampa Reuters, l’amministrazione americana, ormai sciolta dal vincolo con la Russia, starebbe considerando di portare avanti un programma missilistico nella regione asiatica, coinvolgendo la Corea del Sud. “Gli Stati Uniti hanno reso noto che stanno valutando un piano finalizzato a dispiegare in Asia missili terra-terra, a medio raggio, e hanno individuato un possibile sito di collocamento nella Corea del Sud“, ha affermato l’agenzia di stampa statale nordcoreana KCNA. “È un atto sconsiderato che aumenta la tensione nella regione, un atto che potrebbe scatenare una nuova Guerra Fredda e una corsa agli armamenti nell’Estremo Oriente contro la nuova arma offensiva dispiegata nella Corea del Sud”, ha poi commentato.

Diversi alti ufficiali americani, tuttavia, hanno chiarito che qualsiasi dispiegamento di strumenti militari di questo tipo è ancora lontano. Il Ministero della Difesa sudcoreano ha affermato, da parte sua, che non c’è stata nessuna discussione sul posizionamento di missili americani a medio raggio nel Paese e ha altresì specificato che non è stata nemmeno considerata l’idea.

La KCNA ha anche criticato le recenti mosse intraprese dagli Stati Uniti per migliorare i siti militari nella Corea del Sud, dove sono presenti i cosiddetti sistemi di Difesa aerea terminale ad alta quota americani (THAAD), programmati per intercettare missili balistici. “È un dato di fatto che il collocamento dei sistemi THAAD è volto a realizzare la strategia americana di contenimento dei grandi poteri e mantenimento della supremazia nel Nord-Est asiatico. Il suo fine non è certo quello di proteggere la Corea del Sud dalla minaccia di qualcuno”, ha aggiunto la KCNA.

Secondo il trattato di sicurezza USA-Corea del Sud, in caso di guerra con il Nord, un generale americano sarebbe autorizzato a prendere il comando delle forze congiunte. Questo rimane ancora valido, nonostante Seoul abbia cercato a lungo di imporre un proprio maggiore controllo. Secondo quanto dichiarato dal leader nordcoreano, Kim Jong Un, la Corea del Nord non può fare altro che “sviluppare armi super potenti per allontanare le minacce dirette e potenziali che provengono dal Sud”. Nonostante Pyongyang abbia effettuato 3 test missilistici in 8 giorni, la risposta del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è stata particolarmente pacata. “Non ho alcun problema, vedremo cosa succede, ma i missili a corto raggio (standard) sono molto basici”, ha dichiarato Trump ai giornalisti alla Casa Bianca. Un funzionario americano, che si è espresso a condizione di restare anonimo, ha affermato che i lanci non rappresentano una minaccia per il Nord America. 

Il 12 giugno 2018 si era tenuto lo storico summit tra il leader nordcoreano e il presidente degli Stati Uniti, concluso con una promessa reciproca di collaborazione al fine di smantellare il programma nucleare della potenza asiatica, sospendere il regime sanzionatorio e cominciare un processo di pace nella regione. Tuttavia, i progressi da allora sono stati irregolari e la Corea del Nord è ancora colpita dalle sanzioni. Da parte sua, Pyongyang afferma di aver sospeso i test nucleari e il lancio di missili balistici a lungo raggio e ha conseguentemente cominciato ad esercitare pressioni per la cancellazione delle sanzioni USA che affliggono il Paese. Tuttavia, la controparte americana sostiene che la Corea del Nord non abbia fatto passi in avanti significativi, per quanto riguarda lo smantellamento del proprio programma di armamento nucleare.

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Chiara Gentili

di Redazione

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