Venezuela: Maduro indice Commissione per discutere elezioni anticipate

Pubblicato il 13 agosto 2019 alle 10:53 in America Latina Venezuela

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L’Assemblea Costituente venezuelana, controllata dal Partito Socialista al potere e detentrice, di fatto, di ampi poteri legislativi, ha stabilito, lunedì 12 agosto, la creazione di una Commissione che valuti l’apertura anticipata delle elezioni parlamentari, al momento previste per dicembre 2020. Tal mossa rappresenterebbe, secondo l’opposizione, il tentativo del governo di appropriarsi della maggioranza al Congresso del Paese, attualmente presieduto dal rivale del presidente Nicolas Maduro, Juan Guaido.

Quest’ultimo aveva già asserito, domenica 11 luglio, che la presidenza sembrava pronta a lanciare una nuova offensiva e aveva avvertito, via Twitter: “Maduro intende sciogliere il Parlamento, convocare illegalmente le elezioni parlamentari e iniziare persecuzioni di massa contro i legislatori”. ”Se fanno quello che intendono fare domani, il risultato sarà una fase di intensificato conflitto”, aveva aggiunto.

Dall’altra parte, il capo dell’Assemblea Costituente, Diosdado Cabello, ha criticato i commenti di Maduro e ha affermato che non ci sarebbe bisogno di sciogliere il Congresso perché questo di fatto “già non funziona e si è eliminato da solo”. Cabello ha altresì ribadito che la nuova Commissione “valuterà, nel rispetto della legge, la Costituzione e la situazione politica del Paese, individuando il momento più opportuno per le prossime elezioni legislative”. In concomitanza alla riunione dell’Assemblea Costituente, lunedì 12 agosto, la Corte Suprema venezuelana ha accusato 3 parlamentari dell’opposizione di tradimento e cospirazione, in aggiunta gli altri 21 incriminati di reati simili fin dal 2018.

Nel 2015, in Venezuela, l’opposizione ha vinto la maggioranza dei 2/3 del Congresso, prendendone il controllo per la prima volta in 16 anni. Il governo di Maduro, tuttavia, ha rifiutato di riconoscerne la legittimità e ha ignorato tutte le sue decisioni, procedendo alla creazione di un’Assemblea Costituente tramite le elezione del 2017. Tale Assemblea, presieduta attualmente da Diosdado Cabello, è un organo che di fatto detiene tutti i poteri legislativi, senza controlli sul suo operato, e, ufficialmente, è stato incaricato di riscrivere la Costituzione.

La mossa del governo di anticipare le elezioni parlamentari inasprisce le già tesissime relazioni tra il governo venezuelano e gli alleati all’opposizione, dopo che il presidente ha annunciato il ritiro della sua delegazione dal processo di dialogo sponsorizzato dalla Norvegia, giovedì 8 agosto. I colloqui erano stati fissati per l’8 e il 9 agosto ma Maduro ha deciso all’ultimo momento di non inviare i suoi delegati, come risposta alle sanzioni annunciate dall’amministrazione Trump per congelare i beni del governo venezuelano negli Stati Uniti. I colloqui tra il governo di Maduro e l’opposizione erano iniziati a Oslo con la mediazione della Norvegia e a luglio era stato annunciato che sarebbero proseguiti alle Barbados, dove erano stati previsti incontri settimanali per trovare soluzioni pacifiche alla crisi politica ed economica. La posizione USA, invece, che nel corso di un vertice del Gruppo di Lima martedì 6 giugno in Perù, era stata confermata da John Bolton, è contraria a ogni negoziato. “Il momento di agire è arrivato, non è necessario rischiare interessi commerciali con un regime morente”, ha dichiarato Bolton. Tuttavia, la decisione statunitense di congelare i beni del governo di Caracas in territorio nordamericano e di sanzionare i Paesi terzi che commercino con il governo di Maduro è stata criticata sia dall’UE sia da Mosca, la quale  ha condannato le sanzioni e ribadito che continuerà a sostenere “l’unico presidente legittimo del Venezuela, Nicolás Maduro”.

La crisi nel Paese va avanti da gennaio, quando Juan Guaido è stato eletto presidente dell’Assemblea Nazionale, controllata dall’opposizione. Il 23 gennaio, l’opposizione venezuelana ha tentato un colpo di stato e Guaido si è autoproclamato presidente ad interim del Paese. Altri tentativi di golpe si sono susseguiti, ma senza successo. Questa azione è stata appoggiata da un totale di 54 Paesi, in primis dagli Stati Uniti. Maduro, che rimane saldamente presidente del Paese, è sostenuto invece da diversi paesi tra cui spiccano Russia, Cuba, Messico, Cina, Turchia, Bielorussia, Indonesia, Bolivia, Iran, Siria e Nicaragua.

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Chiara Gentili

di Redazione

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