Argentina: calo del peso e crollo della Borsa dopo la sconfitta di Macri

Pubblicato il 14 agosto 2019 alle 16:59 in America Latina Argentina

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La moneta argentina, il peso, sta registrando da due giorni brusche cadute e le azioni e obbligazioni sul mercato di Buenos Aires sono crollate a livelli mai visti in 18 anni, dopo l’annuncio della vittoria di Alberto Fernandez alle primarie presidenziali dell’11 agosto. Le votazioni hanno inferto un duro colpo alle possibilità di rielezione dell’attuale presidente Mauricio Macri e hanno reso verosimile, dopo anni di approccio pro-mercato e pro-imprese, un ritorno a politiche economiche di tipo interventistico.

La moneta argentina è inizialmente crollata del 30,3% raggiungendo il record minimo di 65 pesos per dollaro, lunedì 12 agosto. Più tardi, tuttavia, ha leggermente recuperato, arrivando a 55 pesos per dollaro americano. Martedì 13 agosto, però, un nuovo calo è stato registrato dal mercato e la borsa ha chiuso con un altro ribasso. Il peso è sceso del 4,29% rispetto a lunedì e ha toccato il valore di 59 ad uno con il dollaro statunitense. La Banca centrale, dal 12 agosto, ha venduto 255 milioni di dollari delle sue riserve per aiutare la moneta a stabilizzarsi.

Il peso più debole si è rapidamente tradotto in prezzi più alti sugli scaffali dei negozi argentini. Alcuni venditori di elettrodomestici nella capitale, Buenos Aires, indecisi su come valutare i loro prodotti in base al tasso di cambio fluttuante, hanno smesso di stampare i cartellini dei prezzi.

“Il mercato pensa che Fernandez probabilmente imporrà controlli sui capitali e rinegozierà l’accordo con il Fondo Monetario Internazionale. In poche parole, il mercato crede che Fernandez sia il ritorno del populismo”, ha affermato l’economista Claudio Irigoyen della Bank of America Merrill Lynch (BAML).

Alberto Fernandez, che nella sua campagna elettorale si è fatto accompagnare dall’ex presidente Cristina Fernandez de Kirchner, in qualità di aspirante vicepresidente, ha ottenuto 10,6 milioni di voti (48,86%), battendo di gran lunga la coalizione di Macri, “Insieme per il cambiamento” che, dal canto suo, ha totalizzato 7,2 milioni di voti (il 33,27%). Lo scarto del 15% tra i due candidati, ben al di sopra di quanto avessero ipotizzato tutti i sondaggi, rende altamente improbabile una rimonta di Macri alla presidenziali del prossimo 27 ottobre. Per vincere la presidenza, un candidato ha bisogno di almeno il 45% dei voti o del 40% e una differenza di 10 punti percentuali rispetto al secondo classificato. Se non ci sarà un vincitore chiaro, gli elettori torneranno alle urne per un run-off il 24 novembre prossimo. Visto il margine che c’è tra Macri e Fernandez, gli analisti sostengono che la sfida alla presidenza si giocherà sulla scelta tra le misure di austerità del primo o di interventismo economico del secondo. Il peronista Fernandez ha promesso accesso gratuito ai medicinali per i pensionati e migliori salari per i lavoratori, accusando Macri dei risultati sull’aumento della povertà e della disoccupazione. La rielezione di quest’ultimo significherebbe, invece, riforme a favore del libero mercato e tagli dolorosi alla spesa pubblica, come stabilito nell’accordo negoziato con il Fondo Monetario Internazionale lo scorso anno. Questo scenario, con un’inflazione al 55% e nel mezzo di una grave recessione, sembra tuttavia sempre più improbabile per il futuro dell’Argentina. Macri ha ricevuto dall’FMI un prestito di 57 miliardi di dollari in cambio di austere misure fiscali. Fernandez, però, ha annunciato che proverà a rinegoziare l’accordo. “L’attuale programma economico non è il nostro programma. Impegna il nostro Paese ben oltre le proprie possibilità”, aveva dichiarato il vincitore delle primarie dopo un incontro con i funzionari del Fondo Monetario a giugno.

Lunedì 12 agosto, in un’intervista, Fernandez ha dichiarato che sarà disposto a collaborare con l’attuale governo per risolvere le oscillazioni del peso, delle azioni e delle obbligazioni. “Il dialogo è aperto, ma non voglio mentire agli argentini. Cosa posso fare? Sono solo un candidato. La mia penna non firma i decreti “, ha detto Fernandez all’emittente argentina Net TV. “Il dialogo è aperto, ma non voglio mentire agli argentini. Cosa posso fare? Sono solo un candidato. La mia penna non firma i decreti “, ha detto Fernandez in un’intervista al canale televisivo argentino Net TV trasmessa lunedì. Dal canto suo, anche Macri ha negato ogni responsabilità nell’attuale situazione di volatilità finanziaria, affermando in conferenza stampa che l’opposizione dovrebbe “rivedere le proprie politiche sulla scia delle reazioni del mercato”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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