Yemen: continuano gli attacchi Houthi

Pubblicato il 13 agosto 2019 alle 19:15 in Arabia Saudita Yemen

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Il gruppo di ribelli sciiti Houthi ha dichiarato, martedì 13 agosto, di aver lanciato diversi droni contro l’aeroporto di Abha, situato nel Sud dell’Arabia Saudita.

Secondo quanto dichiarato dal proprio canale Houthi, Al- Masirah, l’attacco è stato condotto per mezzo di droni di tipo K 2, una tipologia recentemente sviluppata dal gruppo stesso. L’aeroporto di Abha costituisce uno degli obiettivi maggiormente colpiti dai ribelli sciiti nelle ultime settimane. Il 9 agosto scorso, il portavoce della coalizione a guida saudita, il colonnello Turki Al-Maliki, aveva dichiarato che le proprie forze erano riuscite ad intercettare e abbattere un drone lanciato dalle milizie Houthi, proveniente dalla capitale yemenita Sana’a e diretto verso tale luogo.

Nella stessa giornata del 13 agosto, la coalizione a guida saudita ha rivelato che il gruppo di ribelli è stato altresì artefice del lancio di droni provenienti da Sana’a e diretti verso il governatorato di ‘Amran, in Yemen, colpendo oggetti e soggetti civili. In seguito a tale accaduto, il colonnello Turki Al-Maliki, ha evidenziato che i ribelli Houthi continuano a condurre operazioni terroristiche che violano il diritto internazionale umanitario. Pertanto, a detta del portavoce, la coalizione continuerà ad adottare misure volte sia a salvaguardare i civili sia la sicurezza regionale ed internazionale.

I droni del 13 agosto fanno seguito ad un attacco simile, dell’11 agosto scorso, condotto contro la base aerea di Re Khalid, situata nella città di Khamis Mushait, nella regione di Asir, posta nel Sud-Ovest dell’Arabia Saudita. Dal canto suo, nella stessa giornata, la coalizione a guida saudita, coadiuvata dagli Stati Uniti, ha ucciso 9 persone nel governatorato di Hajjah, nello Yemen settentrionale.

Più volte i ribelli Houthi hanno minacciato di espandere le proprie operazioni all’interno dell’Arabia Saudita, in risposta a ciò che viene definito con i termini aggressione e assedio. Dall’altro lato, Riad ha promesso una risposta risoluta contro qualsiasi attacco al regno.

Di fronte ad una crescente tensione iniziata da settimane, il 20 luglio scorso, la coalizione ha avviato un’operazione militare volta a colpire postazioni dei ribelli sciiti Houthi nella capitale yemenita. A darne l’annuncio è stata l’emittente televisiva nazionale, la quale ha spiegato che i bersagli comprendono siti di difesa aerea e depositi di missili balistici.

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

Secondo un report dell’Armed Conflict Location and Events Dataset, di giugno 2019, dal 2015 ad oggi sono state 91.600 le vittime del conflitto, tra cui circa 11.700 civili, causate da più di 39.700 scontri armati. Finora, il 2018 è l’anno che ha registrato il maggior numero di vittime. La coalizione a guida saudita risulta essere la maggiore responsabile, con il 67% del totale delle vittime civili.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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