Yemen: gli Houthi aprono un nuovo fronte

Pubblicato il 13 agosto 2019 alle 12:05 in Medio Oriente Yemen

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Il gruppo di ribelli sciiti Houthi, nelle prime ore del 13 agosto, ha aperto un nuovo fronte di battaglia, in direzione di Yafa, un’area appartenente al governatorato di Lahji e situata nel Sud dello Yemen.

Il punto di partenza è stato il governatorato di Al-Bayda’, situato nell’area centrale del Paese. Si tratta del primo spostamento di tale portata dall’inizio delle rivolte contro il governo centrale yemenita, nel 2014. Secondo fonti locali, le milizie Houthi hanno dapprima lanciato un attacco su vasta scala verso l’area di Yafa. Successivamente, altre offensive da parte Houthi hanno interessato Jabal Saber e Rishan, aree situate nel Nord-Est di Yafa.

Ciò si è verificato mentre nei dintorni sono in corso feroci battaglie che vedono protagoniste le forze di resistenza meridionale e della cintura di sicurezza. Queste ultime sono state invitate ad inviare rinforzi per fronteggiare i ribelli sciiti.

La giornata del 12 agosto ha visto i ribelli sciiti al centro di attentati anche in altre aree dello Yemen, nel quadro di una continua escalation militare. In particolare, bombardamenti e attacchi con artiglieria pesante hanno interessato le aree nei pressi di Hodeidah, nello Yemen occidentale, dove sono state prese di mira le postazioni militari delle forze congiunte e le abitazioni dei civili, soprattutto nelle aree residenziali di Al-Tahita, nel Sud di Hodeidah.

Il quadro di tensione in Yemen, attualmente, comprende due livelli di guerra civile. Da un lato, il Paese continua ad assistere al perdurante conflitto, scoppiato il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli sciiti Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono in tale conflitto sono gli Houthi, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. In tale quadro, l’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

Dall’altro lato, nell’ultima settimana, si sono aggiunte ulteriori tensioni, che rischiano di sfociare in un conflitto interno aggiuntivo. In particolare, Aden, capitale provvisoria dello Yemen, situata nel Sud del Paese, sta assistendo, da mercoledì 7 agosto, a scontri tra le guardie presidenziali ed i separatisti del Sud. Le brigate per la sicurezza presidenziale si stanno scontrando con i gruppi armati delle forze separatiste locali, oltre a quelle della cintura di sicurezza, sostenute dagli UAE. Domenica 11 agosto, la coalizione araba è intervenuta militarmente ad Aden a sostegno del governo yemenita, dopo che i separatisti meridionali hanno occupato la città portuale.

I separatisti e le forze del governo riconosciuto a livello internazionale si sono sempre detti uniti di fronte ai gruppi di ribelli sciiti Houthi. Tuttavia, le forze secessioniste ed il governo di Hadi non concordano su alcuni aspetti e politiche riguardanti il futuro del Paese. Il motivo scatenante dei recenti scontri è stata l’accusa, da parte delle forze secessioniste, secondo cui un partito islamista, alleato al presidente, è stato complice dell’attacco missilistico del 2 agosto scorso. Si è trattato di uno dei 3 attacchi, tutti separati, che hanno colpito le forze separatiste meridionali.

Per quanto riguarda il macro-conflitto, non è la prima volta che gli Houthi prendono di mira le aree circostanti ad Hodeidah. L’ultimo tentativo risale al 21 luglio scorso. Si tratta di una città portuale che si affaccia sul Mar Rosso, attualmente sotto il controllo dei ribelli sciiti, e che rappresenta un ingresso di vitale importanza per le importazioni di merci e aiuti umanitari, nonché un’ancora di salvezza per milioni di residenti yemeniti fuggiti da altre aree del Paese. Il 14 luglio scorso, i rappresentanti del governo yemenita e quelli del movimento Houthi si sono incontrati per la prima volta in 5 mesi, per discutere il ritiro delle forze ribelli da tale porto.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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